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Sabato
6 marzo
2010

 

Niente più soldi per la metropolitana

Matteoli risponde a Rubinato, mancano 84 milioni
I 100 introdotti con la finanziaria del 2008 destinati ad altre opere. Il Veneto rimane senza collegamenti ferroviari veloci
  

I 100 milioni di euro che il governo aveva garantito con la finanziaria del 2008 per la realizzazione del secondo stralcio del Sistema metropolitano ferroviario regionale (Sfmr) del Veneto non ci sono più.

Lo si apprende, nero su bianco, nella risposta scritta trasmessa nei giorni scorsi dal ministro dei trasporti, Altero Matteoli, ad un’interrogazione in questo senso rivolta nel luglio scorso da tredici deputati, primo dei quali è Simonetta Rubinato.

Parlamentare che, in fase di scrittura della finanziaria dell’allora governo di Romano Prodi, si produsse per far introdurre l’emendamento volto a riconoscere al Veneto 10 milioni di euro l’anno per 10 anni per realizzare le tratte Quarto d'Altino – Portogruaro (con fermata a Ca' Tron e Meolo), Treviso – Conegliano, Castelfranco Veneto – Vicenza e Padova – Monselice.

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Matteoli, replicando alla richiesta dei tredici di spiegare in che modo intenda ripristinare i finanziamenti - momentaneamente dirottati, secondo l’assessore regionale, Renato Chisso, alla ricostruzione dell’Abruzzo terremotato – ha fatto intendere che quel denaro non c’è più.
“Il costo dell’infrastruttura – scrive il ministro – è stimato in complessivi 140 milioni di euro, 56 dei quali, a carico della Regione, sono attualmente disponibili. Per il reperimento degli ulteriori 84 milioni è in corso la verifica delle relative fonti di finanziamento”.

Tradotto, quel denaro lo dobbiamo cercare. I 100 milioni di cui parla la finanziaria del 2008, più che sufficienti a coprire il fabbisogno, dunque non esistono più.
Concetto che smentisce ciò che Chisso assicurò la scorsa estate. “I 100 milioni in ogni caso ci sono – dichiarò al Corriere del Veneto il 5 luglio – magari spalmati a tranche più modeste su un periodo un po’ più lungo, e di questo abbiamo la parola del Ministro”.
Del resto lo stesso assessore regionale ai trasporti, pochi giorni prima, cioè il 26 luglio, sempre sullo stesso giornale aveva sottolineato che “nessun atto ha mai tolto risorse al nuovo sistema regionale”.

Questo nonostante l’esistenza di una delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), datata 6 marzo 2009 – vale a dire addirittura precedente all’evento sismico che produsse i datti verso i quali secondo Chisso sarebbero stati indirizzati i soldi per il Smfr veneto – in cui si confermano finanziamenti per il Mose (800 milioni), per il Ponte sullo Stretto (1.300 milioni), per una serie li linee di alta velocità ferroviaria e di strade ed autostrade (12.750 milioni) e, infine per reti metropolitane per importi complessivi di 1.500 milioni. Nel pacchetto vi sono i sistemi di Palermo, di Catania, il Regionale Campano, di Bari, di Cagliari, di Roma e di Milano.

In più, a conferma della lontananza dei problemi veneti dalle preoccupazioni dell’esecutivo, esiste un altro interessante carteggio ufficiale. Si tratta di un allegato al Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) 2010-2013, pubblicato nella gazzetta ufficiale del 21 gennaio, in cui le rarissime opere pubbliche venete inserite nelle tabelle sono quelle interamente sostenute da finanza di progetto, quindi da risorse private. Superfluo precisare che del Sfmr non c’è neppure l’ombra.

     

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