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Giovedì
30 settembre
2010

 

Nella stanza accanto

Più di mille persone, ieri, per salutare Giovanni Mazzon
Il ragazzo, vittima di un incidente a Sant'Elena venerdì scorso, ha donato gli organi
  

Una giornata radiosa non asciuga certe lacrime, come una chiesa capiente non riesce ad arginare il dolore e la partecipazione. E’ così che ieri la parrocchiale di San Cipriano di Roncade non ha potuto contenere le più di mille persone che hanno salutato per l’ultima volta Giovanni Mazzon - per gli amici Gianni - e i suoi sedici anni.
Tanta incredulità per una morte assurda. Un ragazzo prudente, responsabile e il suo cinquantino Piaggio scivolati venerdì pomeriggio a Sant’Elena di Silea sull’asfalto ancora asciutto di una via Pozzetto traditrice. Il viso che sbatte su un camion che viene dal senso opposto. Ancora qualche metro di corsa, poi la caduta. L’Energy si ferma una decina di metri più avanti. E’ quasi intatto. Il casco del ragazzo, invece, ha due aperture nette.
L’ambulanza arriva prestissimo, l’intervento disperato lascia ai genitori, Giampaolo e Margherita e ai due fratelli, Mirco e Francesco, ancora qualche speranza.

La mattina dopo, invece, l’encefalogramma diventa piatto e, dopo le 12 ore canoniche, la macchina che lo tiene in vita viene spenta.
I sedici anni di Giovanni sono stati molto ben spesi, persino con la morte: Giovanni ha donato diversi dei suoi organi e l’Aido ha alzato ripetutamente il suo gonfalone, durante la celebrazione.

In questi giorni diverse comunità piangono il giovane studente. Boy scout (Giovanni, fino a dicembre, è stato capo squadriglia), parrocchiani, compagni di scuola, amici del paese, ragazzi e adulti del comune. Portano fiori sul luogo dell’incidente, si danno appuntamento in via Cavinlungo per stare vicini alla famiglia dello scomparso, lasciano messaggi disperati, rabbiosi o di speranza su Facebook.

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Nella sua classe preparano una maglietta con la scritta “Ciao, angelo”.
Una delle testimonianze rese dopo il funerale mette in evidenza di cos’era capace il sedicenne, grande trascinatore, sempre allegro e ottimista.
“Rendevi felici tutti, persino i professori, con la tua gioia e la tua voglia di vivere” ha ricordato un amico, studente dell’Istituto enologico Ferletti di Conegliano, come Giovanni.

La solennità imposta dal parroco di San Cipriano, che non ha voluto testimonianze e intenzioni nel corso della funzione, non ha stupito ne’ i cittadini della frazione, ne’ i concelebranti (i parroci don Valeriano e don Francesco) abituati alla severità di don Abramo, ma ha creato qualche perplessità che, unita all’emozione e alla mancanza di un invito esplicito, ha fatto desistere i molti che si erano preparati un saluto o un ricordo per il ragazzo.

Solo in tre ce l’hanno fatta. Un’amica ha interpretato la nuova vita di Giovanni: “La morte non è niente. Io sono solo andato nella stanza accanto.

GIOV2.jpg (61137 byte) Io sono io, voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sarò sempre, datemi il nome che mi avete sempre dato, parlatemi come mi avete sempre parlato, non usate un tono diverso, non abbiate un’aria solenne o triste, continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme, sorridete e pensate a me, pregate per me.
Io non sono lontano, sono solo dall’altro lato del cammino.”

Una professoressa ha assicurato che “i bei ricordi lasciati da Giovanni saranno custoditi con affetto da tutto l’istituto Cerletti”. L’amico e collega studente ha ripercorso i momenti in cui lo attendeva pensando ad un semplice ritardo. Poi la notizia e lo sbigottimento, divenuti subito dolore. “Ma un giorno sono sicuro che ti ritroverò. Ciao, Gianni” ha concluso.
Don Abramo ha sottolineato quanto la morte, in questi casi, non sia mai contemplata e ponga mille domande che rimangono senza risposta, ma alla rabbia e al dolore, chi ha fede contrappone il silenzio e la preghiera.

L’enorme folla che stipava la grande chiesa e straripava dalle sue porte, infine, ha applaudito lungamente il passaggio della bara e ha quindi accompagnato il feretro e la famiglia al cimitero di San Cipriano, dove la salma è stata tumulata.
 

Aldina Vincenzi

     

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