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Mercoledì
11 maggio
2011

 

Vi ricordate di Matteo Caroli?

Il docente elaborò un progetto di cui si sono perse le tracce
Nel 2006 il Comune lanciò un Piano di sviluppo strategico al quale collaborarono decine di cittadini. Fu solo esercizio teorico?
  
Lo abbiamo perso di vista.
Che evoluzione ha avuto il Piano Strategico per lo sviluppo economico e sostenibile (Pases) del Comune di Roncade?

In molti ricorderanno che nel 2006 l'amministrazione comunale di Roncade lanciò un progetto di largo respiro, ambizioso e strutturato in modo scientifico – di cui si trovano i prodromi già nell'ottobre del 2004 con un incontro pubblico a Villa Giustinian – di pianificazione territoriale.
Si trattava, in sintesi, di disegnare un progetto – nelle intenzioni concertato con gli “stakeholders” (un misto fra portatori di interesse e figure leader della società) - per l'individuazione delle linee guida che avrebbero orientato lo sviluppo del territorio.

Per guidare l'operazione fu incaricato un docente dell'università degli studi sociali (Luiss) di Roma, Matteo Caroli, il quale si impegnò per alcuni mesi raccogliendo questionari compilati dalla popolazione in generale e da soggetti “qualificati” per redigere, alla fine, un documento con finalità di indirizzo.
Ottantaquattro pagine, ricche di tabelle e considerazioni, che vennero rese pubbliche nel gennaio del 2008 e che si concludono con una scala dei tempi che indicava il realizzarsi delle azioni, articolate in cinque “Assi” (Sviluppo turistico, Manifatturiero e servizi ad alta innovazione, Filiera dell'agricoltura, Qualità del territorio, Sistema istituzioni-imprese-forze sociali), in quattro quadrimestri.

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Entro la metà del 2009, dunque, più o meno.

Il disegno, a rileggerlo, è ampio e suggestivo.
Limitandosi al solo primo punto – ma è bene consultare il documento nella sua integrità - si parla ad esempio di promozione del sistema delle ville venete e del turismo fluviale, di un progetto di “Eco-Museo” da elaborare, di un modello di “albergo diffuso” da strutturare anche in collaborazione con Fondazione Cassamarca, dell'ideazione di un “festival da realizzarsi a Roncade e nei comuni limitrofi” su temi come “fotografia; olimpiadi della cucina; bioarchitettura” e di un piano per “l'integrazione dell'Outlet”.
In riferimento al secondo asse, in materia di ricerca e innovazione, nelle premesse si parla di “un centro di ricerche molto qualificato a livello internazionale” già insediato nell'area di Ca' Tron, di “potenziamento dell'area industriale” e molto altro ancora.
Dal 2006, però, i numeri dell'indagine socio-demografica condotta dallo specialista sono sensibilmente cambiati (basta confrontarli con tabulati affini di altri centri di ricerca locali), l'Outlet non ha alcun bisogno di essere integrato semplicemente perché non c'è e, quando sarà realizzato, avrà probabilmente una natura molto diversa da quella prevista, mentre il centro di ricerche di Ca' Tron nel frattempo ha chiuso.
E' anche ipotizzabile che il docente della Luiss non abbia lavorato a fini puramente filantropici. Un costo – pubblico – lo ha avuto.

Perciò, a cinque anni di distanza dall'avvio dell'iniziativa, è lecito chiederci cosa rimane di quell'operazione e quale sia l'origine delle ragioni per cui non se n'è più sentito parlare.
Almeno a livello mediatico, dimensione quest'ultima centrale se si tiene presente che uno degli scopi dell'iniziativa era l'innesco di un virtuoso percorso di “marketing territoriale”.

     

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