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Sabato
21 maggio
2011

 

Astensione, riflettiamoci meglio

Lorenzon: "Non è un fenomeno semplice, proviamo a capire"
Il voto è un diritto/dovere ma occorre che i candidati siano all'altezza. E se penso al loro stipendio in proporzione all'impegno...
  
Gentile redazione,
ho letto l'articolo pubblicato nel suo sito dal titolo "Una storia per farvi vergognare "; la condanna senza appello per quei 4397 cittadini che alle precedenti elezioni provinciali hanno deciso di non andare a votare; c'è chi non ha avuto dubbi nel decidere che era doveroso farlo, chi ha pensato che era giusto e infine chi ha pensato che era inutile, (penso a chi ritiene che le province vadino abolite).

Ritengo che un cosi' alto numero di astensioni, se non giustificato, si debba necessariamente cercare di capire ed io ritengo sia troppo semplicistico e non utile per nessuno limitarsi a giudicare (cosa che facciamo troppo spesso) portando a conoscenza una storia certamente importante e uguale, purtroppo a mille altre storie, certamente l'obiettivo è quello di far riflettere e magari involontariamente far sorgere dei sensi di colpa a chi non è andato a votare.

Io credo però che qualcosa sia cambiato rispetto al 1944, non solo la storia ma purtroppo anche i valori, gli obiettivi, le persone, il modo di fare politica e di concepire i doveri, le prospettive e le aspettative verso il futuro e quindi per non cadere nel senso comune di individuare come irresponsabile quel cittadino che non va a votare o meglio, che questa volta non è andato a votare.

Per una volta poniamo la domanda ai politici,a quelle persone che in prossimità di una qualsivoglia votazione ti riempiono la cassetta della posta
per poi sparire fino alle prossime, a quei candidati che dovrebbero rappresentarci e quindi condividere con noi le difficoltà di essere cittadini ( penso alla burocrazia), alle difficoltà di ottenere quello che ci aspetterebbe di diritto (e per i quali migliaia di giovani come Ettore hanno sacrificato la loro vita).

Il voto è un diritto/dovere e su questo non ci sono dubbi, ma che valore può avere questo nostro diritto se poi chi viene eletto va per la sua strada
e non per la nostra? Se il programma per cui si è votato viene disatteso? Può essere gratificante pensare che alle prossime non avrà più il mio voto.
O va cambiato qualcosa? Che valore ha il mio voto se poi la politica cambia le carte in tavola e il mio no al finanziamento pubblico diventa "rimborso
elettorale"? Che senso hanno il mio sacrificio, le mie rinunce, le mie difficoltà nel sostenere lo stato, il mio stato, attraverso le tasse che si portano via
una buona parte del mio stipendio/pensione se poi vedo lo stipendio/pensione dei politici che dovrebbero rappresentarmi? Posso pensare che capiscano le difficoltà del cittadino partendo dal presupposto che anche loro vivono i miei stessi problemi?

Non so se tutto questo (ed altro) possa giustificare la scelta di non votare;q uello che mi chiedo è se quel 40% di non votanti sono tutti degli irresponsabili e quindi vanno "eliminati " con un perentorio "inutili" o se invece valga la pena di capire cosa chiedono, di cosa hanno bisogno oggi i cittadini italiani, capire se i politici vedono questo astensionismo con preoccupazione, sinonimo di distacco e disinteresse verso una politica che non li rappresenta o se per loro è più importante lo stipendio a fine mese, una poltrona più o meno garantita cosi come la pensione.

Quindi io credo che il problema del non voto sia più complesso, che sia semplicistico individuare le responsabilità solo verso chi non è andato a votare, che le "responsabilità" sono molteplici, che il sacrificio di tanti giovani debba essere da monito non solo a quel 40% di non elettori, ma sopratutto
a quel numero indefinito di politici ai quali probabilmente è sfuggito il senso e l'obbiettivo del sacrificio di quei tanti giovani come Ettore.

Grazie per lo spazio
 

Zeno Lorenzon

     

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