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Mercoledì
20 aprile
2011

 

La memoria malata

Piovesan: "Dedichiamo una via alla Wladimiro Paoli"
Il partigiano roncadese Luigi Mazzon è ricordato con una lapide solo a Quarto d'Altino anche se fu ucciso a Ca' Tron
  
Passeggiando per Quarto d’Altino ho osservato una lapide esposta nella nuova piazza fronte chiesa in ricordo dei partigiani lì impiccati dalle brigate nere il 31 dicembre 1944 e 21 aprile 1945.

La lapide, in memoria del roncadese Luigi Mazzon e del casalese Angelo Zanettin appartenenti entrambi alla brigata partigiana “Wladimiro Paoli”, è stata affissa il 18 settembre dello scorso anno.
Recita: “OH CITTADINO CHE QUESTO SUOLO CALPESTI IN LIBERTA’ SAPPI CHE ESSO FU BAGNATO DAL SANGUE GENEROSO DI LUIGI MAZZON E ANGELO ZANETTIN CADUTI COMBATTENDO PER LA NOSTRA DEMOCRAZIA”.

 

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Lo stesso Luigi Mazzon è ricordato a Roncade unicamente nel monumento “Vittoria Alata” insieme a noti repubblichini, che sicuramente per la democrazia non combatterono, per una decisione alquanto discutibile del nostro consiglio comunale nel 1987.
Non entro nel merito delle motivazioni che hanno spinto ad una scelta del genere ma se questo è l’indirizzo non mi stupirei se, tra una ventina d’anni, i giudici Borsellino e Falcone fossero ricordati insieme ai mafiosi Bontate, Prestifilippo o Pino Greco accomunandoli tutti nella categoria “vittime della criminalità mafiosa”.

Quello che è stato fatto è stato fatto, ma per ribadire che la nostra democrazia si deve agli uni e non agli altri sarebbe opportuno riconoscere con segni concreti la gratitudine per chi combatté per la libertà di tutti e non sarebbe una cattiva idea dedicare una via alla brigata partigiana Wladimiro Paoli.

Simone Piovesan


19 aprile 2011

Una riparazione adeguata alla velenosa commistione dei nomi in quel monumento in centro a Roncade non è ancora stata fatta e purtroppo pare nessuno ne senta la necessità.
Gli impuniti restauratori che il 4 novembre del 2006 lo proposero tirato a lustro fecero anche di peggio, riordinando simpliciter quei nomi in ordine alfabetico. Occorsero mesi prima di rattoppare il misfatto e chi lo chiese con insistenza ebbe pure l'impressione di essere giudicato molesto nel protestare per una marachella – una “svista” della giunta comunale – di cui si faticava a percepire la gravità.
Ma ormai non è grave neanche chiamare brigatisti rossi i magistrati di Milano, visto che il capo del Governo non si è ancora dissociato dall'espressione.
Certo, fra poco vedremo mescolati in una confusa anticamera di oblio i Falcone e i Bontate.

Proviamo a resistere. Forse non siamo così in pochi come ci sentiamo.

Per la memoria di Luigi Mazzon ripropongo qui la ricostruzione della sua morte, avvenuta non a Quarto d'Altino ma a Ca' Tron e non per impiccagione, al capitolo n.14 di “Inesorabile piombo nemico”, prelevabile in pochi secondi in .pdf

Gianni Favero

     

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