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Giovedì
21 aprile
2011

 

Grazie, ma indagini mirate non ce ne sono

Sartor: "A S. Cipriano lavori agrari, ma ora studiamo meglio"
Imprudente continuare ad escludere possibili risultanze archeologiche in quella zona
  
Ringrazio sentitamente il vice Sindaco Giorgio Favero per l’esauriente e cortese risposta data alla mia segnalazione sui lavori osservati nell’area di via Trento Trieste, in un sito interessato in qualche sua porzione da realtà archeologica.
In verità, dopo alcuni giorni dell’inizio di quell’intervento era apparsa chiaramente la natura dei lavori, di tipo agrario, ma all’avvio delle operazioni era impossibile presumerlo e, d’altra parte, nel caso si fosse invece trattato d’un inizio di opere lottizzatorie un intervento tardivo avrebbe comportato la sicura distruzione di ogni testimonianza. Era pertanto doveroso segnalare e verificare con tempestività, come mi risulta abbia poi fatto doverosamente l’Amministrazione Comunale.
L’informazione circa il movimento terra di cui ora si dispone sarà utile e da tenere presente in occasione di eventuali future prospezioni archeologiche, che dovranno considerare l’avvenuta modifica dei livelli del piano di campagna.

La circostanza mi torna opportuna per far presente, ancora una volta, quanto sia inappropriato continuare a dire che non si è mai dimostrata l’esistenza di presenze archeologiche nell’area in questione, ancorché “le preposte istituzioni pubbliche (Soprintendenza Archeologica) non abbiano mai dato conferme” (e non possono darla – aggiungo io – finché non si effettueranno mirate indagini).
La notizia dei reperti restituiti da quell’area, in più punti, è confermata dal prof. Vittorio Galliazzo dell’Università di Venezia e ribadita anche nella conferenza da lui tenuta nel 2006 proprio a Roncade, mostrando l’importante oggetto con iscrizione venetica da lui portato alla luce in San Cipriano nel 1966. Va precisato che non è l’immagine di repertorio pubblicata da sito Roncade.it con il precedente mio intervento.

Il testo sanciprianese è stato pubblicato dall’eminente autorità in materia, il compianto prof. Giovanni Battista Pellegrini, in un aureo volume: PELLEGRINI G. B. - PROSDOCIMI A. L., La lingua venetica, 2 voll., Padova 1967, nel primo volume, pagg. 427-428, con l’errata indicazione di provenienza da “Arcade”.

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L’errore venne prontamente corretto e lo stesso Pellegrini apportò successivamente la correzione all’errore di stampa in favore di Roncade in una sua successiva pubblicazione (G. B. PELLEGRINI, Il Veneto preromano e romano, «Storia della cultura veneta», I, Vicenza, 1976, pag. 38), nella quale affermava, tra l’altro, che relativamente al basso trevigiano questa iscrizione faceva copia soltanto con un altro testo sepolcrale mutilo rinvenuto nel 1965 ad Altino. L’epigrafe roncadese è nuovamente segnalata da A. MARINETTI, Epigrafia e lingua di Altino preromana, in La protostoria tra Sile e Tagliamento. Antiche genti tra Veneto e Friuli, catalogo della mostra archeologica, Concordia Sagittaria - Pordenone (1996-1997), Padova 1996, pag. 75.

Spero che tanto basti. Son tutte cose che già ho fatto presente nel passato, ma purtroppo, nonostante l’evidenza dei fatti oggettivi, allora qualcuno aveva continuato a dire e scrivere che “non risultava...”, che “non è dimostrato...” che “non è stata presentata documentazione a supporto”... Formalismi!
E se proprio non si vuol credere, allora è bene dare un’occhiata al testo pubblicato sul Pellegrini-Prosdocimi (che allego): tenendo ben presente che il refuso “Arcade” va letto come “Roncade”.

Ivano Sartor

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