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Venerdì
30 settembre
2011

 

Vigili, proviamo a ragionare

Le lamentele a raffica sono spie di qualcosa da rivedere?
Quattro punti su cui è probabilmente opportuno un utile esame di coscienza da parte di tutti
  
Data la raffica di interventi con oggetto la Polizia locale roncadese – alcuni pubblicabili e pubblicati, altri rimasti nella corrispondenza privata – è bene tentare di compiere una sintesi.
I punti che emergono con più evidenza dalle riflessioni dei cittadini - e che a nostro giudizio andrebbero considerati da chi di dovere e a mente fredda come spie di un rapporto da riassestare - sono sostanzialmente quattro.

Uno: caso spritz
Portato a conoscenza del pubblico dal consigliere comunale Boris Mascia (Pdl) durante l’ultima assemblea, la risposta di chiarimenti ottenuta pare non aver convinto. Se per i vigili in servizio motorizzato è possibile assumere bevande alcoliche con gli stessi limiti fissati ai comuni automobilisti – questa è la radice della “assoluzione” decisa dal comandante - allora significa che il poliziotto locale, nel caso non debba condurre un mezzo su strada, come il comune cittadino può bere alcol in quantità indeterminata.

Qualcosa non torna. Ricordiamo, ad esempio, che le pattuglie in servizio notturno sono armate: uno guida e dev'essere sobrio. Ma l'altro?
Un chiarimento più netto non farebbe male.

Due: caso autovelox
La spiegazione data a norma di codice dal vicecomandante alle questioni della presunta collocazione errata dall’apparecchio e della visibilità degli agenti, sulla base di altre norme per alcuni lettori si presta a varie contestazioni.

Anche qui un elemento di maggiore certezza sarebbe salutare per tutti.

Tre: comportamento personale antipatico
Citiamo un passaggio di una e-mail riservata: “Sembra che i vigili di Roncade siano stati programmati per usare al massimo un’antipatia del tutto inutile. Sembra che qualcuno gli abbia insegnato, anche alle donne, che più si è arroganti più chi hai davanti si intimidisce e quindi più diventa facile il lavoro. Questo potrà anche andar bene nei commissariati e di fronte ad un pericoloso criminale, non verso chi si sia scordato di mettere il disco orario”.

Qui va senz'altro premesso che il mestiere di vigile urbano non dev’essere affatto facile. Spesso si tratta di sanzionare comportamenti illeciti e questo genera automaticamente una situazione di conflitto – più o meno acceso - con l’interessato. Se non ci fosse una divisa a sottolineare che in quelle situazioni il rapporto non è simmetrico, che cioè uno dei due è dotato di maggiori poteri, il compito non potrebbe essere svolto.
Il punto sta come sempre nel limite di utilizzo di questi poteri e nel modo di far valere la divisa che si indossa.
Va anche tenuto presente che a volte il cittadino si trova di fronte persone giovani, ansiose di dare stabilità al proprio futuro professionale e di dimostrare dunque di essere all’altezza della mansione. Avventizi che si comportano in modo estremamente zelante per compiacere i capi.

Qualche volta sono ragazzi con contratto a termine che fanno il muso duro per dovere ma che, alla fine, rispetto al multato, sono la parte socialmente più fragile.
E’ un ragionamento di prospettiva larga che magari sarebbe bene provare a fare prima di arrabbiarsi.

Quattro: comportamento discrezionale
C’è la sensazione che gli automobilisti bersagliati dalle sanzioni siano solo alcuni e non altri che “fanno cose anche più gravi”.
Dato ricorrente, siamo italiani. L’evasore fiscale colto in flagranza prima di riconoscere l’errore urla che la Finanza dovrebbe colpire gente che evade di più (e che, immancabilmente, sta in altre parti d’Italia).

Il tema è comunque delicato e qualcosa su cui intervenire c’è.
Esempio.
In occasione delle funzioni religiose della domenica (ma anche matrimoni, funerali, sagre eccetera) le piste ciclabili vicino alla chiesa sono occupate da auto in sosta. Comprensibile, dato che parcheggi sufficienti non ce ne sono. La gente può far chilometri a piedi nei centri commerciali ma in chiesa ci va sempre in macchina e quasi mai per accompagnare una stanca vecchietta.
Sia chiaro, la deroga ci può stare, ma concettualmente è una discriminazione: significa riconoscere che chi si reca nel “luogo privato chiesa” gode di un’amnistia che chi si reca invece in un “luogo privato negozio” o “bar” o “ufficio” non ha (ma forse c’è un concordato fra Chiesa e Municipio che contiene una nuova forma di indulgenza plenaria per cristiani patentati di cui non siamo stati informati. Mai porre limiti alla provvidenza).

La deroga ci può stare, si diceva, ma deve essere dichiarata. Occorre un cartello che spieghi chiaramente, ad esempio, che il divieto di parcheggio su pista ciclopedonale non vale la domenica dalle 8.00 alle 12.00. Altrimenti chiunque può chiamare i vigili ed esigere, in piena legittimità, un loro intervento, identico a quello che normalmente eseguono in tutti gli altri giorni.
 

Roncade.it


     

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