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Sabato
26 giugno
2010

 

Il corvo e la staffetta

Storie roncadesi di vent'anni fa, quando c'era la Dc. Anzi, due
Sindaci che si avvicendano a metà legislatura, ma prima si denunciano, e una lettera anonima densa di mistero (mica tanto...)
  

E' una stagione politica strana ed anomala fin dalle prime battute quella che inizia nella tarda primavera del 1990 per l’amministrazione comunale di Roncade.

Il 6 ed il 7 maggio si era andati al voto con alcune novità, in primis il debutto della Liga Veneta, capeggiata da Pietro Zaro, il quale si era fatto le ossa militando per alcuni anni a Villorba. Poi, oltre ad una Lista Civica fondata da Bruno Lorenzon, avevano preso dei consiglieri anche i Verdi, oltre ai consolidati antagonisti del Pci e del Psi.
Dodici all'opposizione, diciotto in maggioranza, tutti Dc. Novecento e passa voti raccolti dal sindaco uscente, Gabriele Doratiotto, meno della metà per il secondo classificato. Strada tutta in discesa per la riconferma, dopo già due legislature, più una iniziale da vicesindaco, del borgomastro di Biancade (ancora non si parlava di elezione diretta del sindaco)?

Niente affatto. Il declinante scudocrociato, nell’inconsapevole vigilia di Tangentopoli che, nel 1992, ne annienterà lo scheletro, per questioni locali e mai bene indagate anche a Roncade è sull’orlo di una crisi velenosa.
Per far accettare una sua nuova designazione a sindaco, Doratiotto, appartenente all'area di pensiero detto "fanfaniano", deve cedere alle condizioni del suo delfino diventato antagonista, Ivano Sartor, forte di una corrente interna, detta della "sinistra" altrettanto pesante. I numeri dei consiglieri per l'uno e per l'altro sono nove ciascuno.

Dopo metà legislatura, è la sostanza del patto imposto da Sartor, il vecchio dovrà dimettersi e lasciar posto al nuovo. Perché non subito? Vai a capirlo.

Una spiegazione - o, meglio, una buona serie di suggestioni - viene da una lettera anonima del luglio 1990 (qui la copia originale in .pdf) distribuita nella cassetta della posta a molti roncadesi e firmata da non meglio identificati “Amici della Lista Civica” e volutamente sgrammaticata, che attacca Doratiotto il quale, secondo il corvo, “non intende mollare l’osso dato che ancora c’è da rosicchiare”. “Ora pare che i tempi siano maturi per sedare un comportamento a dir poco da strapotere; si pensi - si legge ancora - che ogni potere acquisito da ciascun cittadino è stato finora mercanteggiato, vale a dire tutte le autorizzazioni commerciali ed edilizie, gli appalti più o meno grandi, fino ai più svariati intrallazzi che il sindaco ed alcuni stretti collaboratori hanno gestito in certo modo. Comportamento che non è azzardato definire di tipo mafioso-camorristico che rasenta la corruzione e concussione”.

Il “corvo” va avanti, dimostrando di saperla lunga, citando bustarelle collegate alle assegnazioni delle aree in zona artigianale, spiegando come un’area da 800 lire a metri quadrato abbia assunto un valore di 18 mila lire, chiamando in causa noti imprenditori trevigiani e anche altri nomi della politica locale, dall’ex consigliere regionale ed ex sindaco di Roncade Gilberto Battistella a Sergio Sartor.
Una burrasca senza pioggia e senza grandine, tuttavia, che si ferma là, sulla soglia, come un avvertimento appeso a qualche soffitto.
L’unico ad arrabbiarsi davvero, di lì a qualche giorno, sarà Sergio Sartor. Nella seduta di lunedì 30 luglio, verso la fine, si alza, prende la parola, parla di “terroristi politici” e di una “politica fatta di fango”.

Come finirà la faccenda della lettera? Doratiotto accuserà Ivano Sartor di averla scritta ingaggiando pure un grafologo, Sartor querelerà Doratiotto per calunnia e si andrà alla guerra giudiziaria. Poi l'armistizio.

Nel 1992 entrambi usciranno da un’aula giudiziaria sorridenti e stringendosi la mano. Abbiamo scherzato.
Via con la staffetta.

     

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