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Martedì
13 luglio
2010

 

L'Arcadia del Musestre

Sartor: "Decine di scrittori antichi e moderni legati al nostro territorio"
Ricordo di un incontro con Tiziano Scarpa in un sabato letterario dei felicissimi tempi di Giacomo Buldo ed Enza Carbonere
  

Le frequentazioni letterarie di un territorio sono esse stesse storia di quella terra e memoria per la gente che vi abita. A titolo esemplificativo, potremmo scomodare perfino Dante, al quale la città di Treviso sempre si richiama per quel suo Dove Sile e Cagnan s’accompagna.

E così è anche per Roncade, nella sua proporzionata realtà minore; geograficamente più contenuta, ma antropologicamente degna di ogni altro livello superiore. Ecco alcuni tra i più importanti e noti scrittori antichi e moderni che, senza tanto sforzo compilatorio, vengono istantaneamente alla memoria come autori di semplici citazioni letterarie di Roncade o d’altre località del territorio, quando non addirittura di brani più completi: Carlo Goldoni, Ernest Hemingway, Julien Green, Gabriele D’Annunzio, Giovanni Comisso, Giuseppe Berto.
Qualche altro nome ci sarà ancora... e tornerà alla mente.

Su di essi potremmo dilungarci e approfondire; ma non è questa la sede, né la volontà che sottende questa mia nota di sapore estivo.
Il movente è la segnalazione d’un giovane scrittore ormai noto alla vasta platea dei lettori italiani, un autore legato biograficamente alla terra roncadese e più precisamente al paese di Biancade, un autore che ha onorato la località delle sue ascendenze materne pubblicando un brano intitolato Incontro con Dio e con i miei morti a Biancade.
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Si tratta dello scrittore veneziano Tiziano Scarpa, vincitore del premio Strega 2009 con il suo Stabat Mater e che nei giorni passati abbiamo visto sui giornali e nei telegiornali in veste di presidente di diritto dell’edizione 2010 dello stesso Strega.
Dell’incontro di Tiziano Scarpa con Dio e con i familiari morti e sepolti nel cimitero di Biancade posso ritenermi, assieme ad altri, l’inconsapevole promotore, poiché tutto in quel suo racconto coincide con una particolare circostanza culturale che a suo tempo ho voluto venisse promossa a Roncade, presso il ristorante “Ai Galli”, in uno dei felicissimi quanto fortunatissimi appuntamenti ciclici dei Sabati Letterari che si tenevano a Roncade quando avevo come mio assessore alla Cultura il mai abbastanza rimpianto Giacomo-Toni Buldo.

Volli che Toni e la Enza, bibliotecaria di risorse intellettuali preziose quanto elevate e perciò stesso poco compresa dalle persone inadeguate, facessero conoscere ai roncadesi la penna del giovane Scarpa, autore al tempo quasi quarantenne, emergente, che pubblicava con case editrici nazionali come Einaudi, Feltrinelli o Paravia e che era diventato popolare, tra l’altro, per il suo Venezia è un pesce.

E non era uno sfizio personale o una curiosità di nicchia. Conoscevo, infatti, il vissuto giovanile di Scarpa; l’autore stesso, in un certo senso, l’aveva fatto conoscere dalle pagine patinate di Soprattutto, supplemento a Il Gazzettino del 3 settembre 1999, con un brano che vale la pena di rileggere e che mi fece quasi trasalire quando con distrazione e per puro caso lo sbirciai al bar, per la citazione che «su Biancade esiste un bel libro di Ivano Sartor, Biancade documentata».

Sabato 22 febbraio 2003 fu una sorpresa per tutti: l’incontro letterario, per nulla segnalato dalle testate trevigiane, che in genere non sono in grado di distinguere la gerarchia degli eventi locali e spesso finiscono col dare la priorità alle notizie meno importanti, fu un successo inatteso, con un salone gremito di circa centocinquanta persone provenienti da un largo raggio territoriale, da Treviso, da Preganziol, da Resana... L’evento culturale si concluse con il dovere d’ospitalità, intrattenendo Tiziano Scarpa a cena, occasione di confidenze sui suoi esordi letterari: tra i primi libri da lui apprezzati c’era stato appunto il mio Biancade documentata, opera prima del 1977 e poi «ti pensavo un vecchio con la barba e devo ricredermi, ma a quanti anni hai scritto il tuo volume?» e così via.

Tra le varie cose, Tiziano Scarpa ricordava una testimonianza riportatagli della vecchia nonna, secondo la quale Giovanni Comisso da bambino veniva spesso a Biancade, a trovare gli Onor, che avevano la casa in centro, di fronte al forno De Vidi, nell’edificio che poi è divenuto proprietà della famiglia di Aldo Cattarin. La notizia pare veramente credibile, in quanto la nonna si dichiarava ben sicura di quanto diceva ed aggiungeva che lei stessa giocava con la Giovannina, la sorella dello scrittore trevigiano.

Tiziano Scarpa mi ha svelato anche un’altra curiosità locale: l’esistenza di una giovane scrittrice biancadese che pubblica nientemeno che con la casa editrice Einaudi! È tale Milena Fiotti, autrice d’un racconto comparso nella raccolta dell’editrice torinese “Anticorpi”. In realtà – chiosava con arguzia Tiziano Scarpa – si tratta di un racconto suo, che con questo stratagemma dovette compiacere l’esigenza di far comparire nella raccolta anche qualche firma al femminile; il travisamento d’identità è stato perfino corredato da una foto della fantomatica Milena Fiotti, in realtà quella di una sua amica, del tutto estranea al testo.

Poi, ultimata la piacevole serata, tutti a casa e Scarpa alloggiato al residence “Villa Selvatico”, a metà strada tra Roncade e Biancade. Qui si aggancia il racconto biografico di Scarpa sopra richiamato: la domenica mattina prima di tornarsene a Venezia egli va a piedi fino al cimitero di Biancade, dove riposano in pace i nonni materni e gli zii. E da quell’esperienza intima, grave e gonfia di ricordi sofferti nasce il brano che ora possiamo leggere, scritto con gli a capo casuali imposti dal risicato spazio della carta che aveva scovato in tasca, ma che dicono tanto tanto sulla discontinuità dei sentimenti che la morte prima o poi ci impone. E quei sentimenti li posso comprendere bene: di suo zio Ernesto tragicamente scomparso ero amico, con lui condividevo l’impegno sociale e politico e, dalla mia bicicletta, un po’ aggrappato alla ringhiera dell’orto e appoggiando il piede al muretto di calcestruzzo, sono stato lì fermo a discutere e discutere di politica e di società tante volte, mentre lui, in canottiera, continuava a compulsare il suo orto.
L’autore stesso, dopo aver pubblicato il brano in AA. VV., Il truffatore, No Repply 2004, ne ha dato ampia divulgazione sul sito Internet nazioneindiana.it; me lo segnalò per primo il padre di Tiziano, quando a Venezia venne ad ascoltare la conferenza di presentazione degli atti del convegno su Riccardo Selvatico tenuta all’Ateneo Veneto (e anche quella serata meriterà un ricordo scritto, per quanto lì mi ha raccontato Joe Tilson, un grande artista inglese della Pop Art che vive a Venezia e che frequenta pure lui Roncade). Il racconto di Scarpa è stato poi ripubblicato anche nel suo Batticuore fuorilegge (Fanucci editore, Roma 2006, pp. 54-63); in quest’ultima opera compare (pp. 151-153) anche una poesia dedicata alla morte angosciata dello zio Ernesto.

Insomma, Biancade entra alla grande nella prosa e nella lirica di Tiziano Scarpa, proprio come c’entra con la sua vita; in ogni caso, al di là dei ricordi personali e dei riferimenti specifici al nostro territorio, il fatto rilevante è che ora ci rimane un racconto breve di Tiziano Scarpa ambientato e intitolato a Biancade. È un dono importante, che resta per il futuro.
Lo si allega e soprattutto lo si legga.

  

Ivano Sartor

     

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