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Martedì
15 marzo
2011

 

Sandra, attenti a quei due

Dopo 20 anni parla Katija, l'amica slovena della pasticcera
"Credo che su quella notte si siano raccontate cose non vere. La polizia? da me non è più tornata"
  
CRNICE (Slovenia) - “Credo che chi ha trovato il corpo ed il compagno di Sandra di allora abbiano raccontato cose non vere”.

A vent'anni di distanza dall'omicidio di Sandra Casagrande, la pasticcera di Roncade uccisa nel suo negozio il 29 gennaio 1991, a parlare è Katija, una donna slovena di Crnice che oggi ha 52 anni e che era una delle sue amiche più strette. Erano uscite a cena per l'ultima volta con i rispettivi compagni roncadesi, B. e T., sei giorni prima, a Jesolo, in occasione del compleanno di Sandra.

Katija, come vi siete conosciute?
“Nel 1988 al casinò Perla di Nova Gorica, dove B. e T. erano soliti recarsi spesso”

Perché dice di non credere alla versione fornita da chi ha dato l'allarme, cioè il musicista Zeno Vettorello?
“Io e B. ne abbiamo parlato diverse volte, dopo la morte di Sandra. Lui mi ha confidato elementi che non ha riferito nemmeno alla polizia. Uno è questo, e io sono d'accordo. Degli altri non mi sento autorizzata a parlare”

Riguardano ipotesi sull'assassino?
“No, riguardano il comportamento di T.”

Come si sarebbero svolte le cose, allora, secondo lei?
“Credo che il cadavere di Sandra l'abbia scoperto T. e, piuttosto che dare l'allarme, abbia preferito mandare in pasticceria l'amico Vettorello”.

Perché?
“T. era troppo esposto con il suo ristorante. Ci teneva tantissimo al suo buon nome. E' vero che la sua relazione con Sandra in paese era nota, anche alla moglie. Ma finire sui giornali per questo sarebbe stata un'altra cosa”.

T. andava tutte le sere a trovare Sandra?
“Ho trascorso diverse volte dei giorni a casa di Sandra, quasi sempre ad una certa ora lui arrivava. Aveva le chiavi per entrare dal retro e non farsi vedere sul lato della strada principale. Solo lui poteva salire”.

Negli ultimi tempi andavano d'accordo?
“Forse non del tutto. Il giorno del compleanno, Sandra ricevette un grande mazzo di rose gialle, fiori che T. le mandava sempre. Quando le ho chiesto di chi fossero lei mi rispose di non saperlo. Una frase che mi ha fatto pensare alla possibilità di un pretendente nascosto”.

Conoscenti comuni dicono che B. fosse molto generoso con lei, Katija, mentre T. non lo era altrettanto nei confronti di Sandra. Concorda?
“Erano molto diversi. T. non era splendido, questo è vero. Non le regalava molte cose, me ne ricorderei”

Secondo lei Sandra sperava che T. lasciasse la famiglia per lei?
“Non lo avrebbe mai fatto, Sandra lo sapeva. Del resto non ho mai sentito Sandra dire di T. qualcosa come 'gli voglio bene' o simili”.

Ma se T. non era generoso e non avrebbe lasciato la sua famiglia, perché Sandra avrebbe continuato a frequentarlo così a lungo?
“Non lo so, forse perché ammirava la sua cultura. Era un appassionato di arte, parlava spesso di quadri”

T. e B., il suo compagno dell'epoca, sono rimasti amici?
“Secondo me non lo sono mai stati. L'amicizia è un'altra cosa. Diciamo che andavano a divertirsi insieme, spesso con Sandra e me”.

La sera del compleanno di Sandra, mercoledì 23 gennaio, a Jesolo, le era sembrata preoccupata per qualcosa?
“No, non mi è sembrata preoccupata. Se la prendeva un po' con T. Lei aveva una camicia molto bella ma T. sosteneva che era troppo trasparente all'altezza del seno. Tutto qua. Però non mi confidava molte cose. Era più grande di me, all'epoca io avevo solo 32 anni e lei 44”.

Secondo lei, Sandra avrebbe potuto avere problemi di ordine finanziario?
“Non aveva debiti, non ne era il tipo. Mi raccontava di avere in banca una somma di 30 milioni di lire, che a me, abitando in Slovenia, sembrava una cifra enorme. Tuttavia non credo che la pasticceria andasse un granché bene, c'era poca gente che entrava”

Le risulta che svolgesse qualche altra attività?
“Non credo, non ne avrebbe avuto il tempo. Era in negozio dal mattino alla sera”.

Lei ha continuato, dopo la morte di Sandra, a vedere B.?
“Si, per un anno e mezzo. Poi l'ho solo incontrato un giorno per caso qualche anno fa a Nova Gorica”

Ha saputo che nel 2009 l'inchiesta su quel delitto è stata riaperta?
“Mi hanno telefonato degli investigatori l'altra estate. Quando sono venuti qui, però, io ero fuori per lavoro. Li ha accompagnati T. ma hanno trovato solo mio fratello. Mi ha detto che T. era piuttosto nervoso, passeggiava per il cortile avanti e indietro. Poi non sono più tornati”.

C'è altro che ricorda di particolare?
“Un sogno, l'unico sogno che ho fatto di Sandra dopo la sua morte. Un sogno strano per il quale mi sono anche rivolta ad uno psicologo”

Perché strano?
“Sandra mi spiegava perché era stata ridotta così. Diceva che l'aggressore aveva una trivella”

Le sembra così strano?
“Quel termine, 'trivella', io non lo conoscevo. Ho chiesto spiegazioni dopo sul suo significato. Prima che in quel sogno era una parola che non avevo mai sentito”.

Gianni Favero

Nota: T. e B. sono le persone indicate nel libro "Il gioco del Torello - Sandra Casagrande, autopsia di un'indagine", Piazza Editore, con gli pseudonimi di Tino Gatti e Bepi Morra

     

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