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Venerdì
17 giugno
2011

 

Bcc, Bin e Di Santo fanno la pace

Ritirate le querele fra l'ex n.1 di Monastier e il leader di Vedelago
In una nota congiunta affermano di essersi capiti male e che la stima reciproca rimane immutata
  
Pace fatta fra Nicola Di Santo e Claudio Bin, rispettivamente presidenti della Bcc “Credito trevigiano”, di Vedelago, ed ex presidente di Bcc “Monastier e del Sile”, di Monastier.

Pace fatta, con la remissione delle querele che i due si erano scambiati, e pietra tombale su una vicenda giudiziaria che avrebbe espresso nel suo percorso elementi collaterali per molti aspetti più densi di contenuto del puro litigio fra i due.
Chiarisce tutto, dunque, nel gioco delle opportunità, un passaggio della nota congiunta che i due hanno diffuso ieri per annunciare la chiusura della vertenza senza vittime né prigionieri. “Prioritario rispetto a tutte le singole dispute e legittime aspirazioni e reciproche pretese – si legge - è la tutela del bene comune del credito cooperativo, e questo criterio ci ha guidato nella ricerca di una soluzione condivisa, facendo prevalere il buon senso di autentici cooperatori: in altre parole ha vinto la cooperazione di credito”.

I fatti sono in sé piuttosto confusi e poco interessanti. Si parte da un prestito concesso nel 2010 dalla Bcc di Di Santo all'azienda che faceva capo alla madre di Bin, una sigla dell'abbigliamento di San Biagio di Callalta che si chiama “Arbi”, e che ad un certo punto si incagliò, determinando la reazione in sede legale del presidente di Vedelago. L'evento, però, ebbe come conseguenza la diffusione di informazioni su certe presunte opache operazioni societarie di Bin che furono la causa, a dire di quest'ultimo, della decisione dei consiglieri di Monastier di costringerlo, con una sfiducia formale, a lasciare la carica di presidente. Cosa di cui, perciò, Bin chiese i danni a Di Santo attraverso una partita di carte bollate.

La battaglia, dall'esito incerto e sicuramente con un lungo decorso, tuttavia, non ci sarà. Non ci saranno discussioni, in particolare, su una ricca memoria di 57 pagine prodotta dal difensore di Di Santo, Antonio Franchini, ed in cui si analizzano in profondità le mosse operate da Bin per scongiurare il default dell'azienda di famiglia, così come il ruolo di un altro ex della Bcc di Monastier, il direttore Michele Baseggio, pensionato silenziosamente subito dopo la destituzione del suo presidente.
Acqua passata. Nell'attestato di pace di ieri, Di Santo e Bin giurano che “la stima reciproca rimane immutata”.

     

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