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Venerdì
24 febbraio
2012

 

Un sabato per non rilassarsi

Confartigianato Roncade propone un confronto su etica ed economia
Alla tavola rotonda esponenti delle imprese, del credito e dell'università. Appuntamento il 3 marzo alle 16,30
  
Il tema che cercheremo di affrontare sabato 3 marzo, cioè il rapporto che può essere stabilito fra l'etica e l'economia, è uno fra quelli che più tormenta, da secoli, i pensatori dei paesi industrializzati.

Raccogliere in una sintesi le ragioni della complessità del tema è impossibile.

Approssimando molto il problema possiamo porre come base di ragionamento la constatazione che mentre l'obiettivo degli attori economici è quello di raggiungere risultati in termini di produzione, fatturati e risultati con il minore costo possibile, ponendo quindi in secondo piano, nelle loro preoccupazioni, gli strumenti ed i comportamenti che si utilizzano per arrivarci, l'etica ha la pretesa di introdurre dei criteri per distinguere i comportamenti umani in buoni e cattivi, giusti e ingiusti, moralmente accettabili o in contrasto con il valore della persona umana ed i suoi diritti di cittadino e di lavoratore. ETICA1.jpg (34647 byte)

Gli interrogativi sull'etica in economia sono quindi molteplici e riguardano ambiti che si intrecciano fra loro.
C'è un'etica della produzione, un'etica del lavoro, un'etica della finanza, un'etica nei rapporti con i pubblici poteri, un'etica nelle comunicazioni.
Sono questioni che tocchiamo con mano tutti i giorni e dalle quali nessuno può chiamarsi fuori.

La S.V. è invitata all’incontro
ETICA ED ECONOMIA
Un dialogo possibile?

a cura del
Circolo Comunale Confartigianato
di Roncade
Sabato 3 marzo 2012, ore 16.30
Castello di Roncade – Via Roma, 141 Roncade
L’incontro sarà moderato dal giornalista Gianni Favero

Intervengono
Mario Pozza, presidente Confartigianato Marca Trevigiana,
Carlo Carraro, rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia,
Giuseppe Maset, direttore generale della Banca di Credito
Cooperativo di Monastier e del Sile

Seguirà rinfresco

Con il patrocinio del Comune di Roncade

Solo per fare qualche esempio, negli ultimi anni abbiamo sentito sostenere che un'azienda, magari aiutata da contributi pubblici, la quale abbia insediato propri stabilimenti nel nostro territorio, ha un comportamento riprovevole il giorno in cui sceglie di spostare tutte o in parte le sue basi produttive in paesi del mondo in cui il costo del lavoro sia più favorevole. Manovre che sono pagate dalla società di partenza soprattutto in termini di perdita dei posti di lavoro.

E' accaduto, però, che operazioni di questo tipo, oltre a creare occupazione in altre parti del mondo, spesso più povere e ansiose di crescita, abbiano consentito ad aziende come queste di presidiare meglio i nuovi mercati che si stavano aprendo proprio perché vicini ai luoghi di produzione e di crescere come non avrebbero potuto fare rimanendo in Italia.

Il saldo dell'intera operazione è eticamente accettabile o no?

Altro caso, spostandoci sul sistema del credito.
Un risparmiatore che depositi il proprio denaro in una banca esige che la stessa lo utilizzi nel modo più sano e meno rischioso possibile.
Il piccolo imprenditore in crisi di liquidità - magari semplicemente perché i clienti non l'hanno ancora pagato – si aspetta invece che l'istituto gli presti in fretta del denaro anche se i conti della propria azienda manifestano evidenti difficoltà. La scelta etica del direttore della banca è quella di essere prudente e di negargli il finanziamento o di credergli ed assumersi una parte di rischio? E' sempre etico, per la decisione finale, affidarsi esclusivamente agli algoritmi impersonali delle norme di “Basilea 2” e spiegare all'imprenditore che la decisione sarà assunta da un software?

Si potrebbe continuare con l'etica delle pubbliche amministrazioni, e chiedersi se i pagamenti ritardati verso i fornitori siano davvero tutti attribuibili all'obbligo di rispetto del patto di stabilità.
O con l'etica di chi acquista azioni senza curarsi minimamente di comprendere attraverso quali meccanismi le stesse possano produrre un interesse. Chi si va a finanziare con quel denaro? Qual'è la sua attività?

Potremmo infine concludere con l'etica del giornalismo economico, chiedendoci se nel diffondere certe notizie in un modo piuttosto che in un altro non vi siano condizionamenti che mettono in secondo piano il puro dovere di informare il lettore.

Il tema, insomma, è infinito. Risposte sabato pomeriggio non ce ne saranno. Potremo però dire di aver raggiunto un buon risultato se il confronto avrà fatto sorgere qualche riflessione in luoghi della nostra mente scarsamente utilizzati.

Chiunque volesse contribuire alla discussione, può far pervenire le proprie osservazioni e/o domande all'indirizzo redazione@roncade.it.