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Venerdì
8 aprile
2011

 

In memoria del bancarottiere

Ventisette anni fa moriva Attilio Marzollo, roncadese d'adozione
Fu arrestato dopo un tentativo di fuga nel 1971. Il raggiro ai danni dei risparmiatori fu quantificato in 50 miliardi di lire
  
Ventisette anni fa, il 4 aprile del 1984, all'età di 57 anni, moriva un concittadino d'adozione fra i più controversi nella storia di Roncade, Attilio Marzollo, veneziano, agente di cambio e bancarottiere italiano fra i più clamorosi.

La truffa messa in campo, per un valore quantificato all'epoca di circa 50 miliardi di lire, fu sostanzialmente costruita sull'inefficienza del sistema bancario.
Negli anni di Marzollo la circolazione dei titoli era interamente sostenuta su certificati delle società emittenti che impiegavano anche molte settimane per arrivare a destinazione.

In questo modo era possibile, per l'agente di cambio al quale l'acquirente si appoggiava - per il tramite di una banca - rilasciare documenti in cui si assicurava che, in un momento successivo ma non meglio specificato, i titoli sarebbero stati recapitati. 

E' bastato insomma, per il megaraggiro di cui stiamo parlando, frapporre qualche funzionario di banca compiacente per distribuire una quantità impressionante di certificati fasulli. Nel caso di Marzollo (nella foto con la moglie, Ursula Funk) i soggetti utili allo scopo furono individuati nel Banco San Marco. I titoli, così, entrarono in circolo ma, grazie alla lungaggine della loro gestione, furono strumenti di transazioni su valori puramente fittizi, dato che non c'era alcun valore reale a sostenerli.
La bolla scoppiò molto tempo dopo, abbastanza, per il finanziere veneziano, per accumulare una fortuna enorme ai danni di risparmiatori inconsapevoli.

Di Attilio Marzollo a Roncade rimane il dono di un ponte pedonale sul Musestre, di fronte alla scuola materna parrocchiale, con tanto di targa a ricordo del benefattore.

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Per un suo ricordo riportiamo il profilo tratto da Bruno Lorenzon nella sua "Galleria Roncadese" pubblicata dieci anni fa.

  
L’esistenza di Attilio Marzollo si concluse nel 1984, ma la sua avventura di finanziere era terminata molto prima, esattamente il 4 novembre del ’71, quando il commissario della Squadra Mobile veneziana Salvatore Barba lo acciuffò in Germania, dove si era rifugiato per sfuggire alla galera. Il 25 gennaio dell’anno dopo fu estradato in Italia e rinchiuso nel carcere di Santa Maria Maggiore in attesa del processo di primo grado che ebbe inizio il 4 aprile 1974.

Ma chi era veramente Attilio Marzollo e di che cosa era accusato? Rampollo dotato di una famiglia bene di Venezia, accasato a Roncade in una bella villa appena fuori del centro, modi signorili, parlantina sciolta, si prestava come agente di Borsa garantendo guadagni straordinari ai numerosi risparmiatori che gli affidavano pacchetti di denaro da investire in operazioni più o meno spregiudicate. "Per me, quando la Borsa sale c’è il sole in cielo; quando cala è un giorno di pioggia. Sarà una malattia, ma la Borsa ce l’ho nel sangue." Così dichiarò ai giudici, quando fu chiamato a rispondere di una sfilza di reati che andavano dalla bancarotta alla truffa, alla sottrazione di titoli (una parte dell’ingente capitale risultò poi depositato presso banche svizzere). Prima di allora, molti (anche a Roncade) lo consideravano un mago della finanza.

Ma le sue arti di prestigiatore, per quanto sorrette da una rete di funzionari di banca compiacenti che gli garantivano la copertura dei titoli mediante lettere di accredito "sulla fiducia" si scontrarono con la richiesta del Banco di Sicilia che, subodorando la gabbatura, nel giugno del ’71 gli impose di rientrare dallo scoperto; fu il classico sasso che, staccandosi dalla vetta, si trasformò in una colossale frana. Infatti non gli riuscì di ottenere ulteriori garanzie ed anzi tentò di vendere titoli inesistenti; pressato dai creditori, Marzollo riparò all’estero.

I giudici lo condannarono con sentenza di primo grado a 9 anni di reclusione (pene minori vennero comminate ad alcuni funzionari e impiegati di banca, giudicati responsabili di falso e truffa) mentre nel successivo grado di giudizio la pena fu ridotta a otto anni. In realtà rimase in cella per un periodo molto più breve; ne uscì nel ’77 e si ricostruì in qualche modo una vita, tornando a fornire consulenze finanziarie basate su un’esperienza personale non condivisibile ma certamente straordinaria.

 
     

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