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Mercoledì
14 novembre
2012

 

Associazioni, serve una bussola

Entusiasmo ed anarchia, a Roncade quelle ufficiali sono 66
Il Coordinamento (Cta) tenta nuovamente una loro organizzazione per ottimizzare le energie
  
Volonterose, tenaci, convinte del proprio impegno a vantaggio della collettività. Però troppe, vicendevolmente estranee e, alla fine, disinteressate o almeno concettualmente lontane rispetto ad un progetto di network moltiplicatore di agevolazioni e di visibilità.

E' il colpo d'occhio di sintesi delle associazioni di Roncade che ieri sera si sono guardate in faccia nel corso di un vertice promosso dal Coordinamento territoriale (Cta), strumento che esiste dal 1995 ma che più di qualcuno ignorava.

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Non c'erano neppure tutte, anzi. All'appuntamento è arrivata meno della metà delle 66 sigle che risultano all'albo comunale. Numericamente un successo, va detto. Affluenza sicuramente sufficiente per capire che non sarà così semplice riuscire a mettere a fuoco a quale obiettivo reale si possa concretamente puntare attraverso un disegno di rete.

Una prima grande distinzione, innanzitutto, sta nella filosofia di fondo. C'è chi svolge un lavoro di volontariato nell'associazionismo con lo scopo di poter scoprire e monitorare le aree di disagio e potervi intervenire e chi, come quelle di matrice sportiva o culturale, che lavorano sulla socializzazione, opera per aggregare in gruppi e squadre persone di varie fasce d'età.
Esiste un filo rosso che accomuna tutte le realtà ed è quello della ricerca di pubblica evidenza. Qui si innesta uno dei temi più nevralgici e mai risolto, cioè il deficit di comunicazione che va a cadere sull'eterno miraggio del calendario unico degli eventi.
Il quale però viene auspicato più come un sistema utile a scongiurare il rischio di sovrapposizioni piuttosto che un servizio di serio e puntuale riordino di informazioni sull'offerta di appuntamenti a favore della cittadinanza.
Qui le proposte avanzate sono state diverse, dall'installazione di schiere di bacheche riservate lungo una stessa via (ma messe in fila ci vorrebbero 100 metri di strada), alla distribuzione virale interassociativa di pacchi di pieghevoli, fino all'uso di un sito web dedicato, con l'illusione che questo possa autocompilarsi da solo tramite l'accumulazione meccanica dei contributi che ciascuna associazione dovrebbe autonomamente inserire.
Illusione pura perché non si tiene conto che, anche si riuscisse ad avviare una macchina simile, senza una regia centrale che solleciti la regolare trasmissione del materiale informativo e omogeneizzi i mille linguaggi in un unico standard, si otterrebbe solo un pastone di nessuna fruibilità.

Lo stesso dicasi per i social network: Facebook funziona benissimo, è vero, ma solo quando una pagina riguarda una singola organizzazione e comunque sempre grazie all'opera gratuita di un qualche suo aderente entusiasta. Un lavoro di sistema che colleghi razionalmente in tale ambito decine di associazioni richiederebbe una fatica quotidiana non dimensionata alle energie ed alle motivazioni di forze di volontariato.

Dunque? Se l'obiettivo del Cta è quello di ottimizzare e fluidificare l'attività delle diverse realtà associative di lavoro da compiere ce n'è parecchio, a cominciare dal comprendere, come già detto, in quale direzione.

In un discorso di prospettiva emerge tuttavia una sensazione. Quella che, come del resto avvenuto molte volte anche in anni recenti per le società sportive e per evidenti ragioni di fabbisogno crescente di risorse umane e finanziarie, la fusione almeno di gruppi che operano in ambiti omogenei sia un'ipotesi sulla quale si dovrà cominciare a riflettere.

  

Roncade.it