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Martedì
17 luglio
2012

 

Ca' Tron: Bedoni, "Ecco i miei progetti"

Il presidente di Cattolica spiega il futuro della tenuta
Agricoltura di eccellenza, alta tecnologia ed energie rinnovabili. Prima di tutto sistemare la rete idrica
  
Paolo Bedoni a Ca' Tron si muove come fosse il cavalier Agnelli dentro il Lingotto, elemento naturale dello skyline. In dieci giorni organizza il primo “Agrishow”, poi va a visitare un parco trattori di ultima generazione, infine salta ad un convegno per ascoltare le difficoltà dei giovani imprenditori rurali.

Presidente di Coldiretti per un decennio, dal 1997 al 2007, senza farsi mancare nel frattempo una vicepresidenza del Copa, l'associazione degli agricoltori europei, Bedoni è da cinque anni alla guida di Cattolica Assicurazioni. Con l'acquisto, la primavera scorsa, della tenuta roncadese appartenuta a Fondazione Cassamarca, di fatto ha concretizzato il sogno di dare finalmente alla compagnia assicurativa veronese un proprio possedimento rurale.
“Un investimento di questo tipo lo cercavamo da un po' di tempo. E' la dimostrazione che Cattolica vuole far ricadere sul territorio la propria attività e che confida fortemente nel settore agricolo come centro dello sviluppo di un paese”.

Presidente, la domanda di base è appunto questa. Il presidente di Fondazione Cassamarca, Dino De Poli, all'inizio voleva sviluppare ogni potenzialità di questi mille ettari, dalla ricerca archeologica a quella sulle biotecnologie, ma le ambizioni sono poi declinate per quelle ragioni finanziarie che poi hanno portato alla cessione dell'area. Lei a Ca' Tron come intende muoversi?
“Molto semplicemente vogliamo fare produzione agricola di eccellenza. Investimenti che guardano al mercato, non di pura conservazione ma di sviluppo, che puntino a creare ricchezza. Progetti innovativi di alta tecnologia, motivo per cui stiamo dialogando con 'H-Farm', che abbiano come focus le coltivazioni di qualità ma anche la produzione di energia alternativa”

Non riempirà il territorio di parchi fotovoltaici...
“No di certo. Pensiamo piuttosto alle biomasse, ad energie rinnovabili, cioè, che ci rendano autosufficienti senza usurpazione di territorio”.

Ci sarà qualche produzione agricola prevalente rispetto alle altre?
“Questa tenuta può prestarsi a qualsiasi tipo di coltivazione, da quella vitivincola, a quella orticola, dalla frutticola alla cerealicola. L'importante è che sia sempre in stretta correlazione con la domanda del mercato. Ripeto, dobbiamo cercare la soluzione migliore, non certo fermarci su rappresentazioni bucoliche”.

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Avete già un business-plan? Per capirci, la prima operazione che andrete a compiere?
“Siamo in fase conoscitiva,quest'area che è molto grande. Stiamo studiando il suolo, la sua composizione, la sua natura geologica. Abbiamo innanzitutto bisogno di una mappatura precisa. Di sicuro c'è bisogno di un miglioramento fondiario, il sistema di irrigazione va rimodernato. Avere l'acqua e avere la possibilità di scolarla sono fattori centrali nella produzione, non possiamo star lì ad aspettare che piova. Per il resto siamo a due passi dall'aeroporto, la fantasia non ci manca”.

  

Gianni Favero