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Martedì
29 marzo
2011

 

Semo is back

L'opinionista Paolo Gatto riaffiora dalla depressione. Durerà?
"Quelli onesti hanno paura di sbagliare e perciò molto meglio fare nulla e nascondersi"
  
Vi scrivo dopo un bel po’ di tempo, tempo in cui “il semo del gato” ha taciuto volontariamente perche a scrivere sulle amenità, disgustose amenità, si rischia di finire in galera per istigazioni varie, ed inoltre, francamente, nel tempo subentra una sorte di rifiuto generalizzato alle parole, tante, e ai fatti, pochi, per evitare eruzioni cutanee da allergia alla palude in cui ci troviamo. Meglio tacere perche i mulini non vogliono farsi buttar giù.
Solo che ogni tanto lo spirito battagliero ritorna e allora si riprende in mano la penna per cinque minuti.

Il mondo vive un momento tragico, difficile tra crisi economiche, crisi tecnologiche, disastri naturali e disastri provocati dall’uomo. Già qualche anno fa avevo scritto le mie sensazioni in relazione alla condizione economica e sociale di questo pianeta dopo la caduta di tutte le ideologie autoritarie e del fallimento di comunismo e anche del mercato libero nella sua più selvaggia applicazione. Sono stato uno jettatore me ne rendo conto, tuttavia se non si vuole vivere come abitanti della casa del “grande fratello” col cervello proiettato alle veline, si deve guardare ai problemi reali ai quali rispondere per migliorare le condizioni di vita degli abitanti di questo pianeta.

Ben lungi dall’essere un economista, (ma visti i risultati dei criminali soloni con lauree annesse questo non è un problema) non possiamo non rilevare che la crisi economica mondiale è il risultato della mancanza di regole comuni sull’economia di mercato la quale persegue il massimo profitto e dove l’equilibrio dei prezzi serve solamente a mantenere stabile il flusso del denaro dalle tasche di molti a quelle di pochi. Tale flusso di denaro (cartastraccia ormai stampata da privati) si è interrotto perché le bolle speculative ben sostenute dai sistemi bancari, da politici insulsi e da tycoon privi di scrupoli, son scoppiate fra le mani della gente normale, non certo fra quelle di questi idioti criminali. Sono parole forti me ne rendo conto ma mi rendo anche conto che tutti questi soggetti non sanno dove condurre, non sanno che fare, non sanno dove metter le mani dati con i numeri che sono colossali e che a fare poche operazioni aritmetiche anche alla casalinga basterebbero per capire che come siamo andati avanti sino ad oggi non si può più.
Si tratta, in definitiva, del frutto avvelenato della rinuncia ai politici di questo mondo di prendere decisioni di qualsiasi tipo, perche una volta devono essere rieletti, un’atra devono fare il piacere a questo o a quello, o perché pur onesti sono impreparati, incerti di agire anche in maniera solitaria rispetto alla volubilità della gente.

Quelli onesti insomma hanno paura di sbagliare e perciò molto meglio non fare nulla e nascondersi dietro a questa o quella norma invece di modificarla, dietro a questo o a quel funzionario comodo paravento.
Quindi in una situazione economica di questo tipo, come possiamo aspettarci decisioni storiche, rivoluzionarie se volete. C’è chi ancora agita scheletri del secolo scorso, qualcuno che si rifà a secessioni che ci riporterebbero al medioevo con le mura attorno ai paeselli contadini, c’è chi si scandalizza se questo o quello sventola il tricolore, e chi ha paura dell’esproprio proletario.
Un esempio e poi deciderete. In questi giorni dal povero Giappone, già scosso dal terremo e dallo tsunami, ci giungono le terribili notizie sul destino della centrale atomica di cui si aspetta l’imminente collasso con le mortali conseguenze. C’è anche li il balletto delle cifre sui morti, sulle radiazioni, sulla sicurezza che c’era o no, se la società proprietaria ha mentito no. Già la Tepco mi pare si chiami. Società privata che gestisce la produzione elettrica della centrale; una società che ha prodotto utili per i proprietari e per gli azionisti e ha prodotto energia pulita e milioni, o miliardi, di yen che definire puliti a questo punto è un eufemismo. Sono puliti soldi guadagnati se poi alla fine siamo di fronte a disastri simili provocati o meno dalla sfortuna, dall’uomo o dalla cupidigia? E qui non centra il nucleare perché di dubbi ne ho anche io. Già perché è inutile nasconderselo, il mondo in cui viviamo, il nostro mondo, divora energia elettrica, il nostro benessere divora energia elettrica che nessuna fonte ecosostenibile può coprire nemmeno fino al 50%. Insomma neppure con pannelli solari fotovoltaici eolica ecc. ecc.. riusciremmo a liberarci da petrolio carbone o nucleare; ridurli si, liberarcene no almeno sino a che si scopra qualcosa d’altro. Insomma si convivremo ancora per molto con inquinamento o rischi letali come il nucleare per mantenere il nostro livello di vita, perché nessuno al mondo è disposto a ridurre del 50% il proprio tenore di vita. Nessuno.

E allora mi permetto di fare una piccola provocazione. Se i rischi, di un tipo o dell’altro, sono latenti, inevitabili sebbene limitati al massimo (mettiamo anche al 99% come per la centrale giapponese) esistono sempre, e se i danni provocati da eventuali incidenti sono così gravi per popolazioni (decine di migliaia in un colpo solo oppure nel corso di un secolo), perché? Perchè i guadagni, gli “utili”, devono finire nelle tasche di pochi? Non vi sembri cosa da poco perché ammettere che ciò non sia giusto significa ammettere che il libero mercato non può disporre delle risorse naturali del mondo per produrre i propri profitti quando i beni in gioco si chiamano acqua, petrolio, gas, energia atomica ed ogni altra componente necessaria al funzionamento e all’utilizzo per i bisogni primari dei cittadini su cui poi potrebbero ricadere disgrazie “casuali”. Anche il cittadino potrebbe pretendere dunque di rischiare in proprio con una gestione pubblica delle risorse piuttosto che rischiare mentre le società imprenditoriali mettono da parte i denari.
Acqua ed energia elettrica, fogne, telefonia, viabilità, sanità, scuola ecc. non possono essere espropriate alle popolazioni perché quando su queste componenti si inseriscono le necessità della speculazione economica, allora vengono persi di vista gli obbiettivi primari che non sono la produzione di utili ma la produzione di benessere dei cittadini stessi. Il mercato si occupi di altro ma ciò di cui si vive non può essere oggetto di speculazione come l’acqua.
Prima il cittadino e poi i soldi e questo i nostri politici non vogliono capirlo. Un morto quanti punti di borsa vale?
Con rispetto alle popolazioni del Giappone e con affetto al compleanno di questo nostro Paese così maltrattato.

Viva l’Italia.
Viva il Mondo

Paolo Gatto

     

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