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Sandra, gli ultimi elementi

Ancora una ricostruzione con dati inediti e poi pausa
Ipotesi mai diffuse e particolari dell'autopsia incrociati ad espressioni prudenti degli investigatori, aggiungono infine qualcosina.
  
Riassumiamo.

Sandra scende da casa sua, sopra il negozio, dove si sta riempendo la vasca per fare un bagno, perchè qualcuno suona alla porta.
Qualcuno che, evidentemente, le chiede dei dolci, visto che la confezione trovata sul bancone e che lei stava ultimando, aveva ancora il nastro collegato al rocchetto (quindi non era già pronta in attesa di qualcuno che aveva preannunciato il suo arrivo).

Mentre la donna sta per compiere uno degli ultimi abituali gesti, cioè tagliare il nastro ed arricciarne le terminazioni con la forbice, accade qualcosa di improvviso. O la persona che ha ordinato le paste manifesta d'un tratto la vera intenzione per cui ha suonato alla porta oppure, approfittando dell'uscio del negozio non più chiuso a chiave, entra qualcun altro.
In questo caso si tratta di un soggetto che incute una soggezione particolare, dato che il cliente non aspetta nemmeno di ricevere i dolci praticamente già quasi pronti, ed esce. Oppure resta lì, assieme al nuovo arrivato, ma Sandra non si occupa più di lui.

Che succede? C'è una discussione che degenera, c'è una bottiglia spaccata in testa.
Prima o dopo di questo il maglione bianco di Sandra viene sfilato dal torace che è, sotto, completamente nudo (ricordiamo che stava per immergersi nella vasca, quindi al suono del campanello si è rivestita alla meno peggio).
La circostanza suggerisce una componente di natura sessuale nelle intenzioni dell'aggressore, partecipata da Sandra se la maglia viene sfilata prima del colpo in testa, o contro la sua volontà se questo avviene dopo.
Va detto, comunque, che l'indumento, quando gli investigatori lo recuperano, è pulito e integro.

Se è così - se, cioè, esiste un ingrediente erotico nell'agire del killer (o, comunque, per essere bizantini, di qualcuno che in quei momenti era lì. Perchè parlare sempre al singolare?) - teniamo presente quattro elementi che supportano un'ipotesi di cui si è parlato in ambienti investigativi ma mai nella stampa.

1) Sandra non è stata spogliata dalla vita in giù e l'apparato genitale, scrive l'autopsia, è integro ed in condizioni normali.
2) L'esame del medico legale e le foto allegate evidenziano ematomi alle ginocchia
3) Dalla bocca di Sandra viene estratto un corpo di tessuto (un reggitenda) che, a differenza di altri reperti, pare non essere stato distrutto da allora. Il 10 novembre 2009, parlando a Roncade, il procuratore della Repubblica, Antonio Fojadelli, ad una domanda su di esso risponde "E’ un elemento sul quale io dovrei non rispondere per ragioni di cautela investigativa".
4) Quando si parla del ritrovamento di un Dna diverso da quello di Sandra gli investigatori usano sempre la definizione "liquido biologico". Che può voler dire sangue ma anche no.

Sta qui la soluzione del caso? Certamente no ma a questo punto è opportuno fermarsi e riprendere il ragionamento in autunno con nuovi contributi.
Fin qui quel che c'è da dire - e si può dire - su questo sito è stato scritto e chi vuole leggere fra le righe certamente lo ha già fatto.

Buona estate e grazie per l'attenzione

Roncade.it


21 maggio 2010

I depistaggi anticipati nell'ultima puntata sono più di uno ma qui ci soffermiamo sul principale, che è quello delle banconote sporche di sangue trovate alle 7,40 del 30 gennaio 1991 nella cassa del suo distributore automatico "Agip", a Biancade, da Roberto Collodo.
Tre banconote da diecimila lire intrise di un liquido rosso che il benzinaio consegna subito ai carabinieri e che riveleranno di essere macchiate proprio del sangue di Sandra. Almeno, con ottime probabilità, visto che all'epoca era difficile fare confronti incontestabili come oggi.

Dunque, si disse, l'assassino in fuga, accortosi di essere restato senza benzina, si ferma al primo self service e si rifornisce. Siccome ha le mani ancora sporchissime di sangue macchia le tre banconote.
Ricostruzione chiaramente abbastanza fragile per una serie di ragioni. La prima è che, dopo aver guidato per 2.300 metri dal negozio di Sandra al distributore, cioè per circa due minuti e mezzo a 50 km all'ora, le mani dovevano già essere abbastanza pulite per il contatto con i comandi dell'automobile, la tasca in cui c'è il portafoglio e il portafoglio stesso, ed il sangue, per quanto abbondante, già abbastanza secco.
Invece le fotografie della scientifica mostrano biglietti di banca che sembrano essere stati letteralmente immersi nel sangue.
Poi uno che scappa sa che con sole diecimila lire, nel 1991, può correre per almeno 100 chilometri. Perchè perdere tutto quel tempo a infilarne tre, di banconote?
Perchè l'uomo non è uno stupido, anzi, pare quasi un esperto di cose criminali. Non è affatto in preda al panico e soprattutto vuole farle trovare, quelle banconote. Vuole indicare che l'assassino abita in quella direzione. Quindi le diecimila lire le sporca per bene già in pasticceria, le conserva trattandole con i guanti - impronte digitali non ne sono state rintracciate - e le dà in pasto ai detective. E alla stampa che abbocca.

Per necessità di sintesi evitiamo il riferimento ad altri corpi insanguinati disseminati, in quella stessa notte o nelle ore immediatamente successive, in altri luoghi vicini. Dei quali, tuttavia, dalle carte e dall'archivio dei corpi di reato della Procura è scomparsa ogni traccia. Misteri...

Per quanto riguarda invece il collezionista di mutande si tratta di uno spiantato quasi cinquantenne di Meolo che, a tempo perso, aiuta il fratello, proprietario di un'impresa edile, il quale, da qualche mese, ronza attorno a Sandra.
La sua automobile è bianca e targata Venezia, come quella indicata da una testimone nelle vicinanze della pasticceria quella sera con il motore acceso, e non sa spiegare, all'atto della perquisizione, perchè manchino i tappetini.

Soprattutto, dentro l'auto i carabinieri trovano dei reggiseni e una mazzetta di polaroid di ragazze svestite in posizioni sconce.
Pensano di aver centrato il bersaglio perchè, guarda caso, quando è stata trovata, Sandra è nuda dalla vita in su e nei dintorni il suo reggiseno non c'è.
Al veneziano i militari buttano per aria la casa, saltano fuori quantità industriali di indumenti intimi femminili di ogni foggia e colore, e anche di fotografie pornografiche che egli sostiene di aver scattato da sè.
Dove?
In un appartamento di Jesolo in Largo Augustus, dice, e li accompagna seduta stante.
Qui la biancheria intima sequestrata è altrettanto abbondante. "Regali delle mie amiche", dice.

Bisogna credergli. Anche perchè il reggiseno di Sandra lo si recupera poco dopo, nel suo appartamento sopra il negozio, e il feticista di Meolo dimostra che la sera del crimine era nella pizzeria del suo paese.

Ma perchè Sandra è a torso nudo? E perchè nell'autopsia si evidenzia un particolare di cui nessuno ha mai parlato finora? Qualche volta due più due fa anche quattro...

(8 - continua)


7 maggio 2010

Quello che sta succedendo in quei minuti in pasticceria lo si può ricostruire leggendo con attenzione le 55 pagine della relazione del consulente medico legale incaricato dell'autopsia, Rosario Chirillo. I dettagli sono però piuttosto raccapriccianti e quindi ci si può per ora limitare ad alcuni elementi.

La donna è inizialmente colpita al capo probabilmente con una bottiglia (di cui sono stati trovati i cocci) e, una volta stordita, raggiunta con 22 fendenti al centro del torace e, in parte, al dorso e al braccio. Nella gola è stata recuperata anche uina fascia reggitende, infilata in bocca dall'aggressore (o dagli aggressori) in un momento in cui la donna era ancora cosciente, probabilmente per farla tacere.

Difficile comprendere se la maglia bianca che indossava, trovata su una poltroncina ma pulita e senza fori, unico indumento indossato sulla parte superiore del corpo, sia stata tolta in un momento precedente o successivo al colpo in testa. Rimane il fatto che Sandra comunque cerca di difendersi (le ferite al braccio lo dimostrano) e dunque non è completamente svenuta. Opure riprende i sensi dopo i primi colpi di lama, se no non non avrebbe senso lo straccio in gola.

Evitando altre descrizioni un tantino "pulp" - tipo la lama che si rompe ma che non scoraggia il killer, tanto che lo stesso continua usando una forbice - la conclusione è che Sandra impiega diversi minuti a morire, un po' per dissanguamento, un po' per soffocamento.
Certo è che l'aggressione inizia dentro il negozio, dati gli evidenti segni di trascinamento sul pavimento fino al bagno discosto, e che la persona (o le persone) che concorrono al delitto non se ne vanno finchè lei non è morta. Meglio: almeno una rimane fino a quel momento.
Ma questo lo spiegheremo al momento giusto.

Insomma, l'operazione, fra una cosa e l'altra, non dura meno di un quarto d'ora, intervallo di tempo che non è poco in un arco compreso fra le 21 (quando, all'incirca, Sandra viene vista viva per l'ultima volta) e le 23, quando Zeno Vettorello ne scopre il corpo.

Ci sono probabilità più che ragionevoli, in certi casi anche certezze, che in quelle due ore, oltre al (ai) killer ed a Vettorello, in pasticceria siano entrate tre persone.
Fuori, nel giro di 50 metri, i testimoni che osservano i movimenti nella piazza negli stessi momenti sono sei o sette.
L'aggressore non è uscito dalla porta del retrobottega perchè la stessa è stata trovata chiusa dall'interno con cue giri di serratura.

L'unica conclusione seria, se tutti i testimoni hanno detto la verità, è cioè che Sandra sia stata uccisa dall'uomo invisibile.

Nella prossima puntata parleremo di depistaggi e di un curioso amico di Sandra collezionista di mutande.

(7 - continua)


21 aprile 2010

Un personaggio di cui non si è parlato abbastanza, e che però non potrà più essere utile all'inchiesta perchè deceduto qualche anno dopo, è il "Pablo".
Si tratta di un quarantenne dipendente pubblico veneziano che racconta un sacco di bugie e che, per questo, di fatto risulta essere l'unica persona in qualche modo indagata e sottoposta ad una piuttosto ridicola intercettazione del telefono di casa per una quindicina di giorni.

Che c'entra il Pablo con Roncade?
Ha sposato una donna di San Cipriano dalla quale ha avuto un figlio e da cui si è quindi separato, senza comunque interrompere i rapporti con gli amici comuni e con il bambino.
Che c'entra Pablo con Sandra?
Sono amici da molti anni. Non mancano le fotografie di gruppo che lo ritraggono con l'allora consorte, la pasticcera e uno dei fidanzati di quest'ultima.
Perchè Pablo finisce al centro dell'attenzione degli investigatori?
Perchè quella sera racconta di essere rincasato nella sua abitazione di Favaro Veneto alle 20,30 e di non essere più uscito. Invece alle 22 è notato in piazza I Maggio da un giovane di Biancade che casualmente si trova a passargli accanto e che, nelle foto successivamente sottoposte alla sua attenzione dai carabinieri, lo riconosce senza dubbio.

Altri elementi che pesano sulla sua posizione sono:
a) l'essere proprietario di una Citroen di colore bianco (o comunque chiaro) targata Venezia, simile a quella che una famiglia che abita accanto all'appartamento di Sandra nota rimanere a lungo ferma con il motore acceso intorno alle 22 - 22,30 di quella sera di fronte alla pasticceria.
b) avere l'abitudine di recarsi il martedì sera a trovare il figlio portandogli dei dolci che regolarmente acquista da Sandra. Quando il corpo della donna viene trovato, quel 29 gennaio 1991, sul bancone c'è un vassoio di paste che stava per essere incartato e che aveva ancora il nastro per fare il fiocco collegato al rocchetto.
Il Pablo ha poi con Sandra una confidenza sufficiente da autorizzarlo a suonare il campanello anche dopo l'orario di chiusura, sicuro che la donna gli avrebbe aperto. Ricordiamo a questo proposito che Sandra, quando scende in negozio per incontrare il suo assassino, era in procinto di immergersi nella vasca da bagno nel suo appartamento. Nonostante questo, fra le 21 e le 21,30, molla tutto per prestare attenzione all'ospite inatteso.
c) l'essere stato indicato da un testimone - un bidello zoppo che successivamente farà di tutto per smentire - come persona presente quella sera nel negozio assieme ad un secondo uomo non identificato.
d) l'intrattenere, nei giorni successivi, almeno un paio di brevissime conversazioni telefoniche con una persona che gli intercettatori indicano, nel verbale, come "l'amico chiamato maresciallo". In questa storia, si vedrà in seguito, quando si parla di "maresciallo" si aprono scenari tutt'altro che limpidii.

Ma le intercettazioni servono a poco, sono interrotte per alcuni giorni a causa di un misterioso guasto dell'apparecchio noleggiato alla magistratura dalla Sip (l'ex Telecom). Poi la linea controllata rimane bloccata per diverse ore e per il resto sono scambi di ricette di cucina o simili fra la madre del Pablo e le sue amiche.
Nonostante le bugie, che non spiega, a carico del Pablo non emerge nulla e l'uomo esce dall'inchiesta senza mai più ritornarvi.

Pablo, sostiene qualcuno, non avendo ragioni di ostilità verso Sandra, avrebbe funzionato - più o meno consapevolmente - come cavallo di Troia per permettere al killer di entrare in negozio. Come si sia mosso poi il veneziano, secondo l'autore di questa ipotesi, non è possibile dirlo.
Resta comunque il fatto che, verso le 22, è notato ciondolare un po' per la piazza, attraversare la strada più o meno di fronte la gelateria "De Lazzari", proveniente da piazza I maggio, e dirigersi, sotto i portici, verso la pasticceria. Cioè in direzione di un tratto di centro storico in cui, nei martedì sera del 1991, soprattutto a quell'ora, non c'è un solo locale aperto.
A meno di non voler raggiungere la pizzeria "Pasqualino 90" dove, però, nell'elenco delle persone citate fra i presenti da più testi, il Pablo non compare neppure per un minuto.

E fa i testi in pizzeria, per concludere, c'è senza dubbio chi non avrebbe perso l'occasione per riferire ai carabinieri che Pablo, quella notte, era in città.

(6 - continua)


3 aprile 2010

La spiegazione di questa necessità di liquidità è probabilmente molto più semplice.

Anche Sandra, come il marito defunto, ha dei debiti consistenti da ripianare e l'ambiente nel quale si trovano i personaggi che da lei avanzano soldi è lo stesso al quale si era rivolto Luciano, dieci anni prima. Un ambiente non roncadese - o appena in via marginale - che, sul finire degli anni '70, era frequentato, ad esempio, da tale Italo Zamuner, pregiudicato per reati importanti nel milanese ma in soggiorno obbligato a Roncade, essendo la sua famiglia originaria di qui.
Zamuner, che si legò sentimentalmente ad un'amica stretta di Sandra - Anna Bassetto, di Quarto d'Altino - aveva trovato alloggio nell'appartamento sopra una pizzeria collocata nei locali ora gestiti dal negozio di ottica "Capello", in via Roma. Chi lo ricorda lo descrive come un tipo esuberante e spaccone, che non faceva mistero di operare nel campo dell'usura e di muoversi con una pistola infilata nel calzino.

Non vive a lungo. Viene trovato ucciso da un colpo di fucile nel bagagliaio di un'auto carbonizzata nel veneziano.
Episodio che oggi Anna Bassetto ricorda come fosse una liberazione. "Andavo con lui solo per la paura che avevo nel dirgli di no. Quando veniva a casa mia a prendermi - aggiunge - i miei genitori se ne andavano".

In ogni caso, il personaggio è un componente organico ad una "banda" di soggetti equivoci con ruoli marginali anche rispetto alla malavita della Riviera del Brenta (che di loro si servirà, ad esempio, per nascondere armi in sgabuzzini e garage). Lo stesso contesto in cui - suggeriscono fonti ben informate - sarebbe maturata la decisione di eliminare Luciano.
Un ambiente che Sandra pensa di poter tenere sotto scacco dal momento in cui viene a conoscere la verità sulla morte del marito.

Per un po' viene assecondata, ottiene dei crediti e non è messa sotto pressione per la restituzione.
Poi, evidentemente, tira troppo la corda e inizia a diventare un problema. Matura l'idea di sbarazzarsi di lei. La sua personalità ed il suo giro di pretendenti, peraltro, sono ottimi per far passare per passionale un delitto che ha altre origini.
Qualcuno comincia a ragionarci su e qualcun altro, intanto, percepisce che c'è qualcosa di guasto, di inquietante, fra le persone con cui Sandra ha contatti.

Una settimana prima della sua morte accade una cosa strana, anche se può apparire solo un dettaglio.

Il 23 gennaio Sandra compie gli anni ed il suo fidanzato ristoratore le manda un mazzo enorme di rose gialle, una quarantina. Le stesse che stupiranno tanto gli investigatori, sette giorni dopo, quando eseguiranno il sopralluogo nel luogo del crimine.

Le rose sono ordinate ad un fioraio che ha il negozio esattamente sul lato opposto della strada rispetto alla pasticceria. Eppure, anzichè affidare l'incombenza al negoziante, il committente chiede all'amico Zeno Vettorello di andarle a ritirare e di consegnarle a Sandra. Doveva verificare qualcosa?

"Le ha ricevute con una specie di indifferenza - ricorda Vettorello - e sul bancone c'erano altri due mazzi, anche se più piccoli".

Il rapporto fra il ristoratore e Sandra si stava esaurendo? Ipotesi traballante, dato che quella stessa sera i due usciranno a cena per festeggiare, assieme agli amici inseparabili, cioè il commerciante di gelati e la conturbante Katja.
Il cui fratello, per una singolare combinazione, proprio in quei giorni l'ha raggiunta in Italia.

(5 - continua)


21 marzo 2010

A questo punto occorre fermarsi un attimo ed inquadrare la situazione di Sandra sotto diversi aspetti.

Iniziamo da quello personale è di una donna giovane e vedova, che frequenta vari uomini e che ha delle relazioni anche piuttosto durevoli. Dopo la scomparsa di Luciano per un certo periodo rimane con Paolo, il carrozziere di Fossalta, che la sera spesso si reca a dormire da lei anche perchè - confida la donna a dei conoscenti - ha paura a rimanere da sola in quella casa. Riceve auguri sinistri dalla famiglia di Luciano, questo è vero, ma è difficile pensare che la sua incolumità sia messa a rischio da questo.
Successivamente, e anche questo è cosa nota, Sandra si lega al più volte citato negli atti e negli articoli di stampa ristoratore di Roncade e con lui fa coppia fissa all'incirca dal 1988 in poi.
Sandra ed il suo fidanzato frequentano assiduamente, cioè almeno una volta la settimana, di norma il mercoledì, un'altra coppia consolidata, vale a dire un commerciante all'ingrosso di gelati di Roncade - meno noto negli atti giudiziari perchè giudicato più defilato rispetto agli accadimeti - ed una poco più che ventenne donna slovena di nome Katja, descritta come molto bella e che riceve dal suo uomo regali in abbondanza. Gioielli, vestiti che lei va personalmente ad ordinare in una prestigiosa sartoria di Mestre e che il compagno si reca successivamente a pagare, oltre a grosse somme di denaro in contante.
Sotto questo profilo a Sandra le cose vanno meno bene. Ordina, è vero, vestiti nella stessa sartoria ma al massimo una volta o due l'anno, e li paga sempre di tasca propria. Il ristoratore è molto più stretto di portafoglio rispetto all'amico grossista.

In secondo luogo va considerato il lato patrimoniale di Sandra, che è di per sè controverso. Quando Luciano muore la famiglia si fa liquidare la sua partecipazione all'attività di pasticceria con 10 milioni che però non sono versati da Sandra ma da un parente.
Sandra possiede anche una casa a Selvana, sembra anche questa portata "in dote" da Luciano, ma che rivende pochi anni dopo. I parenti di Luciano, affezionati a quel luogo, tenteranno invano di acquistarla al posto di altri e oggi forniscono anche molti particolari su come Sandra, prima della cessione, utilizzasse la casa per feste e ricevimenti con personaggi della Treviso cittadina.
In ogni caso, Sandra non naviga nell'oro, anche se di oro ne maneggia.
Più di una testimonanza, infatti, parla di personaggi sconosciuti che, nel negozio di lei, vengono notati mentre discutono e valutano dei monili con Sandra.
La donna, del resto, è solita tenere sempre con sè, anche quando scende dall'appartamento dove abita, al piano superiore, un sacco di tessuto di colore rosso - presente anche nel verbale di sopralluogo dei carabinieri nell'immediatezza dell'uccisione - che contiene anelli spille, bracciali e collane.
A chi le chiede perchè se lo porti in negozio lei risponde dicendo che ha paura dei ladri. Timore un po' strano, in pieno giorno, tenendo soprattutto conto che una casa privata in un centro storico è certamente meno vulnerabile rispetto a rischi di furti e rapine di un negozio aperto al pubblico.
Da dove vengono quei gioielli? Di sicuro, sibila un'amica, non dal suo avaro fidanzato ristoratore.
C'è infine un altro aspetto da tenere a mente in relazione a questo capitolo. Pochi mesi prima di essere uccisa Sandra aveva fatto rinnovare il locale, decorando pareti e vetrina, cercando di trasformarlo in un ambiente più orientato verso la vendita anche di bomboniere ed articoli da regalo e di sganciarlo da quell'aspetto di bar per il prosecco dei soliti clienti quotidiani.
Eppure alla data della sua morte esisteva già un preliminare di vendita. C'erano delle trattative avanzate in corso con Gianni Peloso, il titolare della pasticceria "Ketty" che, all'epoca, esercitava in un immobile decentrato, in via Giovanni XXIII, e che desiderava spostarsi in una posizione centrale.

Anche Sandra, insomma, come Luciano, alla vigilia della sua morte è alla ricerca di denaro contante. Ma sarà davvero perchè anche lei, come il defunto marito, ha intenzione di spostare l'attività altrove?

(4 - continua)


11 marzo 2010

Caso archiviato, dunque. Anzi, di fatto mai aperto. Nessuno si chiede, ad esempio, come mai un uomo come Luciano, che nell'acqua ha sempre trovato il suo secondo ambiente naturale, per decidere di farla finita abbia scelto proprio di annegarsi piuttosto che usare molto più sbrigativamente una pistola che teneva in casa.

La vita di Sandra cambia soprattutto perrchè adesso deve arrangiarsi in negozio, un locale negli ultimi anni andato in costante declino e nel quale si respiravano, raccontano gli avventori dell'epoca, tutti i dissapori che attraversavano la coppia. Ci si entrava, insomma, malvolentieri.

La donna comunque si impegna e si ingegna, si fa aiutare per certi prodotti da altri laboratori di pasticceria e porta avanti la tradizione delle "Roncadesi", dolci inventati pare da Luciano ed assolutamente esclusivi. Di loro rimane oggi solo un lontano ricordo.

Il ogni caso, l'attività riprende, Sandra conserva molte delle forniture abiutuali, acquisisce pure nuovi clienti in ambienti militari trevigiani. Dal punto di vista personale, poi, mantiene le relazioni con alcuni uomini, storie di durata variabile ma, a quanto pare, non così disordinate come sono state spesso dipinte.

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In un punto non definito dei dieci anni che separano la morte di Luciano dalla sua, però, accade qualcosa di decisivo. Sandra viene ad apprendere che c'è qualcosa di poco chiaro nel modo in cui Luciano è deceduto. Dettagli su questo punto non se ne possono aggiungere perchè la fonte non è nelle condizioni di esporsi. Significa che esistono ancora dei soggetti viventi legati al caso in grado di interferire ed intimorire.

Da chi viene ad apprendere certe cose Sandra? Da un uomo in divisa che però non è il maresciallo. C'è insomma un altro "uomo in divisa" che non è neppure carabiniere e che, nel suo corpo di appartenenza, ha un grado piuttosto elevato. Ha una relazione con Sandra e, nella confidenza maturata, la informa che Luciano proprio non se ne sarebbe andato di sua spontanea volontà.

Come gestisce questo dato Sandra? Lo gestisce male perchè qualcosa di più vuole sapere e si rivolge a persone sbagliate. Nel senso di persone che, ad insaputa di lei, non sono estranee all'episodio oppure che vanno a diffondere la voce: Sandra sa.

(3 - continua)


3 marzo 2010

Luciano, dunque, aspetta il rientro della sorella, che quel giorno è però in visita presso altri parenti di Treviso, e pranza con un suo vecchio collaboratore al ristorante “Ponte Stella” (oggi “Al Gambero”). L’uomo ricorda di non averlo visto particolarmente teso tanto che si salutano con l’impegno di rivedersi. Da questo momento in poi, è il primo pomeriggio di lunedì 1 dicembre, di Luciano si perdono le tracce. Ma solo fino all’indomani, quando i sommozzatori dei Vigili del Fuoco lo ripescano dalle acque del Sile, non lontano dal ponte. I pompieri ci sono arrivati per la segnalazione giunta il giorno prima da una signora del luogo che ha visto il corpo. Le prime ricerche non danno esito, la luce a dicembre scende velocemente, occorre attendere l’indomani.
Al mattino, infatti, la salma di Luciano viene recuperata e qui inizia una seconda fase di interrogativi vecchi e nuovi.
Presente all’operazione ci sono, oltre ai vigili del fuoco, l’immancabile maresciallo Giuseppe Gentile e un carabiniere.

Il corpo viene adagiato sull’argine, il medico legale chiamato per la constatazione della morte è Angelo Zanotto, il quale oggi, comprensibilmente, non ha memorie molto chiare ma ricorda con sufficiente lucidità l’aspetto “normale” del cadavere. Steso supino, dice, “aveva le braccia distese lungo i fianchi”. Nulla di strano se non fosse per un pezzo di filo legato attorno ad un polso.
Un filo di nylon lungo in tutto 40 centimetri e del diametro di 4 millimetri.
Un polso solo perché, evidentemente, se inizialmente i due polsi erano legati assieme, in un estremo tentativo di salvarsi Luciano era riuscito a liberarsi una mano.
Le domande qui sono almeno due.

1)    Se, da eccellente nuotatore qual è stato sempre descritto, ad un certo punto si è trovato le mani libere, come mai non è stato in grado di raggiungere la riva? Forse ha definitivamente esaurito ogni energia nello svincolarsi la mano e poi non ne ha avuta più per compiere le bracciate che lo separavano dalla sponda?
2)    Se invece, come si è detto, non è riuscito a salvarsi perché ai polsi era assicurato anche un corpo pesante, come mai almeno il braccio ancora legato, al momento del recupero (cioè almeno 15 ore dopo la morte e con temperature di pochi gradi sopra lo zero), non era allungato ed irrigidito sopra la testa? E’ infatti naturale immaginare che, se fissato per un polso ad un peso ancorato al fondo, il corpo si sarebbe dovuto disporre a testa in giù, obliquamente secondo il senso della corrente e con il braccio bloccato ben steso. In questo caso sarebbe stato impossibile, una volta recuperato, far assumere al corpo l’aspetto descritto dal medico legale.

Va anche detto che la documentazione esistente sulla morte di Luciano, archiviata come suicidio nonostante l’assenza di messaggi sia nell’automobile parcheggiata sotto il ponte sia altrove, consiste in un singolo foglio di formato A4, denso di omissis, consultabile solo con molta difficoltà e di certo scritto in epoca recente. Si trova nel comando provinciale dei Carabinieri, mancano documenti fotografici e l’esito dell'autopsia, sempre che l'autopsia sia stata eseguita. Ciò che si legge è che Luciano Vio è morto per asfissia da annegamento.

(2 - continua)


26 febbraio 2010

Per 19 anni l’omicidio di Sandra Casagrande, la pasticcera pugnalata nel suo negozio di Roncade il 29 gennaio 1991, è stato dipinto come di matrice passionale e slegato dall’apparente suicidio del marito, Luciano Vio, il 1 dicembre 1980.
Oggi nuovi elementi e testimonianze mettono in seria discussione questo impianto inserendo con decisione in entrambe le morti l’inquietante componente dei prestiti ad usura e la probabile responsabilità di personaggi legati alla malavita organizzata veneziana di quegli anni.

Di questo si occuperà un servizio nella prossima puntata della Trasmissione di Rai Tre "Chi l'ha visto?"

Iniziamo dai fatti, portando i calendari a dieci anni prima dell’uccisione di Sandra.
Luciano Vio è un quarantenne che da qualche anno, anche per le conseguenze di un problema fisico, ha serie difficoltà di relazione con la moglie. I due litigano spesso, anche di fronte ai clienti, ma Luciano non smette di esserne innamorato benché lei frequenti ormai apertamente un altro uomo. E' quel carrozziere di Fossalta di nome Paolo che ricorre frequentemente nei fascicoli delle indagini e che, da qualche tempo, tanto è ormai palese la relazione, si reca a prendere Sandra direttamente davanti casa.

Luciano è depresso e non lo nasconde, ma non così prostrato come lo si è spesso descritto per motivare la sua decisione di farla finita. Anzi. Alcuni mesi prima della sua morte prende contatti con un pasticcere del centro di Venezia ed avvia delle trattative per rilevare il negozio. Da Roncade vuole allontanarsi, andare a fare il suo lavoro con serenità in un'altra città. Forse versa pure una caparra e, in questo caso, quasi certamente indebitandosi.
Il giorno prima di morire, domenica 30 novembre, va a pranzo da un amico di Roncade. “Era triste e preoccupato per Sandra – ricorda l’uomo, che ha un esercizio pubblico a pochi passi dall’allora pasticceria – ma aveva anche provato a scherzarci su. Poi mi ha accennato ad alcune cose che mi avrebbe detto con calma a quattr’occhi”.

Luciano, quello stesso giorno, si reca poi a Quarto d’Altino, dove ha un conoscente pizzaiolo al quale chiede un prestito da 30 milioni, ricevendo una risposta negativa. La sera, in pasticceria, gli fa visita Zeno Vettorello, l’uomo che scoprirà dieci anni dopo il corpo senza vita di Sandra all’interno dello stesso locale. “Le parole che mi colpirono – ricorda Vettorello – furono in un discorso confuso in cui mi disse che ormai era troppo tardi. Ma non ho capito per cosa”.
Sta di fatto che l’indomani Luciano sale in auto e si reca a Casale sul Sile, in cerca della sorella, che però non è in casa.

(1 - continua)

     

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