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Martedì
20 novembre
2012

 

Le vacche di Iperione

Pezzato: "Sulla scuola si gioca una partita importantissima"
Se iniziamo a mercificare il ruolo degli insegnanti allora davvero non abbiamo più speranza
  
Ho seguito gli sviluppi della discussione partita dalla lettera della prof. Grosso, e devo dire di trovarmi assolutamente d’accordo con quanto espresso da Maria Giovanna Geromel.

L’enunciazione politica –chiamiamola così- che più mi ha entusiasmato nel corso della mia vita è stata “Education, education, education”, i famosi tre punti prioritari baliriani per l’azione di governo (sulla cui realizzazione si dovrebbe certo aprire un altro discorso). Tutto il resto viene di dopo, o di conseguenza.

E non parliamo di come conoscere a menadito le vicende dell’impero romano, parliamo di come riaccendere la scintilla per l’interesse alle vicende dell’impero romano. Una cosa ben diversa, totalmente diversa.
Che serpeggino scontento e demoralizzazione (nel senso di demotivazione) nella scuola è un cattivo segnale non solo per studenti ed insegnanti, ma per tutti noi come collettività. Farsi abbagliare dalle lavagne interattive sarebbe un errore fatale.

Il problema scuola è davvero enorme, bisognerebbe affrontare anche il rinnovo generazionale degli insegnanti, accompagnare alla pensione quelli che ormai si sono rassegnati ad una scuola così com’è e non potrebbero cambiare, quelli che ci stanno parcheggiati senza nulla da trasmettere agli alunni, bisognerebbe affrontare la questioni dei libri di testo, delle materie da trattare con più attenzione, delle ore di religione cattolica e di mille altri argomenti.

Quello che rimane sul tavolo è che della scuola non si può fare assolutamente a meno, così come della sanità pubblica. Sono i presidi di civiltà di un paese, smantellarli significherebbe arretrare di secoli.

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Ne viene che gli insegnanti non sono affatto lavoratori come gli altri, fanno gli insegnanti. Se iniziamo a mercificare il loro ruolo e la loro professione in termini di fatica o ore lavorativa, allora davvero non abbiamo più speranza. Immagino che chiunque dovesse scegliere tra la riasfaltatura di tutte le strade del comune e gli insegnanti per la scuola frequentata dai propri figli non avrebbe esitazioni. E tra il chiunque metterei anche quegli operai che dai mancati lavori stradali potrebbero avere un danno diretto, come la perdita del lavoro.

È troppo banale dire che un paese come l’Italia più di tutti ha da guadagnare dalla cultura in senso lato, però fa bene ripeterselo. Per non finire domani come i compagni di Ulisse nella vicenda delle vacche di Iperione.

  

Lorenzo Pezzato