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Sabato
9 giugno
2012

 

Per chi suona la campana

Nella bacheca di via Roma i morti fra feste e concerti
L'operazione di marketing è a modo suo perfetta, il voyeurismo si incastra con la pubblicità
  
Trapassati, pittori e musicisti, ballerini, cicloturisti, professori di qualcosa, occasioni immobiliari e infine anche la politica.
La straordinaria bacheca fra via Roma e piazza I maggio è una perfetta metafora del tutto insieme indistinto che piace tanto ai gusti generalisti dell'uomo medio di questa epoca in questo Occidente.

Epoca di trapasso in cui trent'anni di televisione commerciale hanno insegnato a mixare dramma e intrattenimento, voyeurismo per le altrui disgrazie e anestesie ludico-ricreative.

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Operazione di marketing comunque perfetta nella sua non programmazione. Chi si ferma in bicicletta a vedere per chi suonava la campana da morto di stamattina magari butta l'occhio su un concertino per la serata, sulla festa di Vascon o, perché no, sulla possibilità di esorcizzare la morte congelata nelle foto tessera con un corso di balletto. Oppure, ma oggettivamente improbabile, assistendo ad una seduta del Consiglio Comunale.
Il sospetto di irriverenza non sfiora più nessuno.
Sull'intestazione della bacheca c'è scritto “Comune di Roncade”, che di fatto della bacheca è editore. Non è chiaro se il patrocinio sia una condizione necessaria, nelle epigrafi non c'è.
Dettagli.

Giorgio Gaber, in uno spettacolo del 1989 (Il Grigio), diceva che uno storico del futuro avrebbe probabilmente definito la fine del '900 come l'era “della volgarità”. Gaber non c'è più, non sappiamo che espressione userebbe ora.
Parlare per aforismi è una forma decadente di comunicazione, una malleabile scorciatoia, ma qualche volta ci sta.
Ernest Hemingway, che per combinazione da queste parti è anche vissuto, per intitolare il suo “Per chi suona la campana” prese a sua volta a prestito una frase del poeta inglese John Donne, che, tradotta, recita così: "Non ti chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te".