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Martedì
3 aprile
2012

 

Corvi sopra la Bcc di Monastier e del Sile

Escalation di tentativi di disinformazione che inquieta
Sono aggressioni mirate alla singola banca o al sistema complessivo del credito cooperativo?
  
Chi e perché sta lanciando siluri avvelenati sulla Bcc di Monastier e del Sile?
Il “chi” all’inizio della domanda va inteso come soggetto plurale, non una singola persona.
Piuttosto un “ambiente”.

L’azione inizia nella migliore tradizione italica con le lettere anonime. Intenzionalmente sgrammaticate, grossolanamente imprecise negli indirizzi scritti sulle buste.
Documenti non ingenui perché i concetti proposti, benché facilmente smontabili, sono espressi in modo tale da non indicare dettagli che potrebbero restringere l’eventuale ricerca del soggetto trasmittente.

Lettere che parlano di dissesti pesanti e celati, di soccorsi misteriosi di altre banche, di altrettanti misteriosi imprenditori intenzionati a mettere il cappello sull’istituto.
Bufale che ai mittenti costano zero e che hanno come scopo quello di pescare l’inconsapevole collaborazione di qualche cronista ingenuo, frettoloso, non scrupoloso, di quelli che se la bevono sedotti dalla possibilità di fare il colpo e di guadagnarsi il titolo grosso.
Titolo smentibile nel giro di qualche ora, certo. Ma intanto il danno di immagine è fatto e il dubbio è inoculato.
Per gli autori dell’anonimo la probabilità che questo accada è rilevante, del resto siamo nell’era frenetica del copia-incolla.

Il passaggio successivo è la scientifica distorsione di notizie vere ma poco precise.
Qui si lavora in modo più raffinato, si consegna ai media tramite agenzia una notizia - proveniente da una fonte generalmente giudicata affidabile - che parla di un’inchiesta giudiziaria che riguarda la Bcc ma riferita in modo tale da lasciar confondere un accantonamento con un buco di bilancio. Si citano cifre fuori misura, 45 milioni.
La notizia è articolata, ricca, decorosamente copia-incollabile.
La diffusione avviene poi a metà pomeriggio, quando in Procura è anche difficile trovare il pubblico ministero che possa eventualmente aiutare a comprendere meglio.

Passa un giorno ed ecco un altro arrembaggio ed un’altra tecnica. Si chiamano questa volta i giornali uno per uno per riferire che i risparmiatori, nel panico, starebbero portando via i soldi dalle casse della Bcc.

Venticinque milioni la cifra sparata. Enormità anche questa, ma sia mai che si trovi il redattore poco esperto di cose di finanza che non percepisce che l’informazione è anomala e dunque da verificare meglio.
Infatti si tratta di un’altra balla. E'vero che la liquidità il 30 marzo appare diminuita – avviene sempre e ovunque: a fine mese chi ha un conto in banca ci mette sempre mano per pagare stipendi e scadenze di varia natura – ma nella banca di Monastier la cifra è ben diversa, cioè dell’ordine di meno di tre milioni.

Finora è andata abbastanza male per i corvi perché i giornalisti trevigiani si sono comportati generalmente bene.
Ma ci saranno probabilmente dei seguiti, è lecito aspettarseli.

Il problema è che in un momento in cui le banche di territorio sono centrali e nevralgiche, nelle mille difficoltà delle relazioni fra i risparmiatori, gli imprenditori ed il credito, queste appena descritte sono operazioni distruttive. Si azzardano voci suggestive su cose sulle quali è dovuta la massima serietà, non fosse altro perchè riguardano il denaro di migliaia di privati cittadini e di aziende.

Fra un mese la Bcc di Monastier va al rinnovo delle cariche, la Banca d’Italia ha appena concluso un’ispezione individuando per il passato recente irregolarità così gravi da indurre gli attuali vertici a denunciare i precedenti, nel frattempo faticosamente allontanati.
Insomma c’è una collaborazione ed una unità di obiettivi fra Bankitalia e gli organi ora in carica, i quali ovviamente si ripresenteranno all’assemblea dei soci per essere riconfermati.
Perché mettere a rischio il delicato feeling che si è ripristinato fra i controllori e l'attuale governance? Cosa potrebbe accadere nel caso di nuove turbolenze? A chi interesserebbe far scivolare l’istituto verso il pericolo di un commissariamento? (E’ chiaro che una squadra di amministratori diversa da quella ‘risanatrice’ in carica potrebbe non essere accettata da palazzo Koch).

Infine il dubbio generale: è una manovra concepita da un ambiente politico/affaristico locale e ristretto o, visti altri precedenti in Veneto, abbiamo di fronte un disegno più elevato che punta piuttosto al sistema del credito cooperativo nel suo insieme il quale, almeno da queste parti, è molto più in salute degli altri gruppi bancari?