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Mercoledì
11 luglio
2012

 

Lavoro, qualcosa da fare qui e ora

Piovesan: "Anche a livello comunale si può intervenire"
Corsi di specializzazione sostenuti da fondi europei ed incentivi ad aziende che assumono over 50. Almeno parliamone
  
Ho letto il comunicato del patron della Texa e ne sono rimasto molto impressionato.

La crisi che ci investe è in una fase molto profonda e anche localmente le conseguenze si sentono; vicende come quelle della Gatorade e della Ditec o la crisi ormai decennale del tessile hanno lasciato il segno anche nel nostro comune. Senza contare la crisi dell’edilizia che gonfiata a dismisura negli ultimi anni fatica a tornare alla realtà.
Fa rabbia pensare a quanti imprenditori, anche locali, abbiano abbandonato o trascurato il loro core business per tuffarsi nel più redditizio mercato immobiliare con istituti di credito che hanno inizialmente alimentato la bolla (o truffa?) salvo poi presentarne il conto molto salato quando il mercato inevitabilmente si è sgonfiato. Col senno di poi se i soldi spesi in appartamenti e capannoni oggi vuoti o in filiali di istituti di credito fossero stati investiti in ammodernamento impianti e ricerca sul prodotto sarebbe stato decisamente meglio.

Ho imparato però che quando una crisi sembra nel suo momento più buio già sono presenti i segni della ripresa come sotto la cenere di un incendio c’è già il germoglio della nuova pianta.
Inguaribile ottimista cerco i segnali di una ripartenza e il comunicato di Vianello, per quanto sportivamente sia un peccato, è per me un sintomo. Nel suo comunicato parla di lavoro e di etica che gli hanno insegnato i genitori. Ed è proprio da etica e lavoro che bisogna ripartire.

Anche a livello nazionale, rimanendo sempre nel campo sportivo, il fatto che negli stadi europei i tifosi italiani fossero un numero sempre decisamente minore degli avversari io lo interpreto positivamente: gli italiani sono tornati a risparmiare.
Lavoro e risparmio, etica del lavoro e della gestione del risparmio è da dove siamo partiti prima del miracolo del nord-est e dove dobbiamo a mio avviso ritornare.

In questa ottica, oltre a quello che possono fare imprenditori seri come Vianello e quello che possiamo fare tutti noi lavoratori quotidianamente, mi interrogo su cosa può fare una comunità per favorire il lavoro.

Innanzitutto visto le risorse minime si deve intervenire nei settori giusti. Non hanno gran senso grossi piani di urbanizzazione o i già sperimentati piani casa; se ci sarà un nuovo periodo florido per l’edilizia esso sarà legato alla conversione energetica degli edifici già esistenti (pannelli solari, geotermica, ecc.).
  
Un primo passo il comune lo ha fatto con gli incentivi per le nuove costruzioni ma andrebbe verificato se si possono mettere in piedi altre iniziative.

Mi viene da pensare a corsi di specializzazione per lavoratori roncadesi over 50 espulsi da settori in crisi per riconvertirli in operai specializzati in montaggio e manutenzione di impianti di produzione di energia rinnovabile per fare un esempio.

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Per i giovani abbiamo nel nostro territorio la fortuna di avere due aziende, come descritto più volte in questo sito, che offrono buona occupazione in settori ad alta produttività del lavoro come la H-Farm e la Texa.

Credo che in coordinamento con queste realtà il Comune può organizzare per i giovani roncadesi corsi di specializzazione ad hoc attingendo magari a fondi della Comunità Europea visto che sembra che non si riescano mai ad utilizzare. Si potrebbero così potenzialmente inserire in quelle realtà giovani già specificatamente formati.
Penso anche a incentivi per le aziende che assumono giovani od over 50 roncadesi andando ad investire quanto successivamente si introiterà attraverso addizionali comunali, ecc.

Sono tutte idee forse vecchie, sbagliate o irrealizzabili ma hanno solo la presunzione di aprire un dibattito su questo sito sul futuro del lavoro nel nostro territorio.

  

Simone Piovesan