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Domenica
27 novembre
2011

 

Outlet, cambiare la legge

Gruppo Basso: "Attenzione, potrebbe accadere a chiunque"
Il sistema Tar-Consiglio di Stato si contraddice da solo e può bloccare qualsiasi investimento. Fermi 500 posti di lavoro
  
Non si tratta di un'opera incompiuta perché ogni sua componente è stata realizzata, a meno di piccoli dettagli.
Non è nemmeno un'operazione immobiliare sbagliata perché, a differenza di diversi altri casi che per ragioni diverse hanno perso attrattività nei confronti di una potenziale clientela, l'interesse di chi vorrebbe potervi entrare anche domani c'è tutto.

Se il “Roncade Outlet Gallery” rimane un solido vistoso e vuoto ai margini della Treviso-Mare è solo per una ambiguità normativa un po' troppo complessa per essere tecnicamente spiegata in poche righe, ma sufficiente a bloccare lo sviluppo dell'impresa attraverso il solito micidiale sistema a tenaglia Tar-Consiglio di Stato.

Al “Gruppo Basso”, proprietario della struttura concepita ormai all'inizio dello scorso decennio, come residua arma giuridica oggi rimane solo quella di un “ricorso per revocazione” verso una sentenza dei giudici amministrativi romani, i quali avrebbero di fatto contraddetto un pronunciamento della stessa corte su un tema sostanzialmente identico.
La storia è molto articolata. Provando a mettere ordine, è il caso di ricordare che il progetto di Outlet era stato ben presto contrastato da società concorrenti, titolari di grandi insediamenti commerciali in comuni confinanti, con ricorsi al tribunale amministrativo di Venezia. Le questioni sollevate erano legate all'intricata legislazione su accorpamenti e redistribuzioni interne, tema oggi normato dalla legge regionale n.15 del 2005. Il primo round si era chiuso, per i promotori dell'Outlet roncadese, con una sconfitta al Tar e una vittoria al Consiglio di Stato. Passano però appena un paio d'anni e per altri ricorsi sulla stessa materia, i verdetti si capovolgono. Va bene a Venezia ma, ed è cronaca del 2012, male a Roma. Dunque non si apre.

Intanto il Gruppo fa fronte alle opere di compensazione pretese dall'amministrazione comunale di Roncade quale conditio sine qua non per il rilascio delle licenze. Una pista ciclabile, un allargamento dei sottopassi veicolari nel vicino svincolo, la creazione di un percorso protetto ed esclusivo per pedoni e ciclisti, un ampliamento della palestra del capoluogo, un monumento ad un roncadese illustre... “Abbiamo sempre fatto tutto ciò che ci è stato chiesto dalla conferenza dei servizi – spiegano fonti della holding trevigiana – e adesso siamo con un investimento da una cinquantina di milioni completato ma inerte, che richiede manutenzione e vigilanza e che non può ospitare nemmeno uno dei 78 negozi previsti e generare uno solo dei 500 posti di lavoro in proiezione”.

Partita chiusa e persa? Niente affatto. “L'inghippo sta nelle interpretazioni di una legge regionale. Quello che stiamo cercando di fare ora è di sensibilizzare le parti politiche e le associazioni di categoria, spiegare che la distorsione normativa che ci blocca può dar luogo a ricorsi in qualsiasi grande superficie di vendita. E' chiaro che un intervento del legislatore si pone ormai come più che opportuno. A meno di voler rischiare di assistere alla paralisi di investimenti privati ed alla perdita di occasioni di crescita economica ed occupazionale della nostra regione”.
 

Gianni Favero


     

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