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Sabato
18 giugno
2011

 

Il diritto di abbruttire una città

Acer: "Centro storico in decadenza per colpa di un privato ricco"
Gli sforzi di molti neutralizzati da chi rinuncia ad affittare e non gli importa nulla del luogo in cui vive
  
Gentile redazione,

dopo aver letto il blog del direttore non possiamo esimerci dal fare un commento. In primo luogo va detto che l'analisi fatta è chiara e precisa, la conseguente conclusione e definizione del concetto di colpa sociale è perfetta e come Associazione la sposiamo senza esitare.
Il problema è annoso e tanto per fare un esempio simile ricordiamo l'angolo di Largo Giustiniani che alcuni anni or sono era addirittura pericolante con pezzi di coppo che incombevano sui passanti, solo dopo un bel po' l'Amministrazione comunale è riuscita a far mettere almeno in sicurezza lo stabile, un altro degli angoli più belli di Roncade che resta peraltro tuttora fatiscente e abbandonato. In questo caso ci risulta dovrebbe essere un problema ereditario causato da una molteplicità di eredi con le inevitabili difficoltà di mettere tutti d'accordo e quindi se almeno qui possiamo trovare una pur labilissima e comunque largamente insufficiente giustificazione, nel caso specifico citato dal direttore non ve n'è alcuna.

  
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Tutti sappiamo, tanto per non fare giri di parole, tutto quanto concerne gli immobili citati e sappiamo anche le vicissitudini che hanno dovuto patire certi commercianti nostri associati che hanno provato l'avventura di starci in affitto e di dover interfacciarsi con la proprietà... e infatti il risultato è piuttosto evidente: è tutto vuoto ma le attività che c'erano non hanno chiuso, anzi lavorano eccome, si sono semplicemente spostate.

Possibile che si siano spostati tutti solo per il peso dell'affitto?
O potrebbe esserci stato anche dell'altro e cioè una pressione costante, continua e ingiustificata da parte del proprietario su una mole di banalità tale da far gettare la spugna anche al più volenteroso dei locatari?

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Ma la questione ancora più curiosa sta nel fatto che, tanto per fare i conti della serva, se proviamo a farci una domanda e cioè a quante migliaia di euro di affitto al mese rinuncia un proprietario che tiene tanti e tali locali vuoti (consideriamo il fatto che non c'è nemmeno uno straccio di cartello con scritto affittasi ne' tantomeno vendesi) la cifra sarebbe di parecchie decine di migliaia di euro. Un professionista al quale abbiamo girato la domanda ha stimato circa da 5000 a 8000 euro al mese.
Dunque, tanto per buttare una cifra, c'è un privato che rinuncia a circa dai 60.000 ai 96.000 euro all'anno che potrebbero derivargli da queste sue proprietà contemporaneamente pagandoci (diamo per scontato) le tasse e patendo l'inesorabile decadimento che le strutture subiscono nel tempo soprattutto restando disabitate.
Ne consegue che davvero pare questa impresa o società o proprietario non abbia bisogno di soldi, anzi in anni così difficili addirittura sembra evitarli.

L'Amministrazione comunale, con la quale (in piena sintonia) abbiamo già più volte affrontato l'argomento, ci dice di non aver moltissime armi a disposizione anche se speriamo stia per fare tutto quello che è in suo potere ma a quanto pare nulla si può contro un privato che sceglie, per vie misteriose che sarebbe oltremodo curioso capire e indagare, di andare contro quelli che dovrebbero essere prima di tutto i suoi stessi interessi.

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A questo punto noi commercianti non possiamo fare niente se non subire questo scempio che depotenzia e sminuisce ogni nostra (come di tutti) faticosa iniziativa per rivitalizzare la nostra città.

In ultima analisi dovremo accettare che la libertà in uno stato di diritto è anche questa: assumersi con totale indifferenza la colpa sociale di abbruttire e lasciar decadere una città.

ACER Cittattiva

     

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