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Mercoledì
19 settembre
2012

 

Neurophone

Incontrando al bar un tecnico telefonico sconvolto
Non è solo il wi-fi. Quando si tratta di antenne Roncade è la terra da cui non si ritorna sani
  
"Non piglia, non piglia”.
Il giovanotto borbotta fra sé, sconsolato, posato con i gomiti appoggiati al bancone metallico del bar, un bicchiere di cognac mezzo vuoto davanti a sé. Posata a terra c'è una valigetta con il logo della Neurophone, operatore telefonico.
“Non piglia, non piglia”, ripete, vaneggiando.

Cosa, non piglia, giovanotto?
“Il cellulare. A lei magari non pare, dato il telefono da venti euro che ha in mano. Ma a quelli dell'I-phone e dell'I-pad questa cosa non va giù. Qui da Roncade di proteste ne arrivano ogni giorno. Rete lenta, segnale intermittente, specie ai piani bassi. E poi bisogna portare al più presto anche la rete '4G, mica vorrete restare indietro?'”

Certo che no. Ma perché se la prende tanto?
“Me la prendo con me, dovevo immaginarlo il giorno in cui il capo ha convocato la riunione e ha chiesto: chi è che va a Roncade per quella benedetta antenna? Io sono l'ultimo arrivato all'ufficio impianti di Treviso della Neurophone, i miei colleghi attorno al tavolo hanno cominciato chi a guardare il soffitto, chi a scarabocchiare. Roncade è capitata a me, poi ho capito che è la regola”

Quale regola?
“La regola della matricola. Per farsi le ossa e capire se sei adatto a questo lavoro devi fare la prova di coraggio. Devi affrontare l'ufficio tecnico di Roncade. Tre anni che non ne veniamo fuori con questa antenna”

E com'è andata?
“Giudichi lei, mi guardi in volto. Occhiaie, acne, alopecia. La mia fidanzata ieri mi ha incrociato sul pianerottolo e non mi ha riconosciuto”

Mamma mia! E' possibile?
“Sadici. Scientificamente, intendo. Tu fai calcoli per tre giorni sul punto del 'loro' piano antenne che loro stessi ti hanno indicato, disegni tutte le simulazioni del caso e poi gliele mostri e...

E?
“E non va bene, perché intanto il punto è diventato non più idoneo. Neanche si capisce perché!”

Su, su, giovanotto. Cosa vuole che sia un'antenna, non ne faccia una malattia. Mi racconti
“Quello che le posso raccontare è il collage delle esperienze di chi mi ha preceduto nei tre anni precedenti. All'inizio il posto ideale per il nostro maestoso traliccio era il centro della rotonda a fagiolo. Avremmo messo su un bel palo da 26 metri che fa anche da illuminazione. Ma niente. Per portare cavi occorreva scavare l'asfalto e chiudere quell'incrocio per due ore pare sia peggio di una pestilenza”

E poi?
“Poi avevamo proposto il giardino di fronte al castello. Ma, si può capire, il guasto al paesaggio sarebbe stato chiaro, non abbiamo insistito”

Quindi?
“Quindi ci siamo spostati un po' più in su, ma sempre vicino al centro. Poteva essere ottimo il piazzale di quel nuovo parcheggio da 123 posti, vicino al Musestre”

Però?
“Però , anche se avremmo provveduto a illuminare tutta la piazza con il nostro palo d'acciaio, ci avrebbe messo naso l'ente Parco. Troppo vicino al fiume. E poi c'è anche un palazzone nuovo lì vicino, pare si faccia fatica già adesso a vendere le case. Figurarsi con un'antenna a 50 metri fuori dalla finestra”

In sostanza?
“In sostanza ci vuole un posto in cui l'antenna ci sia ma non si vede. Se non si vede l'antenna mica fanno male le onde elettromagnetiche, sa? Allora un bel giorno quelli dell'ufficio ambiente ci hanno detto: mettetela qua. E perché qua, abbiamo chiesto noi, visto che c'è una casa a 10 metri? Perché c'è un albero che la nasconde, hanno detto”

Ci siamo. Alla fine il problema era risolto, no?
“Eh no. Da ingenui gli abbiamo fatto notare che l'albero è alto sei metri e il nostro palo ventisei. Allora hanno detto che dovevano fare altre valutazioni”

Siamo daccapo
“Ora l'indicazione perentoria è quella di un parco giochi lì vicino. La simulazione è pronta”

Beh, bene allora. Perché si abbatte?
 “Caro lei, non faccia finta di non capire. Sa cosa succede non appena si viene a sapere che c'è un'antenna sopra un parco giochi?”

Già, immagino
“L'unica via di uscita è lasciar perdere il suolo pubblico e fare un accordo con un privato. Il canone lo si paga a lui, con i soldi in mano dell'elettromagnetismo di solito i privati se ne fottono e via. Però abbiamo perso un sacco di tempo”

Coraggio. Un altro cognac?
“Grazie, volentieri”

Offro io. La vuole sapere una cosa? Forse le può aiutare
“Certo. Mi dica”.

Pare che Roncade sia stato scelto come piazza per farsi le ossa anche da altre compagnie di telecomunicazione.
“Ma va?”

Non la sorprende vero? Potrei farle far due chiacchiere, giusto per consolazione, con un operatore che si occupa di wi-fi.
“Ah, comprendo. Volentieri, anche se penso che non servirà”
 
Credo anch'io, era solo per non farla sentire solo nell'universo. Ora la saluto. Quando vedrò alzarsi una nuova antenna in centro penserò a lei
“Immagino. Il milite ignoto nella lunga battaglia per il progresso a Roncade. Ne sarò onorato, grazie”

Non c'è di che.
  

Roncade.it