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Martedì
4 settembre
2012

 

Da tordi è continuare così

Più ambulanti che espositori. Non è una novità ma si insiste
La Fiera dei Osei va ripensata prima che diventi patetica. Altrimenti non è un delitto farne a meno
  
No, da tordi è continuare a proporla in questo modo, la Fiera dei Osei.

Con il dovuto rispetto per chi ancora ci crede - e anche per i tordi come specie - nessuna tradizione è eterna, specie quelle relativamente recenti come questa, avviata nel 1967.
Le manifestazioni ornitologiche, o dedicate ad animali da allevamento in genere, sono frutto della cultura di un' Italia contadina che non c'è più. Il vezzo di tenere in casa qualche canarino o cocorita è ormai raro e appartiene ad appassionati i quali, come tutti gli hobbysti di gusti ricercati, frequentano eventi di altissimo livello.
Quindi, o la Fiera roncadese si allinea alle piazze “Top” (come Varago o Sacile) oppure assecondare una inutile agonia diventa patetico, oltre che dannoso per la buona immagine guadagnata nei decenni migliori.

Roncade ha un corso centrale lungo, per proporre un appuntamento popolare che non sfiguri occorre riempirlo di bancarelle.

I rinforzi esterni di natura diversa dal cuore dell'evento, cioè i commercianti di abbigliamento, lavorati in cuoio, scolapasta in plastica, caminetti e trattorini, sono un rimedio ottico che non funziona più nel momento in cui sono preponderanti e li ritrovi anche alle fiere dell'artigianato, degli artisti del radicchio eccetera.

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Nella memoria, la somma sui dodici mesi è un pastone indefinito all'odore di salsiccia alla brace, si fatica a distinguere un evento dall'altro. Se la gente viene o non viene dipende solo dal clima, non ci si schermi dietro l'affluenza.
Sono rivoli di energia organizzativa al piccolo trotto, fatti di microfinanziamenti pubblici, fastidiosi prelievi da cinquanta euro al colpo agli sponsor privati (che non dicono di no solo per amicizia, mica per la qualità della proposta) e che alla fine - al netto delle scarse eccezioni - servono solo per protrarre l'esistenza di associazioni stracche, incrostate di gelosie fra i loro stessi componenti, refrattarie alla sola ipotesi di rifarsi almeno il trucco o di distillare un po' di fantasia fresca dalle loro meningi.

Per la Fiera dei Osei c'è un'immagine metafora che vale per tutte. Quella di addetti della Pro Loco che, in coppia, sabato pomeriggio, legavano due – di numero – bambù spelacchiati per ogni lampione di via Roma.
A che serve? Se devi simulare un alberello o fare ombra usane almeno cinque o sei, e magari di più rigogliosi.
Sennò lascia stare che è solo una triste replica a manovella di ciò che si faceva, molto più gioiosamente, quarant'anni fa.

  

Roncade.it