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Sabato
18 marzo
2011

 

Roncadesi nel Risorgimento / 2

Don Angelo Traversi, parroco  schedato di Biancade
La polizia austriaca lo indicò come soggetto "fra i più temibili per la sicurezza dello Stato"
 
Tra le personalità del territorio roncadese che assumono dei contorni significativi in riferimento al periodo risorgimentale del tempo vi è quella di don Angelo Traversi, parroco di Biancade dal settembre 1847 fino alla morte.
  
RADAELLI.jpg (33870 byte) Quanto ad attività politica, si tratta di una figura minore rispetto a quelle dei due combattenti nelle guerre d’Indipendenza Carlo Alberto Radaelli (foto) e Silvestro Selvatico, e tuttavia significativa per il ruolo morale e intellettuale esercitato nella società locale.

Di nobile famiglia, nato ad Arcade il 9 febbraio 1806 da Ottavio Maria Sebastiano Traversi e Santina Barbon, Angelo Traversi era il secondogenito di otto fratelli.

La bolla vescovile con la quale, dopo esser stato investito del beneficio parrocchiale di Biancade, lo si investiva anche della mansioneria di Santa Maria di Castello lo definì come “uomo retto, virtuoso, fedele”; doveva possedere anche un buon livello culturale, come dimostra il fatto che nel 1838 per omaggiare il suo congiunto Sebastiano Traversi in occasione delle nozze ritenne di far ricorso alla penna di certo “G. M.” per un testo poetico a stampa.
Ma quel che ora c’interessa è la sua aperta adesione allo spirito risorgimentale e agli ideali che propugnavano un’Italia unita: per le proprie idee, infatti, il suo nome era riportato nell’elenco dei 52 pregiudicati politici della provincia di Treviso schedati dalla polizia austriaca tra il 1860 e il 1866. In quel documento il Traversi viene definito come soggetto «fra i più temibili per la sicurezza dello Stato», per essere «assai esaltato in politica ed influente sulla popolazione» (Archivio di Stato di Venezia, Atti Riservati Presidenziali 1864, n. 884-889). Egli apparteneva a quel gruppo di cattolici antitemporalisti che nella diocesi di Treviso rappresentavano l’ossatura del Comitato Segreto promosso dal cadorino Luigi Coletti senior.

Tra i sacerdoti trevigiani schedati per il loro orientamento italiano vi erano il celebre Quirico Turazza, l’altrettanto famoso Luigi Bailo (foto), Luigi Sartorio, in quanto aderenti al Comitato Segreto; altri preti come Federico Bianchi, Francesco Celotti e il nostro Angelo Traversi erano schedati per i loro rapporti epistolari con il Comitato di Torino e con altri confratelli esuli politici oltre il Mincio.

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La posizione di non pochi preti trevigiani che ritenevano incompatibile per il Papato di poter essere anche uno Stato temporale e quella di diversi altri sacerdoti di orientamento liberal-moderato portarono a dei duri scontri tra questa porzione di clero filo-italiano e la Curia Vescovile. Lo stesso parroco di Biancade non ebbe vita facile nella Chiesa trevigiana. Ne sono testimonianza le lettere di censura inviategli dai superiori, per motivi disciplinari a volte chiaramente pretestuosi, come quello di portarsi in città e stare «in piazza e dovunque in cappello rotondo in opposizione alle prescrizioni»: la disobbedienza rimarcata consisteva nel seguire la “mondana novità nel cappello” (portare la bombetta?) condannata dal vescovo Soldati ancora nel 1848.
Per i suoi presunti atteggiamenti ribelli verso i superiori, in data 8 marzo 1863 il Traversi fu addirittura colpito dal provvedimento canonico della sospensione a divinis (temporanea interdizione alle celebrazioni sacre); il grave provvedimento è da collegare alla presenza sulla cattedra episcopale trevigiana, ormai da oltre un anno, di mons. Federico Maria Zinelli, filo-austriacante e malvisto dagli ambienti liberali.

Quale patriota dell’Unità italiana, don Traversi, allora sessantenne, partecipò al giubilo popolare per la sospirata annessione del Veneto al Regno d’Italia e il 17 agosto 1866 sottoscrisse, unitamente ad altri 77 sacerdoti della diocesi, un indirizzo di saluto al Commissario Regio, manifestando gioia e commozione per l’avvenuta riunificazione; il documento è riportato in una pubblicazione curata da Emilio Fontebasso nel 1874 su “I primi anni dell’Indipendenza”.
L’arrivo delle truppe italiane nel luglio ’66 fu festeggiato con esultanza dal popolo, oltre che dalle autorità con i provvedimenti a cui abbiamo già accennato. Lo testimonia un noto scrittore e storico veneziano, Giuseppe Pavanello, originario di Meolo, il quale nella sua nota opera “La città di Altino e l’agro altinate orientale”, ricordando l’ingresso nel suo paese delle prime truppe italiane con una Compagnia di Bersaglieri, scriveva: «Roncade mandava a Meolo suonatori, popolo veniva d’ogni dove, vecchi e giovani, donne e fanciulli per salutare i bei soldati della nuova Italia. Il Comune di Meolo apprestava un banchetto agli ufficiali, il prete D’Alberton [cappellano a Biancade] voleva egli stesso accompagnare col suo cavallo il comandante a visitare gli avamposti, e, perché nei giorni susseguenti quelli del Comune indugiavano ad erigere l’antenna, che doveva portare il santo vessillo della patria libera, faceva a sue spese riquadrare una betulla ed innalzarla».
Passati i periodi burrascosi e soprattutto passato a miglior vita il vescovo Zinelli, il parroco di Biancade riguadagnò l’apprezzamento anche da parte dei superiori ecclesiastici, come rivela il decreto emanato dal vescovo Giuseppe Callegari (steso di pugno dal cancelliere vescovile Giuseppe Sarto, futuro papa Pio X) alla chiusura della visita pastorale tenuta in paese il 16 marzo 1882: «ci gode l’animo di encomiare il M. R. Sig. parroco Nob. don Angelo Traversi di Arcade, che regge da trentacinque anni con tanto zelo quella parrocchia, il Reverendo cappellano don Francesco Sartori che lo coadiuva nella cura d’anime, alla veneranda Fabbriceria e a tutta la popolazione che risponde così docile alla voce del beneamato pastore...».

Stimato dalla popolazione per i suoi 41 anni di ministero e per la cura della chiesa, nella quale tra l’altro fece ricostruire l’organo dalla ditta Agostini, l’ultraottuagenario ma ancora energico don Angelo Traversi (nella visita pastorale del 1888 che precedette di poco la sua morte si scrisse: «È ancora abbastanza vigoroso, ma va perdendo la memoria») decedette a Biancade il 17 settembre 1888 e dopo le esequie venne sepolto nella tomba di famiglia ad Arcade.
La memoria storica su questo parroco appassionato d’Italia rimane incisa su una lapide affissa sul campanile della chiesa parrocchiale di Biancade per volontà dei parrocchiani, i quali vollero allora definirlo “amico fratello”. Il testo è molto significativo e bello nella sua semplicità: «Alla cara memoria / del / nostro parroco amico fratello / D. Angelo Traversi / angelo di nome e carità / che / per 42 anni / prodigo coi derelitti / morì povero / li 16 settembre 1888 / i parrocchiani / p.».

Era doveroso ricordare una così bella figura e nel 1980, fresco di studi sul mio paese – avendo pubblicato da qualche anno “Biancade documentata” (1977), dove la personalità del Traversi trovò una prima rivalutazione – da assessore comunale proposi che in occasione della revisione toponomastica, che di routine avviene l’anno che precede ogni censimento, venisse intitolata al benemerito parroco patriota una via nel centro di Biancade.

Ivano Sartor
(continua)

      

IVANO SARTOR SU TELECHIARA - 17 MARZO 2011