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Mercoledì
4 gennaio
2012

 

Le guerre di don Guerrino

Scomparso a 91 anni il prete energico e innovativo di Biancade
Il ricordo di Ivano Sartor. Dal rifiuto ad andarsene alle battaglie con le banche all'apertura di cinema e campeggi
  
30 dicembre 2011. È morto Don Guerrino Santi, all’età di 91 anni, già parroco di Biancade per quasi 33 anni. La morte lo ha colto mentre lo stavano imboccando per il pranzo ed è spirato senza alcuna sofferenza; ormai da qualche anno non era più autosufficiente e non possedeva appieno le facoltà mentali.
Don Guerrino è stato uno dei tre parroci di Biancade del Novecento: è giunto in parrocchia nel 1967 e ne ha lasciato la guida alla fine del millennio (1999), continuando a risiedere in paese.
Personalità forte, capace di ispirare grande simpatia, senza rinunciare a essere tenace nel difendere le proprie opinioni, ha assunto nel paese di Biancade un ruolo significativo, oltre che nel campo pastorale che gli era proprio, anche nel settore civico.

 
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5 marzo 1967. Don Guerrino Santi prende possesso della parrocchia di Biancade

Quando arrivò, proveniente da Mogliano Veneto dove come cappellano per 14 anni era stato in contatto con una realtà di ben diversa natura, come poteva essere quella di una città molto vivace sotto tutti i punti di vista e con dei cittadini di notevole levatura intellettuale ed economica, quel giovane parroco rappresentò per la frazione roncadese la modernità; portò in paese un’aria nuova, aperta alle innovazioni. Nella piccola località di Biancade, ormai dotata di un buon apparato di piccole industrie in fase allora di forte espansione, ma dove allo stesso tempo permaneva una mentalità ancora di tipo rurale, le sue prime iniziative furono dirompenti e avvennero nello sconcerto e con l’opposizione di non poche di quelle anziane personalità che in passato avevano affiancato il vecchio parroco don Antonio Piva, uomo e prete d’altri tempi, oltre che rigoroso nel suo atteggiarsi.
La canonica era stata fino allora un luogo quasi inaccessibile, nel quale si entrava solo in poche circostanze dell’anno o per le normali relazioni che i parrocchiani dovevano intrattenere con il loro parroco e questo era reso visibile anche fisicamente dalla recinzione di alte siepi di bosso che perimetravano la casa del parroco e le davano un senso di ieraticità che intimoriva chi non aveva dimestichezza con il luogo.

Una decisione dirompente presa da Don Guerrino fu di fare immediatamente sradicare tutte le siepi che isolavano l’edificio presbiterale. Il disappunto delle generazioni più anziane fu notevole e spinse alcuni a protestare presso il vescovo, aggiungendo nelle loro missive altri motivi di dissenso sull’impronta pastorale del nuovo parroco. Tra loro qualche vecchio fabbriciere del tutto refrattario verso i tempi nuovi. Per noi più giovani invece quella decisione fu emblematica e significava apertura, mentalità nuova, vicinanza tra parrocchiani e pastore; era il tempo della prima attuazione del Concilio e don Guerrino è effettivamente stato per Biancade il parroco che ha dato attuazione locale allo spirito conciliare.

Le novità portate dal prete quarantenne si susseguirono velocemente: organizzazione per la prima volta di campeggi in montagna per la gioventù; ristrutturazione della vecchia stalla del parroco Piva per ricavare spazi oratoriali; inserimento di nuovi giochi, perfino di un juke-box (eresia!), arrivando anche al punto di lasciar organizzare il ballo in periodo di carnevale nella sala attigua alla canonica. Attorno al parroco cominciò a prendere vita un consistente nucleo di giovani che si dedicarono alle attività per la comunità, soprattutto quelle finalizzate a intrattenere i ragazzi negli ambienti parrocchiali nei giorni festivi e nel contempo a reperire un po’ di risorse economiche per finanziare la dotazione di piccole strutture o il campeggio estivo, altra autentica novità introdotta per la prima volta da don Guerrino.
La più impegnativa tra tutte quelle attività era costituita dal cinema che ogni domenica pomeriggio, dopo Vespero, si proiettava nel salone al pianterreno delle adiacenze parrocchiali. Di tanto in tanto alcuni giovani si dilettavano anche a organizzare l’attività teatrale d’intrattenimento, in particolare in occasione di alcune circostanze speciali, come i festeggiamenti per i preti novelli. L’organizzazione della sagra di primavera divenne un altro fatto importante e molto impegnativo, soprattutto per l’organizzazione di una pesca di beneficenza a favore delle opere parocchiali, specie dell’Asilo Infantile.

Noi più giovani percepivamo, in qualche misura, anche la poderosa consistenza di altre problematiche, ben più impegnative, che il nuovo parroco si trovò a risolvere, prima fra tutte quella di far proseguire i lavori del nuovo cimitero parrocchiale, opera che richiedeva uno sforzo economico fortissimo, anche per i problemi strutturali dovuti al sito scelto. Fu la preoccupazione più grande e talora scoraggiante di don Guerrino Santi: l’impegno finanziario era spropositato rispetto le possibilità della parrocchia. Ma a Biancade si voleva, allora, tutto privato: l’Asilo, il campo di calcio, persino il cimitero.
In tutto ciò vedevamo un Don Guerrino risoluto, talvolta caparbio fino al punto di dimostrare la sua irascibilità; le sue sfuriate nelle prediche della Messa del Fanciullo da un lato c’impressionavano e dall’altro costituivano materiale per imbastire “scenette” nei nostri incontri teatrali.
Come parroco egli giocò un ruolo civico non solo attraverso la ventata di novità portate in paese, ma pure interessandosi dei casi sociali più gravi, man mano che si affacciavano nella piccola località, soprattutto per quel che riguardava le vicende economiche delle piccole e medie industrie del mobile. In qualche caso esercitò la sua autorevolezza per garantire l’erogazione di credito alle aziende in difficoltà.

Vi era chiara consapevolezza sull’importanza della sua azione nel settore civile, tanto che quando l’Ordinario diocesano ordinò a don Guerrino di trasferirsi come parroco a Mirano (trovando la sua indisponibilità, al punto che si fece ricoverare in Ospedale per accertamenti, con l’intenzione di dimostrare la sua inidoneità al gravoso incarico), una delegazione di biancadesi, in prevalenza costituita dai consiglieri comunali DC con anche la presenza prestigiosa di Angelo Lucatello, si recò da mons. Mistrorigo, per dissuaderlo. Ne ho un ricordo vivo, anche perché mi recai personalmente dal segretario del vescovo a richiedere l’appuntamento.
Il consuntivo dell’azione pastorale di don Guerrino Santi, complesso per natura, dovrebbe essere ulteriormente approfondito: la catechesi, le Missioni al Popolo, la liturgia, la seria preparazione per la predicazione, l’attenzione agli ammalati e agli anziani. Non si assoggettò alle ritualità consolidate: non andò mai a benedire le case in periodo pasquale, un rito che ritenne superato, una specie di perdita di tempo, da dedicare invece ad altre attenzioni.

Vi erano poi le opere parrocchiali da seguire, ammodernare o ampliare. Basti qui ricordare impegni come l’adeguamento e l’ampliamento in più fasi dell’Asilo “Morosini”, i vari interventi di manutenzione e restauro della chiesa parrocchiale, del campanile, della canonica, il restauro dei due oratori campestri del Beato Enrico e di Sant’Andrea di Riul, quello più impegnativo della chiesa di Santa Maria di Castello, la realizzazione di un campo di calcio a fianco della canonica, quella di un parcheggio contiguo e poi la costruzione di un grande impianto sportivo per l’attività calcistica sulla proprietà dell’Asilo in via Collalto, la definitiva ristrutturazione degli spazi contigui alla canonica come sede di attività artistiche o sociali, la ristrutturazione della ex casa del cappellano in via Galli (dove nel 1981 volle accogliere i profughi vietnamiti), il restauro del patrimonio artistico della parrocchiale, l’impegnativo restauro dell’organo liturgico e quello della casa presbiterale.

Alle opere parrocchiali così ammodernate si è accompagnato il consolidamento delle attività sociali, a partire dal Gruppo Sagra che anima la sagra primaverile e tutte le circostanze nelle quali la comunità si ritrova unita.
Molto altro vi sarebbe da scrivere, ripercorrendo la cronologia del trentennio e più nel quale la guida parrocchiale è stata esercitata da don Guerrino Santi. Per chi scrive, come per tante altre persone, è stato per una lunga fase di vita un punto di riferimento imprescindibile, al quale si ricorreva per il consiglio, per un confronto d’idee, talora dialettico, riconoscendolo non solo per il suo ruolo di parroco, ma soprattutto per l’acutezza della sua intelligenza e per la sua straordinaria preparazione politica, maturata nei lunghi anni di attività nelle ACLI di Mogliano Veneto. Non pochi moglianesi, anche di una certa levatura politica, parlamentari e Sindaci, hanno continuato a fargli visita negli anni e una buona delegazione di essi era presente ai funerali.
La vasta stima che gli si riconosceva in vita è stata dimostrata con chiarezza lunedì 2 gennaio, in occasione delle esequie partecipate da un grande concorso di popolo e celebrate dai due vescovi mons. Gardin e mons. Magnani, da una cinquantina di sacerdoti e con il ricordo inviato dall’arcivescovo di Udine e dal vescovo di Vittorio Veneto che per anni don Guerrino ebbe come collaboratori nelle celebrazioni liturgiche di Biancade.
In definitiva, l’intero Comune di Roncade deve molto a questo suo concittadino - va ricordato che qui aveva da oltre quarant’anni la sua residenza - anche sotto l’aspetto civico.

La dedicazione di un luogo significativo gli sarebbe dovuta. Semplicemente.
 

Ivano Sartor


     

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