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Lunedì
19 novembre
2012

 

Scuole materne, meglio statalizzarle

Piovesan: "Quanto si possono ancora spremere le famiglie?"
Dopo "adozioni" e risparmi su ogni voce del bilancio delle parrocchie, l'unica saggia decisione rimane il passaggio totale in mano pubblica
  
Correva l’anno 1973 quando chiudeva dopo 35 anni di attività l’Asilo Infantile Parrocchiale di Musestre.
Precisamente il 31 agosto 1973 le quattro suore della Divina Misericordia che vi operavano furono richiamate nella Casa Madre di Verona e negli stessi locali subentrò per l’anno scolastico seguente la Scuola Materna Comunale.

Per la sistemazione dei locali e per l’arredo si spesero lire 5.000.000 di cui tre coperti da contributo regionale.
Per la fornitura di libri di testo il comune spendeva 4.000.000 l’anno; i contributi per le scuole materne private furono nel triennio dal 1970 al 1973 il totale di 300.000 lire; il Sindaco allora era Diego Boscato, il comune era retto da un monocolore DC che si era adoperato tra l’altro nel contenere le spese e presentare bilanci in pareggio nonostante la “stretta creditizia”.

Sono passati quasi quaranta anni e ne è passata di acqua sotto i ponti. Quello che il passare degli anni non ci ha risparmiato sono i problemi finanziari: all’ora si chiamava “stretta creditizia” oggi si parla di “spread”.
Il comune oggi spende circa 11.000 euro per l’acquisto di libri di testo mentre i contributi per le scuole materne paritarie sono saliti alla cifra di 160.000,00 euro.

Al netto delle posizioni ideologiche è necessaria una riflessione in merito; quello infatti che non riuscì mai all’ideologia di sinistra, ovvero il blocco del sostegno statale alle scuole private, è riuscito in pochi anni ai seguaci del dio denaro.
E’ ormai evidente il progressivo disimpegno dello Stato e delle Regioni nel sostegno alle scuole private e di conseguenza anche alle scuole dell’infanzia paritarie.

Oggi un emendamento promosso dall’on. Rubinato ha dirottato 223 milioni alle scuole paritarie, tra l’altro sollevando un vespaio di proteste dal mondo della scuola pubblica ridotta come sappiamo; soldi che serviranno a tamponare qualche buco ma il futuro resta incerto.

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La diminuzione dei contributi che giungono da Stato e Regione è stato fino ad oggi bilanciato a Roncade dall’aumento dei contributi erogati dal Comune e dall’aumento delle rette oltre che da una serie innumerevoli di iniziative quali le “adozioni” dei bambini dell’asilo da parte dei parrocchiani con la richiesta di un contributo di 15 euro e ultima la rinuncia ai fuochi d’artificio alla sagra.

Ma è lecito chiedersi quanto tutto questo potrà durare. Ipotizzare un cambio di rotta nei finanziamenti regionali e statali non è francamente realistico, anzi. C’è chi sostiene il contrario ma generalmente si dice che complessivamente le scuole dell’infanzia paritarie hanno costi minori e lo Stato ci guadagnerebbe a contribuire in parte alle stesse anziché gestirli direttamente ma evidentemente non la pensano allo stesso modo al ministero o alle parole non fanno seguire raramente i fatti.
A che pro pertanto continuare tra mille sacrifici a mantenere in piedi questi istituti religiosi? Quanto ancora si può chiedere alle famiglie roncadesi e al bilancio comunale?

Provocatoriamente il parroco Don Valeriano in un consiglio comunale dello scorso anno chiese che il Comune rilevasse l’attività ma forse l’unica saggia strada è proprio quella di richiedere la statalizzazione delle due scuole dell’infanzia di Roncade e Biancade.

  

Simone Piovesan