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Domenica
24 aprile
2011

 

La matrioska di Claudio Bin

L'ex presidente della Bcc di Monastier denuncia Nicola Di Santo
Il contenzioso giudiziario svela però un reticolo di rapporti con soggetti sfuggenti ed un tantino inquietanti
  
Claudio Bin, ex presidente della Banca di Credito Cooperativo di Monastier e del Sile, cita a giudizio Nicola Di Santo, attuale leader della Bcc Credito Trevigiano. In ballo, poco più di 300.000 euro di danni chiesti quale risarcimento. Bin accusa infatti Di Santo di aver ordito una trama a suo danno, diffondendo notizie riservate relative ad un debito di 250.000 euro che l'azienda di sua madre aveva verso l'istituto di Villa Emo. Notizie che poi portarono, sempre secondo Bin, alla sua sfiducia nel Cda del 13 settembre del 2010.

Il primo round a Palazzo di Giustizia sarà giovedì 5 maggio, ma l’azione legale potrebbe avere come conseguenza quella di scoperchiare un sistema di strane società a matrioska, strutturato su base nazionale e piuttosto attivo anche nella Marca.
Qualche idea più chiara sulla “filiera” di questo business, che pare dedicato ad imprese in cattive acque, la si avrà leggendo la memoria di 57 pagine che i legali di Di Santo, fra cui l’avvocato veneziano Antonio Franchini, depositeranno alla prima udienza. Nel frattempo sono di aiuto visure camerali ed indiscrezioni che si spingono anche oltreconfine.

Per iniziare occorre tracciare la Arbi snc, società dell’abbigliamento di San Biagio di Callalta scivolata nella posizione di dissesto all’origine del prestito ricevuto dalla Bcc di Vedelago oggetto della contestazione. Bin, nel 2009, trasferisce alla madre, Nadia Bidoia, di 77 anni, la proprietà dell’azienda, rimanendone, si sostiene, il reale amministratore. Il 24 marzo del 2010, però, un ramo d’azienda di Arbi viene trasferito ad una nuova insegna, il “Maglificio di San Biagio”, sempre intestato a Bidoia, il quale ha vita brevissima. Esattamente sette giorni dopo, infatti, passa di mano ad una Srl che si chiama “Emmecommerciale”, con sede a Oderzo al n.17 di via Garibaldi. E’ una srl vagabonda che troviamo, di lì a qualche settimana, insediata in Lombardia e, poco più tardi, assorbita da una finanziaria altrettanto misteriosa. Euro Sopa holding Spa è il suo nome, il suo sito web – di fatto solo una somma di link eterogenei esterni - dice pochissimo. Sopa, è l’ acronimo dei nomi dei fondatori, Silvano Sordi e Massimiliano Patracchini.

Il secondo compare nel Cda di società poco fortunate nell’area di Varese.
Il primo, più interessante, è l’uomo che nel 2009 prende i contatti con Bin. A presentarglielo è Michele Baseggio, ex vice direttore della Bcc di Monastier silenziosamente andato in pensione poco dopo l’uscita di scena del presidente, nel settembre scorso. Sordi è fumo negli occhi nel Cda della banca: il suo nome l’hanno già incontrato diverse volte fra gli amministratori di aziende che alla banca si erano rivolte per ottenere finanziamenti poi regolarmente rigettati.
“Nessuna relazione con lui – assicurano i vertici di Monastier – e, al contrario, rapporti sempre ottimi fra noi e Vedelago”
“Con Sordi ho parlato appena due volte – garantisce a sua volta Bin – perché da Arbi poi sono uscito e non ho più saputo nulla”.

Torniamo ad Euro Sopa per evidenziare infine come l’ad, Stefano Masullo, sia anche il fondatore e segretario di un’associazione di consulenti di investimento, la Assoconsulenza, la quasi totalità dei soci risulta docente dell’Isfoa. Università privata che conferisce titoli “non equipollenti a quelli di analoghe istituzioni statali”.
La sede è a Lugano, città che, per combinazione, orienta un secondo ramo della vicenda.
Ma questa è un’altra storia.

     

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