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Mercoledì
4 luglio
2012

 

Ma una gara di pesca è diseducativa

Anche se i pesci non urlano la pratica è crudele
Inserire un simile appuntamento fra i "Giochi in piazza" mi rende perplesso, si tratta sempre di dare la morte ad un animale
  
La riproposizione di gare di pesca per bambini, fra le attività estive previste da questa amministrazione pubblica, mi lascia perplesso.
La questione è semplice, anche se sono consapevole che una discussione su questo punto potrebbe andare avanti all'infinito: anche se i pesci non urlano, la pesca è un'attività crudele.
Consiste nell'uccidere un essere vivente.
Potremmo parlare per ore del nostro ambiguo comportamento verso gli animali.
I vegetariani che posseggono cani o gatti li nutrono con alimenti a base di carne.
C'è un'economia della ristorazione secolare che si basa sul pesce, ci sono località di mare in Italia e nel mondo che vivono sulla pesca.
Ci sono però anche casi che sembrano sciocchi e invece sono belli da raccontare, come quello dei turisti tedeschi che, due giorni fa, in Sardegna, hanno acquistato da un banco di un ristorante 500 euro di aragoste ancora vive per la sola soddisfazione di poterle liberare e salvare dall'atroce quanto sadica bollitura da vive.

Le contraddizioni sono moltissime: c'è un movimento colossale che ha protestato per l'abbattimento dei cani randagi in Ucraina in occasione dei campionati europei di calcio ma risulta che il consumo di agnello per Pasqua non sia diminuito. Cani ed agnelli sono animali di diversa categoria, si vede.
In Cina il cane si mangia regolarmente ma nessun esportatore italiano ha rinunciato per questo ai suoi business con Pechino.
Il festival delle ipocrisie è interminabile.

Però dei segnali, sintomi di una positiva quanto lenta evoluzione culturale, innegabilmente ci sono e non dovremmo sprecarli.
Trent'anni fa i supermercati non ospitavano interi scaffali dedicati alla nutrizione degli animali domestici, le cliniche veterinarie erano pochissime e difficilmente trovavi chi vaccinasse regolarmente gli animali di casa. Oggi non c'è quasi un gatto che non sia sterilizzato o che abbia le pulci.
Nel 2012 le donne italiane che si vergognerebbero nell'indossare una pelliccia sono sempre di più, i cacciatori “sportivi” sono sempre di meno, gli spari ed il sangue sono diventati cosa violenta e censurabile.

Forse la pesca non è considerata violenta perché non ci sono spari e sangue.

Rimane tuttavia il fatto che la pesca ha per oggetto la tortura di un'esca viva e lo strappo dal suo ambiente naturale, attraverso un gancio, di un animale che poi si lascerà lentamente morire.
E' una forma di violenza.
Personalmente affermo che è una cosa da non insegnare a persone in formazione.
Prevengo la domanda: in vita mia, soprattutto per questo, non ho mai mangiato un solo pesce (arrossendo confesso il sugo al tonno nella pasta).


Gianni Favero