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Sabato
13 agosto
2011

 

Pesci suicidi nel Musestre

Per l'Arpav va tutto bene, ipotesi depressione collettiva
Nuovi approfondimenti su possibili cause inquinanti saranno probabilmente affidati ad un laboratorio privato
  
Nel Musestre e nel Vallio molti pesci si suicidano. I rimanenti, depressi, non hanno voglia di accoppiarsi e perciò non si riproducono.

Non c'è altra spiegazione a leggere i dati dell'Agenzia regionale per l'ambiente del Veneto (Arpav) sui prelievi eseguiti nei mesi scorsi, in seguito alle segnalazioni del Comune di Roncade sullo stato del fiume.

L'alternativa, a questo punto, rimane quella di ascoltare il parere di altri investigatori, cioè un laboratorio privato in grado di individuare ciò che l'Agenzia regionale non ha riscontrato nel fiume e che avrebbe potuto spiegare lo spopolamento ittico e le colorazioni anomale in alcuni punti del corso, così come denunciato ripetutamente da pescatori e residenti.

I prelievi che l'Agenzia riferisce di aver eseguito immediatamente a valle degli insediamenti produttivi più "sospettati" - in astratto - causare episodi di inquinamento hanno riguardato le aziende "Tessitura Monti", a Maserada, "De' Longhi" e "Cartiera Burgo" di Carbonera, da dove, attraverso il "Mignagola", giunge parte delle acque che alimentano il Musestre.

A San Biagio di Callalta è stata quindi indagata l'attività dell'azienda agricola "La Grazia", che si occupa di allevamento di suini.

I risultati, scrive l'Arpav, sono noti solo per i rilievi di Maserada - del tutto normali - mentre gli altri seguiranno. Rimane il fatto, sostiene ancora l'agenzia regionale, che per i tratti dei fiumi Mignagola e Musestre precedenti l'ingresso nel territorio comunale di Roncade le concentrazioni di azoto nitrico, fosforo e quant'altro sono normali e perfettamente compatibili con l'equilibrio biologico della flora e della fauna di sempre. Idem per le analisi sul campione prelevato all'altezza di via Roma, in centro a Roncade.

Dunque? L'assessore all'ambiente, Gilberto Daniel, ha ripetuto più volte di non essere soddisfatto delle indagini Arpav, ai cui ricercatori "sembra non necessario effettuare ulteriori indagini e campionamenti sui corsi d'acqua in oggetto, a meno che non emergano ulteriori motivazioni".
Non accontenta, cioè, limitarsi alle cause ignorando la persistenza degli effetti, come dire: cioò che ci avete chiesto lo abbiamo fatto, se i pesci muoiono non è più affare nostro.

Il modello da seguire, a questo punto, non può essere che analogo a quello che spessp si segue nella sanità. Se un medico del servizio pubblico dice che il paziente sta bene, nonostante quello accusi ancora ripetuti malesseri, l'unica strada che a quest'ultimo rimane, disponibilità economica permettendo, è quella di rivolgersi ad uno specialista privato.


     

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