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Domenica
3 aprile
2011

 

Roncadesi nel Risorgimento / 3

Il soldato entomologo Silvestro Selvatico
Figlio di Ercole Selvatico e dalla contessa Luigia Cortesi di Padova, fratello del sindaco-poeta Riccardo, nacque a Treviso il 5 maggio 1844
  
Sono già trascorsi cinque lustri da quando ho fatto un po’ di luce sulla figura del veneziano-roncadese Silvestro Selvatico, con una relazione all’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano centrata sulla tematica risorgimentale («Silvestro Selvatico volontario della III Guerra di Indipendenza»). Ora quello studio torna utile.

Il “nostro” apparteneva a una famiglia che per origine era e che tuttora rimane veneziana, pur con forti legami roncadesi. Portava un nome personale che tradiva un legame trasgressivo, a motivo del quale la famiglia vanta una discendenza dai contorni leggendari; Ercole Selvatico avrebbe imposto al figlio il nome di Silvestro in onore del celebre Silvestro Camerini, reputato suo genitore naturale, un ricchissimo imprenditore che nella prima metà dell’Ottocento partendo da zero come “carriolante” aveva saputo costruirsi un patrimonio cospicuo, forse il più grande del Veneto, come appaltatore di lavori pubblici ed esattore daziale tra Roma e Veneto. A conferma del presunto legame “illegittimo”, il Camerini non solo impiegò Ercole Selvatico nell’amministrazione dei suoi fondi roncadesi, ma nel 1866 gli donò una piccola parte dei suoi sterminati possedimenti fondiari, trasferendogli centinaia di ettari a Mira, Mellaredo, S. Maria di Sala, Biancade, Fiesso d’Artico.
Silvestro nacque dunque da Ercole Selvatico e dalla contessa Luigia Cortesi di Padova, imparentata con il celebre architetto Japelli e nacque a Treviso, in parrocchia di S. Maria Maggiore, il 5 maggio 1844. Ebbe altri due fratelli: il Sindaco-poeta Riccardo e Bianca, maritata con Giovanni Bordiga.

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Silvestro e Luigi Selvatico

La presenza della famiglia a Roncade comincia ad apparire dagli anni ’50 dell’Ottocento, non solo per villeggiare nelle due ville di famiglia tra Roncade e Biancade, lungo il Musestre, ma per amministrare la vasta proprietà locale, costituita da oltre 50 poderi, pari a poco meno di 500 campi, coltivati da una sessantina di famiglie. Il primogenito Silvestro fece appena in tempo ad appassionarsi all’ideale italiano, ancora da studente, e poi a partecipare all’ultima guerra d’Indipendenza, in veste di combattente volontario all’età di ventidue anni.
Per tale motivo, la sua figura acquistò una fama leggendaria a Roncade e di quell’epica adesione la famiglia erede delle sue sostanze conserva ancora la sua sciabola e altri oggetti di natura militare. Sulla sua esperienza bellica non sono emersi documenti diretti, ma la notizia poggia, oltre che sulla memoria tramandata in famiglia e nell’ambiente locale, su alcuni riscontri oggettivi: è ancora conservata la medaglia commemorativa che gli fu conferita, sul verso della quale si legge il ricordo della partecipazione alle “GUERRE PER L’INDIPENDENZA E L’UNITÀ D’ITALIA”; proveniente dalla sua collezione vi è poi una seconda medaglia offerta, come recita la legenda, da “VENEZIA AI FIGLI BENEMERITI DELLA SUA LIBERAZIONE MCMXVI”, nel 50° anniversario dell’annessione del Veneto al Regno d’Italia. La collezione dei ricordi materiali si completa con la conservazione, da parte dei discendenti, oltre alla già ricordata sciabola, del suo binocolo, degli speroni e di un servizio da campo. Tutti oggetti che avemmo modo di esporre agli inizi degli anni ’80 in una bella mostra sui “Personaggi e Visitatori Celebri di Roncade”, da me curata negli allora “Spazi Pellegrini” di via Roma. Ci restano le fotografie.

Quali sono gli eventi che, a prescindere dal generale sentimento patriottico diffuso in tutta la sua generazione, spinsero concretamente Silvestro ad aderire volontariamente alla guerra del ’66? La risposta giunge da una ricerca compiuta presso l’Archivio Antico dell’Università di Padova, presso il quale si pensava di poter approfondire esclusivamente la vicenda curriculare dell’universitario. Apprendiamo, invece, che il Selvatico s’iscrisse all’Ateneo patavino solo nel gennaio 1867, immatricolandosi al terzo e ultimo corso della Facoltà Matematica; il registro, assieme ai dati di rito, riporta l’interessante annotazione che il Selvatico proveniva dal l’Università di Torino, dove aveva compiuto gli studi dei primi due corsi. Ecco spiegato l’impegno risorgimentale del Selvatico, che certamente non poté rimanere indifferente al clima unitario che si respirava soprattutto in Torino, centro principale di raccolta dei fuoriusciti e capitale della monarchia sabauda, sulle cui iniziative politico militari confidavano le popola-ioni italiane ancora soggette alla dominazione straniera (tra l’altro, in Torino nel 1864 si stampò l’opera intitolata “Urgenza della questione veneta”, di vari autori, che affrontava l’urgenza della liberazione dalla dominazione austriaca sul Veneto). I

l dato archivistico qui appena riferito permette di rettificare un’informazione secondo la quale Silvestro Selvatico sarebbe fuoriuscito dal Veneto per arruolarsi volontario della Terza Guerra d’Indipendenza; invece, la sua presenza a Torino almeno dal 1865 dà atto che il movente dell’espatrio furono ragioni di studio, benché ci resti ignoto il motivo per cui la scelta cadde su un Ateneo tanto lontano, motivo e ragioni probabilmente indotti da sentimenti risorgimentali.
Della sua partecipazione alle vicende militari del ’66 il Selvatico non ci ha tramandato alcuna memoria diretta; non tenne, come fecero in molti, un diario e non ne fece cenno negli scritti successivi, tanto che potrebbe trovare spazio il dubbio sull’effettiva sua partecipazione, se non ci fossero, a conferma inoppugnabile, gli elementi già citati e una lettera, emersa dall’archivio comunale di Roncade, con la quale il 10 settembre 1910 il presidente trevigiano della Società dei Veterani e Reduci delle Patrie Battaglie, E. Bianchi, lo pregava, “quale Socio”, di rappresentarlo alla cerimonia con la quale si scopriva a Roncade una lapide ricordo dedicata al Generale Carlo Alberto Radaelli.

Dall’impegno risorgimentale derivò in Silvestro Selvatico la convinzione, mantenuta durante tutta la vita, della doverosità dell’impegno pubblico per costruire la società nuova: a Roncade egli ricoprì gli incarichi di consigliere comunale e di assessore (1899 e 1910); nel 1901, dopo una travagliata seduta alla quale partecipava anche il fratello Riccardo, venne pure eletto Sindaco di Roncade, incarico che però non accettò.
Ormai settantenne, dopo esser stato rieletto consigliere comunale, nel 1914 pose fine al suo impegno amministrativo rinunciando al seggio. Non mancò tuttavia d’essere sapientemente coinvolto dall’Amministrazione Comunale, che lo nominò suo rappresentante nella Commissione Amministrativa del Pellagrosario “Costante Gris” di Mogliano nel triennio 1897 1900.

Oltre agli impegni pubblici, l’aspetto per cui Silvestro Selvatico acquisì vasta notorietà e in cui fortunatamente la documentazione rimane abbondante fu la ricerca scientifica, quale entomologo, studioso degli insetti, che lo portò a conseguire la libera docenza universitaria – come pare – su una materia naturalistica (esiste solo il ricordo e manca documentazione, ad eccezione del titolo di ‘professore’ spesso associatogli). Autore di diverse pubblicazioni comparse tra il 1877 e il 1889, il nome di Silvestro selvatico è legato anche (e soprattutto) alla ricerca scientifica sui microbi e sul “bombix mori”, il baco da seta, il cui allevamento, come è noto, costituiva per il Veneto e particolarmente per il trevigiano, una grossa fonte di reddito integrativo. La validità dell’apporto scientifico dato da Selvatico in questo ramo specialistico venne riconosciuta in una pubblicazione del 1913, per cui tra gli «avanzamenti e profitti recati alla indagine scientifica» ad opera della Stazione Bacologica di Padova tra il 1872 e il 1912 si citavano esplicitamente, tra gli altri, anche i suoi studi, ritenuti assieme a quelli di Enrico Verson «lavori originali».
A tutto ciò si aggiunga la sua notorietà locale per il carattere pittoresco. Dopo il periodo dedicato agli studi entomologici, dalla sua villa roncadese (poi villa Tonon, ora sede di un ristorante; il più celebre fratello Riccardo abi¬tava invece nella villa di Biancade detta dell’Orso) Silvestro Selvatico attendeva alla non facile attività di possidente fondiario; qui si dedicava anche a molteplici altri interessi, tra i quali la caccia e la fotografia.

Dal 1875 al 1906 impresse con “occhio scientifico” oltre un migliaio di lastre, in parte ancora conservate; non ignorò le tematiche della vita quotidiana, quali le scene di caccia, di conversazione tra amici e familiari, scene di valore antropologico indiscutibile (processioni, bambini poveri, vita agricola, pesca).
La vita di Silvestro Selvatico fu una vita avventurosa, agiata e lunga (morì il 22 gennaio 1937, a Venezia); fu una vita vissuta con bonomia e spirito umoristico.

In sintesi, di questo personaggio ottocentesco vissuto in parte anche nel XX secolo rimane vivo il ricordo per il contributo dato alla formazione della Nazione e per la sua ricerca scientifica, ma resta ancor più vivo nella memoria collettiva della comunità locale, in cui maggiormente operò, il suo spirito arguto, canzonatorio dei luoghi comuni, sprezzante verso il conformismo e il moderatismo, come testimonia tutta una serie di aneddoti, raccolti a Roncade, i quali consentono d’inserire questa figura veneziana e trevigiana nella leggenda, oltre che nella scienza, dove peraltro il posto è meritato dal contributo dato al progresso della specializzazione entomologica.

 

Ivano Sartor
(continua)

     

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