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Lunedì
20 dicembre
2010

 

Stai punita, Manolita

Mazzon contro Mazzon, tocchi Crosato e ti fai male
Graziano Cagnato nel tritacarne a causa di una reazione di Manola per un fallo di Elisabetta. E' rosso e irrevocabile
  
Antefatto:
Il 16 novembre 2010, verso le otto e mezza di sera, alla sala “Tintoretto” - meglio nota come “sala blu” del centro anziani - è in corso una lezione della scuola di pittura di Manola Mazzon. Vi sono una trentina di studenti e, anche se formalmente la Giunta comunale ha stabilito il 29 settembre 2008 di far concludere il corso alle 20,30, da consolidata consuetudine l'aula viene lasciata a disposizione di insegnante e allievi fino alle 21 “salvo sopravvenute necessità dell'ente”.
Linguaggio da burocrazia asburgica per dire: se mi serve ti avverto e tu te ne vai prima.
Tutti d'accordo.

Ma il 16 novembre accade qualcosa che fa inviperire la maestra. Entra, non attesa e non annunciata, la coordinatrice delle associazioni roncadesi, Elisabetta Crosato, la quale, secondo quanto riferisce Mazzon, senza andare troppo per il sottile, dice “fuori tutti che dobbiamo fare una riunione con dei professionisti”. Della sanità, in questo caso.
Gli scolari ubbidiscono, la maestra constata che accanto alla sua c'è un'altra aula del tutto libera e prende carta e penna. Scrive al sindaco per spiegare di ritenere che l'episodio testé registrato costituisca una manifestazione di “abuso di potere” e che sottintenda una discriminazione fra il peso dell'attività in corso e quella da insediare nel medesimo spazio e dunque “mancanza di rispetto” per l'iniziativa culturale in atto.

Poi che accade?
Accade che il 10 dicembre l'assessore ai servizi socio-sanitari, Giovanni Mazzon – che aveva organizzato l'incontro dopo il corso di pittura del 16 novembre - prende a sua volta carta e penna e manda una lettera con tanto di numero di protocollo a Graziano Cagnato, presidente della Pro Loco, quindi al soggetto gestore della scuola di pittura. Lo informa di aver fatto verifiche e che se il 16 novembre è successo quello che è successo dispiace tanto ma evidentemente si è trattato di un equivoco.

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Ci si è capiti male, dunque, senza colpa di alcuno.

Allora?
Allora è normale che in casi simili, dopo le dovute scuse e scambi di convenzionali cortesie, ci sia una specie di reciproco impegno a migliorare le forme di comunicazione. Tipo: mandiamoci una e-mail per tempo, oppure telefoniamoci più spesso, basta un sms, eccetera.

Invece?
Invece, molto più semplice, è l'ora delle decisioni irrevocabili. Agli italiani di questi tempi piacciono.

“Si comunica – è la prosa di Mazzon (Giovanni) – che la deroga precedentemente concessa si intende, con la presente, revocata, a seguito di nuova valutazione dell'interesse pubblico finalizzato all'ottimizzazione della gestione delle sale e conseguentemente la sala Tintoretto dovrà essere lasciata libera, nel rispetto di quanto disposto con deliberazione del 29.09.2008, dalle ore 20,30 di ogni martedì”.

Tradotto per i cristiani: cara Mazzon (Manola), qualsiasi cosa si faccia dopo il tuo corso, anche nulla, è più importante della mezz'oretta in più di insegnamento che tu svolgeresti.
Così “non si verificheranno ulteriori spiacevoli episodi”.

Per evitare incidenti stradali basta non andare via in macchina.

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Può un ragionamento tanto lucido e lungimirante fare una piega?

E poi, andiamo. Non si reagisce così.
(Mi consenta).
(Cribbio).

Stavolta è rosso. Stai punita, Manolita.

     

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