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Domenica
22 aprile
2012

 

Gli yes-man che atrofizzano i partiti

Guerra: "Cantare fuori dal coro anche a rischio di diventare antipatici"
Negli incontri di partito solo convivialità senza sostanza. Di discutere nessuno ha più coraggio
  
In merito al dibattito, sempre attuale, sulla a-politica mi sento di aggiungere solo pochi altri spunti di riflessione visto che l’intervento di Paolo Giacometti già ne trasmette molti.

La politica va riformata dal basso … chi frequenta gli ambiti provinciali dei diversi partiti deve impegnarsi perché i direttivi e le assemblee riprendano la discussione interna. Questa discussione deve essere frutto della partecipazione sociale dei diversi membri e di conseguenza deve far risaltare le istanze del territorio. Le delibere – che difficilmente ci sono - dei direttivi e delle assemblee devono essere portate ai piani più alti, cioè quelli regionali – direttivi / assemblee - e di conseguenza a quelli romani – direttivi / assemblee. In tutto questo le figure dei segretari dei diversi livelli, da quello di sezione fino a quello regionale, sono fondamentali.

Purtroppo vige una proporzione sbagliata in questa campo: non sono le sezioni che hanno bisogno della politica romana, ma è la politica romana che abbisogna dell’apporto del territorio per continuare a sopravvivere ed aumentare il consenso.

Sembra scontato questo passaggio ma così non è.

Tornando agli organi di partito, molto spesso capita che diventino una sorta di incontro conviviale privo di contenuti, di sostanza, di discussione … anzi questa molto spesso risulta scomoda e quindi viene pure taciuta. C’è una sorta di “omertà” anche all’interno dei partiti del Nord e questo è motivato dal fatto che tenersi buono il segretario di turno o il possibile candidato alle politiche o il consigliere provinciale o quello regionale possa farti del bene … e quindi si evita di cantare fuori dal coro anche se questo non significa per forza far polemica fine a se stessa, ma significa semplicemente proporre delle “critiche” costruttive al partito a cui si fa riferimento perché molto spesso risulta miope dinnanzi alla situazione reale vissuta dalla collettività.

Non è facile cantare fuori dal coro … perché si diventa scomodi, “antipatici”, si viene definiti ragazzi ribelli, ecc. …

Ma uno riesce a farlo se prova “disinteresse” alla sedia, cioè se non ha ambizioni particolari se non quella di portare avanti un proprio ideale di politica fatto veramente di correttezza, trasparenza, meritocrazia, morale, etica.

Parole molto usate ma che raramente ritrovano un riscontro pratico … anche nei nostri partiti provinciali.
Non bisogna demordere però, occorre impegnarsi di più, occorre accettare di essere considerati “antipatici” ma occorre farlo se vogliamo davvero che il nostro contributo non resti vano ma possa nel suo piccolo essere da stimolo per altri per abbattere quel muro di “omertà” che c’è ed è inutile nasconderlo.

Ognuno guardi a casa sua, cioè ognuno guardi al proprio partito di riferimento, e si impegni perché la partecipazione partitica, fatta da moltissimi yes man purtroppo, diventi davvero partecipazione democratica e arrivi davvero a condizionare la politica centrale di questo o di quel partito.

Diversamente ci renderemo conto, un giorno, di aver buttato in vano parte del nostro tempo e perché no anche soldi – come giustamente ha detto Paolo - impiegati nelle diverse campagne elettorali perché le segreterie sostenute dai direttivi e dalle assemblee non riescono a farsi bonificare una piccola parte di quei famosi contributi pubblici di cui tanto si discute e che vengono “impiegati” con disinvoltura verso “altro”.

Occorre partecipare e lavorare molto!

  

Christian Guerra
Segr. UDC Roncade
Membro Dir. Prov. UDC Treviso