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Martedì
2 febbraio
2010

 

Sandra, l'ombra della criminalità veneta

Nuove ipotesi sull'usura. Il marito chiese 30 milioni prima di morire
Confidenze di conoscenti parlano di un barista di Quarto d'Altino e di un pregiudicato in soggiorno obbligato
  

Non più soltanto una storia di gelosie e di passioni.
Sullo scenario della morte di Sandra Casagrande, il 29 gennaio del 1991, e del suicidio non del tutto convincente del marito, Luciano Vio, il 1 dicembre del 1980 entra un fascio di luce nera connesso ad ambienti per lo meno contigui alla criminalità organizzata che in quegli anni martoriava il Veneto.

Memorie rese oggi da persone estranee all’inchiesta mettono in discussione le interpretazioni che hanno sempre attribuito l’omicidio della pasticcera alla follia di un amante respinto ed il precedente annegamento nel Sile del marito alla sua paura di perdere Sandra, intenzionata a divorziare.
I nuovi racconti propongono il piano dell’usura e introducono sullo sfondo un terzo misterioso decesso per cause violente.

Il giorno prima di essere inghiottito dalle acque del Sile, a Casale, secondo una testimonianza molto lucida, Vio si sarebbe recato in un locale pubblico di Quarto d’Altino a chiede un prestito di 30 milioni di lire.

A riferirlo a persone vicine al deceduto sarebbe stato lo stesso gestore, in precedenza coinvolto in inchieste per reati patrimoniali ed estorsione.

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Perché Vio abbia chiesto con urgenza quel denaro non è noto e non si sa neppure se gli abbiano detto di si.
Il giorno successivo, cioè quello della sua scomparsa, Vio avrebbe pranzato con un conoscente, che lo descrive come “non particolarmente preoccupato”, in un ristorante di Casale, dicendo che poi si sarebbe recato a cercare una sorella che abitava in quel comune.
Il giorno dopo, però, fu ripescato dai sub con i polsi legati dal filo di ferro. Luciano Vio era un nuotatore straordinario, a Roncade se lo ricordano quando, negli anni ’60, batteva tutti nelle gare estive nel Musestre. In casa aveva anche una pistola legalmente detenuta. Affogarsi appare quindi il modo più anomalo di togliersi la vita.

Tornando al barista di Quarto, negli stessi anni è documentato il domicilio coatto sopra il suo locale di un pregiudicato, milanese ma originario di Roncade, trovato ad un certo punto ucciso nel baule di un’automobile data alle fiamme. Una vettura intestata ad una donna che frequentava in quegli anni, molto amica di Sandra Casagrande. “Quando i carabinieri mi cercarono, dopo la morte di Sandra – racconta – mi chiesero se vi potesse essere una relazione fra i due episodi, sostenendo che io fossi la fidanzata del malvivente ucciso. Ma così non è. Lui mi cercava in continuazione, in modo assillante, mi pedinava e io non conoscevo il suo passato. Se uscivo con lui era solo per la paura che mi faceva. Perché sia morto in quel modo nessuno me l’ha mai spiegato”.

     

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