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Domenica
3 gennaio
2010
  

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Il fatto
Incontro pubblico con il Procuratore del 10 novembre 2009.
Video
Intervista ad Antonio Fojadelli
Racconto di Zeno Vettorello

Sandra, spunta un superteste

Un ragazzo entrò in pasticceria mentre la donna veniva uccisa
Riconobbe un roncadese che poi lo minacciò davanti ai magistrati. Discrepanze nei verbali e nell'ora della morte
  

La sera del 29 gennaio 1991, mentre Sandra Casagrande veniva uccisa con 22 coltellate nella sua pasticceria di Roncade, un ragazzo di 17 anni entrò nel negozio, attese invano che qualcuno lo servisse, notò sul pavimento delle impronte di scarpe di colore rosso, poi si allontanò, lasciando la porta aperta come l’aveva trovata.

Il racconto, che giunge a 19 anni di distanza dal fatto, è di un imprenditore del luogo che chiede l’anonimato perché, nei giorni successivi, lui e la sua famiglia vennero ripetutamente minacciati da un uomo che egli vide pochi istanti dopo nelle vicinanze della pasticceria e che indicò con precisione agli investigatori.

-    Andiamo con ordine. Come mai quella sera lei entrò in pasticceria?
“Avevo appena terminato una lezione di un corso di caccia che si teneva in un negozio di articoli sportivi a pochi passi. Aspettavo che un mio familiare venisse a prendermi in auto perché io la patente non ce l’avevo. Però tardava, faceva molto freddo e decisi di cercare qualcosa di caldo da bere”.

-    Nei verbali c’è scritto che lei trovò il negozio chiuso
“Mi sarò spiegato male. Chiuso nel senso che non era più orario di servizio. Ma la porta era spalancata”

-    Quindi lei entrò. Cosa vide?“Feci alcuni passi e mi fermai davanti al banco, poi chiamai, dicendo ‘permesso’?, sperando che arrivasse qualcuno. Invece c’era silenzio, sentivo solo il ronzio delle ventole dei frigoriferi. Notai però, a terra, due impronte di scarpe di colore rosso, anche se al momento non ci feci caso. Per il resto era tutto in ordine. Non arrivò nessuno e me ne andai”.

-    Lei dice che questo è accaduto poco dopo le 21 ma il medico legale fa risalire la morte di Sandra fra le 22 e le 23. Eppure per terra lei ha visto del sangue
“Che fosse sangue o sciroppo di amarena non lo posso dire. Comunque il corso di caccia durava un’ora e mezza, a partire dalla chiusura del negozio di sport. E il negozio chiudeva alle 19,30”.

   

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- Chi scoprì verso le 23 il delitto disse che la porta era accostata
Io l’ho lasciata come l’ho trovata, cioè spalancata”

Inedito: foto del corpo di Sandra Casagrande nel bagno del negozio

-    Poi cosa accadde?
“Mi incamminai sotto il portico e poi tornai indietro. A pochi metri dalla pasticceria vidi un uomo zoppo che veniva verso di me. Lo incrociai e lo guardai bene. Non so se sia uscito davvero dalla pasticceria ma se così non fosse stato credo che il ticchettio irregolare del suo passo che risuonava sotto il porticato l’avrei sentito prima. In giro non c’era nessun altro”

-    Lei lo descrisse ai carabinieri che giunsero all’identità di un bidello dell’istituto “Riccati” che abita nello stesso isolato. Portarono l’uomo in caserma e lei lo riconobbe con certezza. Poi?
“Poi iniziarono ad arrivare telefonate mute e qualche giorno dopo questo signore arrivò a casa mia minacciando i miei genitori. Io non c’ero ma mi riferirono che l’uomo pretendeva che io smentissi entro due giorni le mie dichiarazioni, altrimenti sarei stato querelato. Abbiamo anche saputo che si era informato sulla mia famiglia da una sua collega che abita vicino a noi”

-    Incontrò nuovamente quell’uomo?
“Si, nell’ufficio del pm, Bruno Bruni. Il magistrato ci mise a confronto, io confermai quello che avevo detto ai carabinieri ma l’altro sosteneva di essere stato altrove quella sera. Mi insultò al punto che Bruni lo fece allontanare nel timore che io mi impaurissi. Lo mandò fuori bruscamente, gli disse che di frottole ne aveva già raccontate abbastanza”

-    Quel signore in effetti fu denunciato alla Pretura per favoreggiamento. Ma perché secondo lei si è comportato così? Costretto a muoversi con il bastone, fisicamente non avrebbe mai potuto uccidere una persona in quel modo
“Non ne ho idea. Se non aveva nulla da nascondere perché aggredire me e la mia famiglia in quel modo?”

-    Forse gli fa ancora paura chi vide lì dentro
“Non lo so. A me fece paura lui quella volta davanti al pm ma non per questo ho ritrattato”.

Gianni Favero
Corriere del Veneto - 3 gennaio 2010


Da: "La Tribuna di Treviso" di sabato 2 gennaio 2010

Sandra, c’è l’impronta dell’assassino

Era sulla tenda del negozio, formata dal sangue della vittima e dell’aggressore

Il killer potrebbe averla lasciata mentre stava cercando l’uscita o quando ha afferrato il reggitenda

(SABRINA TOMÈ)

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Un nuovo indizio sull’omicidio della pasticciera di Roncade Sandra Casagrande. A quasi 19 anni dal delitto - la commerciante quarantaquattrenne fu uccisa nel suo negozio con 44 coltellate al torace il 29 gennaio ’91 - è emersa una traccia ulteriore. Si tratta di un’impronta digitale impressa con il sangue sulla tenda del bar di via Roma. Per gli investigatori, che lo scorso anno hanno riaperto l’inchiesta sul delitto, è senza alcun dubbio l’impronta dell’assassino.

E’ probabile che il killer l’abbia lasciata mentre stava uscendo dal negozio: potrebbe aver scostato la tenda con le mani ancora sporche di sangue, quello sue e quello della pasticciera, macchiandola. Oppure, è l’ipotesi ulteriore, potrebbe aver sporcato il tessuto quando ha afferrato il reggitende che ha poi messo in bocca alla donna. I carabinieri della sezione di polizia giudiziaria del tribunale di Treviso, che stanno conducendo le indagini, hanno ora in mano due elementi dell’assassino: le sue impronte e il suo Dna.

Il profilo genetico è stato ricavato dopo la riapertura dell’inchiesta, grazie alle nuove tecniche di laboratorio che permettono di ricavarlo dalle tracce organiche. In questo caso il Dna era stato ottenuto attraverso l’esame del materiale rinvenuto sulle banconote da 10 mila lire, tre in tutto, usate dall’assassino per fare il pieno al distributore Agip di Biancade; i soldi erano macchiati del sangue della pasticciera. Il Dna ricavato dai Ris è stato confrontato con quello dei dieci uomini entrati come sospettati nell’inchiesta: nessun raffronto, però, ha avuto esito positivo. Il che ha costretto i carabinieri a ricominciare tutto da capo, tracciando una nuova rosa di sospettati.
Gli inquirenti avevano fino a questo momento ritenuto che la vittima conoscesse molto bene il suo assassino: lo aveva fatto entrare nel negozio dopo l’orario di chiusura serale, segno che si trattava di una persona fidata.

L’uscita di scena di tutti i sospettati ha imposto riconsiderare una possibilità diversa, quella del maniaco. Gli investigatori hanno così esaminato il Dna di Marco Bergamo, il serial killer di Bolzano che sta scontando l’ergastolo per il brutale omicidio di cinque donne, uccise tra il 1985 e il 1992 a pugnalate. Anche in questo caso, però, il confronto si è concluso con esito negativo. Ora però c’è l’elemento ulteriore dell’impronta digitale che ha riacceso le speranze. Gli investigatori la stanno confrontando con quelle di pregiudicati incriminati per delitti a sfondo sessuale. Se però l’assassino non ha precedenti, allora, anche l’impronta digitale diventerebbe un vicolo cieco. E l’omicidio di Sandra Casagrande sarebbe destinato a rimanere un delitto avvolto nel mistero.

     

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