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Giovedì
27 settembre
2012

 

Bcc Monastier e del Sile, è ora di riparlarne

Rapporto a quasi cinque mesi dal commissariamento
Comunicazione pari a zero, soci innervositi, precari licenziati e retroscena sussurrati. Con i fantasmi dei foresti
  
Quella scesa sulla Bcc di Monastier e del Sile, da qualche mese, è una coltre di silenzio resa più spessa dall'impenetrabilità pressoché totale, almeno a quanto lamentato dai soci, del commissario inviato dal ministero delle Finanze, Claudio Puerari, lo scorso 5 maggio, e dalla parallela parsimonia verbale del direttore generale, Giuseppe Maset.
Un'assenza di comunicazioni - peraltro suggellata dall'allontanamento dello storico responsabile dell'ufficio stampa, Giovanni Scomparin - che, come accade ogniqualvolta si proceda ad un tentativo di blindatura delle informazioni, non ha mancato di generare rivoli sottocutanei di piccole notizie. Chiaramente non ufficiali ma, relativamente ad una parte di esse, convergenti quel tanto che basta da rendere ormai abbastanza fondata una lettura organica di quanto sta accadendo o è accaduto nel fortino di Monastier.
Procediamo a capitoli.

Bilancio
Documento desaparecido. Doveva essere approvato con l'assemblea convocata domenica 6 maggio, cioè all'indomani del giorno in cui è giunta la comunicazione dell'amministrazione straordinaria. Quando subentra un commissario la ratifica dei conti spetta soltanto a lui, è fra i suoi compiti fondamentali. Rimane il fatto che nessuno, almeno fra i soci e gli ex consiglieri interpellati da Roncade.it, quei conti li conosce e l'impazienza sta ritornando ad innervarsi.

Il golpe
Ci sono tuttavia indiscrezioni che parlano di una sostanziale, se non completa, sovrapponibilità del bilancio che il commissario starebbe – prima o poi - per licenziare con quello che l'assemblea avrebbe votato quella domenica di maggio nell'auditorium di Ca' Tron, dove i tavoli per il rinfresco erano già tutti allestiti. E questo rende in prima battuta problematica la comprensione del commissariamento: se il consiglio direttivo stava andando nella giusta direzione contabile, che senso aveva il golpe di Bankitalia?
La risposta è di ordine non sostanziale, cioè non legata necessariamente al dissesto – sembra tutt'altro che irrimediabile – dell'istituto, ma alla permanenza in posizione di influenza nella governance guidata da Donatello Caverzan di alcuni elementi potenzialmente ancora condizionabili dalla gestione precedente, quella di Claudio Bin e dei suoi direttori generali. Alla quale, come noto, sono addebitati i guasti ereditati dalla squadra entrata in carica nel 2010.

Licenziamenti
Le passività dell'istituto, affrontate immediatamente dal commissario, si sono tradotte come immaginabile in una contrazione di forza lavoro. Nessun licenziamento in senso stretto ma, com'è in uso di questi tempi, non sono stati rinnovati i contratti a termine di una trentina di persone, mentre è stato agevolato lo scivolo verso la pensione di un altro pugno di dipendenti. Se non traumatica la seconda operazione, data anche la presenza negli istituti bancari di uno speciale fondo dedicato ad evenienze di questo genere, ben più grave si prospetta la prima.
Principalmente, è intuibile, per l'interruzione di aspettative di crescita di persone giovani - “bravi ragazzi con idee e voglia di lavorare”, li definisce chi li conosce – e per la loro perdita dell'occupazione, in alcuni casi particolarmente pesante sotto il profilo personale.
Sul lungo termine c'è lo scenario di una banca costretta a rinunciare al rinfresco generazionale ed a conservare forze operative che navigano a vista e che stanno perdendo giorno dopo giorno il residuo entusiasmo.

Agenti esterni
Sarebbe un errore, comunque, limitare l'analisi dei problemi della Bcc di Monastier e del Sile ad un giardinetto di cause e concause interne. Non è sufficiente. Lo scenario va necessariamente allargato ad agenti esterni e qui vengono in soccorso le memorie consegnate a Bankitalia da alcuni dei componenti del direttivo commissariato. Evitando per ora di dilungarci in tutti i loro aspetti e dettagli, lo schizzo delle ragioni “macro” è il seguente. In anni recenti, per capirci in epoca “Bin-tottoliana”, l'istituto avrebbe accordato finanziamenti a soggetti imprenditoriali locali senza troppo indugiare in istruttorie. Operazioni immobiliari, per lo più, ma anche piccolo industriali o artigianali. Inoltre, ma ne abbiamo già parlato più di un anno fa, vi sarebbe anche la vicenda di quei flussi di denaro partiti in direzione di prestanome di società di comodo con relazioni imbarazzanti con aziende decotte riferibili a vertici della Bcc Monsile. Escludendo quest'ultimo aspetto, è utile tener presente che gli affidamenti dello scorso decennio in seguito incagliati – almeno quattro di grosse dimensioni – sarebbero stati, per così dire, “sollecitati” da ambienti politici ai quali i destinatari facevano più o meno esplicito riferimento. Ma qui c'è poco da stupirsi perché fra banche e politica le sinapsi esistono dall'origine del sistema del credito.

Fusione corsara
Il tema più pregnante è casomai un altro e spiega anche le ragioni di un progetto piuttosto avanzato, ma mai sottoposto al consiglio, che i vertici dell'epoca stavano concludendo con una banca del sistema del Credito cooperativo territorialmente vicina e finalizzato ad una fusione. La “promessa sposa”, in rudimentale sintesi, sarebbe venuta in soccorso di Monastier, assorbendone i buoni e cattivi crediti, in cambio della leadership della creatura che sarebbe nata dal matrimonio. Il presidente della salvatrice, insomma, sarebbe diventato il presidente della nuova e più grande creatura del sistema Bcc. Con la defenestrazione di Bin del 13 settembre 2010 il progetto è stato ovviamente abortito.

Falchetti, pavidi e foresti
La situazione del parterre, mentre il commissario lavora nel suo nido d'aquila, non è ovviamente immobile. Puerari non rimarrà a Monastier in eterno ed i preparativi sul “dopo” fra partiti e cordate di soci ingolositi dalla prospettiva di governare il new deal sono molto poco discreti, nonostante non sia proprio garantito al 100% che la Bcc rimanga proprio la stessa di prima. In via sommaria, allo stato attuale si può parlare di tre “entità” con le orecchie ben tese.
La prima deriva dall'aggregazione di non meglio definiti comitati di soci in cui sguazzano personaggi dal pedigree etico molto discutibile.
La seconda è quella dei “Biniani in sonno”, i fedelssimi del vecchio presidente, cioè, silenti ma pronti ad un suo incondizionato supporto qualora decidesse di ritornare in campo.
La terza è quella dei “foresti”. Uomini di altre Bcc che si fanno vedere in riunioni casalinghe della prima o della seconda categoria. Attribuire nomi ai personaggi cui si è fatto cenno, per chi viva da queste parti, è molto facile. E' scriverli che può diventare fastidioso.
Tempo al tempo.