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Lunedì
5 marzo
2012

 

Noi che abbiamo fatto il Veneto

Idee dure a morire a vent'anni dal boom nordestino
La tavola rotonda di sabato su Etica ed Economia è stata utilissima. Anche per capire certe cose
  
"I giornali ci chiamano evasori fiscali ma dimenticano che siamo noi che abbiamo fatto il Veneto”.
Puntuale - come la dichiarazione del goleador intervistato da Sky a fine partita che dice di essere contento “ma soprattutto per la squadra” - anche sabato pomeriggio, nel dibattito seguito alla tavola rotonda su “Etica ed Economia”, un intervento di questa fatta è arrivato.
Dalla platea, è vero, e la platea era fatta per tre quarti di piccoli imprenditori.

L'incontro, è bene precisarlo subito, è stato intenso, schietto, vivace e tutt'altro che astratto.

Intenso, ad esempio con un'indagine su 500 imprese venete presentata dal rettore di Ca' Foscari, Carlo Carraro, secondo i cui risultati l'approccio alla dimensione etica della produzione nelle aziende del Veneto starebbe migliorando. Per la sicurezza nei luoghi di lavoro, per puntualità e correttezza con fornitori e clienti, per l'attenzione al risvolto ambientale delle fasi industriali e molto altro.

Schietto, quando il presidente di Confartigianato Treviso, Mario Pozza, ammette che, sì, “esistono fattori che non ti mettono nelle condizioni di essere sempre eticamente a posto”, con riferimento ad un'ipertrofia dell'apparato statale fatta di obblighi burocratici poco sensati ma molto costosi, ed all'ingordigia della macchina fiscale.

Concreto, quando il direttore di Banca Monastier e del Sile Bcc, Giuseppe Maset, riconosce che, pur con sofferenza interiore, ai lavoratori precari la richiesta di mutuo per la casa viene di norma respinta, “ma soprattutto per il loro bene”. Se ti indebiti e poi non ce la fai è una sciagura.

Si potrebbe continuare, c'è stato molto altro su cui ragionare in un evento ben studiato e pure coraggioso, visto il tema e la sua collocazione nel pomeriggio di un giorno prefestivo.
Molto da imparare.

Come, appunto, che certi modi di pensare sono duri a morire.

Non muore l'enfasi filantropica di quelli “che hanno fatto il Veneto” e che viene autoelevata a bonus morale per compensare eventuali successive malefatte. Non si estingue la convinzione che l'aver generato un tempo occupazione e benessere valga come attenuante honoris causa sufficiente a rendere socialmente accettabili scorrettezze fiscali per tutta la vita.

Ancora, non si estirpa la tutt'altro che negata pratica delle dimissioni in bianco, rivendicata anzi come triste ma inevitabile strumento di difesa nei confronti di “donne che tacciono la propria gravidanza all'atto dell'assunzione perché male educate dal sindacato”. In questo paese – è un sospetto che abbiamo tutti, no? - si muovono branchi organizzati di giovani disoccupate e gravide, infiltrate fra la gente per bene, che cercano in continuazione di raggirare ingenui fondatori di fabbrichette.

Un po' di decenza.
A questi signori “che hanno fatto il Veneto” chi lo spiega che c'è un'Italia tutta intera – da Bolzano a Siracusa, obbligatorio – da compattare e rimettere in salute, e che c'è un'Europa – finanziaria ma anche imprescindibile giudice deontologico – che ci osserva h24?

  

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