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Giovedì
28 luglio
2011

 

Immortali azzeccagarbugli

Fare una domanda in italiano e avere una risposta in lingua oscura
Il caso di un lettore che non riesce a prelevare dei documenti è la spia di un sistema senza più contatto con il mondo reale
  
L'italiano non cambierà mai.
Quando si tratta di creare barriere di linguaggio fra la propria "èlite" di appartenenza - dove per élite sociologicamente si intende "sottogruppo di eccellenza all'interno di un corpo sociale" - e chi invece sia esterno è formidabile.

Va detto che dalla notte dei tempi l'uso consapevole ed insistente di una certa terminologia è stato lo strumento per indicare i confini di una certa categoria, e che la facoltà di respingere gli estranei attraverso il "parlare difficile" è sempre stata usata come leva di potere. Si pensi, per essere chiari, al rapporto che purtroppo si genera nel contatto fra un cittadino comune e la macchina della burocrazia, ai moduli, le clausole, gli incisi e gli asterischi, i rimandi al comma bis dell'articolo ipsilon eccetera. In questi casi si sta a testa china nella speranza di intuire qualcosa e di non avere troppo una faccia da tonto.
"Capito tutto? Una firma qui". E tu firmi.

Di questo male italiano Alessandro Manzoni aveva parlato due secoli fa, quando scrisse la pagina memorabile dell'incontro fra l'analfabeta Renzo Tramaglino che si reca dal suo avvocato "azzeccagarbugli", con la tangente di due capponi, per cercare di avere ragione contro un (pre) potente.

Il fatto inspiegabile è che spesso il linguaggio oscuro (che non vuol dire dotto) è usato senza alcun perché. Pare per la pura soddisfazione di pronunciarlo o scriverlo.
O di vedere umiliato un interlocutore che esperto di quella materia non è.

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L'esempio reale è il seguente.
Un lettore chiede a Roncade.it come mai non riesca a prelevare le delibere del Comune dal sito dell'amministrazione. Potremmo aver risposto che quella è un'altra parrocchia ma anche il rimpallare è un vizio dell'italiano mediocre. Trattandosi poi di un presunto disservizio della pubblica amministrazione un controllo è d'obbligo.
Dunque si procede con una rapida verifica con gli uffici - va detto solerti e precisi - la quale consente di accertare che il sistema, invece, funziona.
Supplemento di indagine. Si scopre che il prelevamento dei documenti - per non passare da zotici si chiamerebbe "download" - funziona se si naviga in internet usando "Explorer" (cioè il programma di navigazione - per gli amici "browser" - della Microsoft) e non funziona invece con "Chrome", che è il prodotto corrispondente del concorrente Google.

Il particolare viene allora riferito ancora agli uffici di via Roma i quali, a questo punto, si rivolgono alla società esterna che fornisce loro il servizio. I cui esperti rapidamente rispondono. Ecco il testo:

"In riferimento al problema relativo all'apertura dei file ".rtf" con Google Chrome, la informiamo che la causa è un bug noto della versione 12 del browser sopra indicato, che è stato registrato nel bug tracker del progetto Chromiun di Google al seguente link:
http://code.google.com/p/chromium/issues/detail?id=89327 "
Lampante, no? Provare a cliccare sul link per capire quanto questo possa aiutare il cittadino comune in cerca di una delibera.

La risposta "umana" poteva essere benissimo formulata così: "Chrome, nella sua versione n.12, ha un difetto di fabbricazione proprio di questo tipo che è stato corretto nelle versioni successive. Perciò, dato che probabilmente stai usando la versione n.12, passa ad una più recente che puoi installare gratis cliccando qui, oppure usa il classico Explorer, e vedrai che tutto funziona".

Però non è fico.


     

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