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Domenica
26 settembre
2010

 

Cominciamo a parlare di pedonalizzazione?

Dopo il sondaggio sul centro commerciale un altro tema caldo
Non sarà un percorso breve ma è bene iniziare ad affrontare, senza fretta, un ragionamento collettivo
  

Il sondaggio sull'apertura di un centro commerciale in comune di Roncade nelle vicinanze del futuro casello autostradale sulla A4, dopo quasi tre mesi, ha prodotto circa 200 risposte che giudicano negativamente, più di sei volte su dieci, l'impatto che la struttura potrebbe avere sul territorio.

La maggioranza dei lettori, pari al 30%, indica nella struttura una possibile causa di “eutanasia” del commercio locale, il 16% ritiene che, a causa delle maggiori concessioni edificatorie, il Comune stia svendendo il suolo mentre il 15%pensa che un centro commerciale vada ad aggravare le già conclamate minacce dovute alla prossima (dati i continui rinvii però qui va posto un punto interrogativo su cosa significhi “prossima”) apertura dell'Outlet sulla Treviso-Mare.

Chi ha espresso un parere neutro o favorevole lo ha fatto ritenendo che comunque il centro commerciale non sarà causa di grandi cambiamenti, essendo già consolidata l'abitudine dei roncadesi a recarsi in luoghi come il “Tiziano” o l'”Emisfero”, e che la concorrenza in ogni caso sia un elemento vantaggioso per i consumatori.

Il tema dell'indagine che proponiamo oggi nella home page (si possono dare due risposte) è in qualche modo collegato poiché ha a che fare con l'evoluzione degli stili di vita e della mobilità.
Da qualche settimana Treviso si sta confrontando con un argomento analogo, quindi possiamo cominciare a sondare il parere in materia anche dei roncadesi, nonostante l'argomento sia per ora a livello virtuale.
L'interrogativo è quello della pedonalizzazione del centro storico ed è il classico tema che divide subito in due i punti di vista. In linea di massima favorevoli gli abitanti che non hanno negozi nelle aree interdette, contrari i commercianti che vedono nell'uso dell'automobile qualcosa a cui i loro clienti non possono rinunciare.
Il dibattito è complesso, non si esaurisce in un'alternativa ideale si-no. Però è giunto il momento di iniziare ad affrontarlo.

Magari, sia pur marginalmente, tenendo presente due piccoli interrogativi di taglio “sociologico” che ci suggeriscono come l'evoluzione di una comunità e delle sue abitudini non sia così prevedibile
Le due domande per riflettere sono le seguenti.
La prima: perché aumenta continuamente il numero di persone che si iscrivono alle palestre e che fanno footing verso sera ai margini delle strade mentre si pensa che percorrere a piedi i 300 metri centrali di via Roma possa essere uno sforzo così grande da impedire lo shopping?
La seconda: perché negli ultimi trent'anni la frequenza alle funzioni religiose festive è crollata (siamo intorno al 30%) ma le automobili parcheggiate la domenica mattina, su un sagrato che un tempo era bellissimo, sono triplicate?

     

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