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Giovedì
24 maggio
2012

 

Abusi edilizi e furbizie italiote

Pezzato: "Casa costruita in zona protetta ma intoccabile"
Scrivo a nome mio e dei vicini del compaesano "più uguale degli altri". Retrocessi alla serie B dei diritti
  
Di questi tempi siamo a chiederci cosa si sarebbe potuto fare per evitare di finire “gambe all’aria”, economicamente, culturalmente e socialmente.
La risposta è in effetti piuttosto semplice e banale, chiunque di noi sa perfettamente come funzionano le cose, come funzionano le amicizie che fanno saltare le code, come funzionano gli sconti se non si chiede la fattura, come si bruciano rifiuti dietro i capannoni o dentro i giardini per evitare i costi del corretto smaltimento, come la meritocrazia sia considerata peggiore dell’aviaria e così via.

Mettere sempre l’interesse personale –quando non corporativo- davanti a tutto è la chiave di volta dell’architettura che adesso sentiamo scricchiolare paurosamente. Tutti ce ne lamentiamo, ma finisce lì.
Perciò succede ancora di imbattersi in veri e propri obbrobri civili e morali, e spesso a pochi passi da casa.

Succede ancora che alcuni si ritengano “uguali più uguali degli altri”, succede ancora che il tuo vicino costruisce una casa con tanto di abusi edilizi (anche in zone protette da vincoli paesaggistici e ambientali), la abita da anni senza aver ottenuto il certificato di agibilità (ma pare sia legittimo), non dia la comunicazione di fine lavori per non dover abbattere lo stabile da cui ha preso i metri cubi per la nuova costruzione, stabile in cui vive la nonna che ignara ha oltretutto generosamente regalato il terreno.
Il danno non è costituito tanto dal fatto che il vicino si permetta tutto ciò, quanto dal fatto che il messaggio per gli altri cittadini è chiaro e univoco: le regole di convivenza non contano e possono essere ignorate, sempre grazie alla sponda offerta dalle possibilità dilatorie come un ricorso al Tar o ad altri organismi.

Spero sia evidente che queste mie poche righe scaturiscono dall’ennesima situazione di questo tipo in cui mi sono imbattuto, lo dico chiaramente e lo firmo in calce anche a nome di tutti gli altri vicini di quel vicino di cui sopra, che come me si vedono retrocessi a una specie di serie B dei diritti.
Il trionfo della furbizia italiota di bassa lega è davvero uno spettacolo demoralizzante, ancora di più oggi quando è chiarissimo si debba sconfiggere per primo questo cancro se si vuole tornare ad essere una democrazia avanzata e un paese civile dove la Giustizia non è un parametro variabile. Perché, diciamocelo, negli ultimi vent’anni l’esempio non è stato dei migliori tra leggi cucite su persone e rispetto “allegro” delle regole democratiche, ma non ci si può sempre (o per sempre) trincerare dietro il fatto che il pesce puzza dalla testa. Magari sarà anche vero che a puzzare per prima è la testa ma poi finisce che presto o tardi puzzerà anche la coda, e penso siamo ormai arrivati all’ultimo lembo della pinna caudale e che di lì si debba ripartire.
Ognuno si assuma le proprie responsabilità personali, e la storiella del vicino che vi ho raccontato vuole essere un piccolissimo sprone a non lasciare che tutto passi sotto silenzio.

Sono sempre stato favorevole all’idea di pubblicare nelle prime pagine dei quotidiani le foto, i nomi e i cognomi di quei signori che –ad esempio- si autocertificavano indigenti per non pagare il ticket sanitario salvo poi risultare percettori di redditi a sei cifre. Con questo voglio dire che allontano da me qualunque sospetto di delazione, tanto per essere chiari, ma non volendo ricorrere al vizio (italiota pure lui) di passare tutto al mio legale ho preferito la strada che mi pare più civile e contemporanea, quella della condivisione.
 

Lorenzo Pezzato