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Giovedì
23 dicembre
2010

 

Ca' Tron va in affitto

Iniziativa di Fondazione Cassamarca per far fronte alle ristrettezze
De Poli vende alcuni immobili e cerca di ottenere rendite da altri. Non sono escluse riduzioni di personale
  
Ca' Tron va in affitto perchè Fondazione Cassamarca deve iniziare a contare sempre di più sulle proprie rendite piuttosto che sui dividendi di Unicredit.

Ne ha parlato il presidente, Dino De Poli, nell'ambito di un piano di ristrutturazione della società. Il che, visto che in fin dei conti funziona come una qualsiasi altra azienda, significa che punta a ridurre i costi e a cercare di fare il massimo con il minor numero di uomini possibile.
Il primo passo è già stato compiuto e consiste nella fusione per incorporazione delle precedenti sei società strumentali in una sola, chiamata “Teatri e Umanesimo Latino Spa”. Presidente è Gianfranco Gagliardi, già alla guida di “Teatri Spa”.

Il secondo, più delicato perché doloroso, benché ancora in ipotesi, è una limatura al personale, e questo nella storia della Fondazione avverrebbe per la prima volta.
“Mica grandi cose – si affretta a precisare De Poli – ma non per questo da affrontare a cuor leggero. Possiamo immaginare al massimo di alleggerirci di quattro o cinque persone su un totale di 70”. Del resto le riorganizzazioni si compiono per evitare doppioni e condensare le funzioni nei nodi più operativi. La manovra di Ca’ Spineda, dunque, è una ricerca di efficienza che lascia sotto l’ombrello della holding due sole sigle. Dopo la neocostituita struttura che fa capo a Gagliardi, cioè, rimane la “Appiani Srl”, società immobiliare cui spetta il compito di gestire il business attorno agli spazi della cittadella fra la strada Ovest e il Put e che sarà guidata da Piero Semenzato. L’ingegnere, che sopravvisse la scorsa primavera nel duello con Renato Sartor, l’ex segretario generale che abbandonò repentinamente e misteriosamente i suoi storici uffici, pare infatti in procinto di lasciare la Fondazione per assumere, appunto, l’incarico di presidente della Appiani.
Per il resto, De Poli garantisce che è possibile farcela anche se, come tutto lascia immaginare, i dividendi accordati da Unicredit al socio trevigiano rimarranno ridotti come lo scorso anno, cioè cinque milioni contro i 25 che si era abituati a ricevere. Basta focalizzare gli sforzi sulle attività principali, vale a dire i cartelloni teatrali e l’università, e far rendere gli immobili che non servono.

Vendendo, ad esempio, Ca’ Zenobio, con un percorso che si presenta abbastanza agevole dato l’interesse che già avrebbero diversi soggetti. Oppure anche il complesso dell’ex Tribunale, sul quale ha posto gli occhi da parecchio tempo Giuseppe Stefanel probabilmente per ricavarci un albergo. “Basta che non si metta a vendere maglioni. Nel senso che non vorrei che quel volume diventasse commerciale”.
Neanche il palazzo dell’Umanesimo Latino, in questo caso da affittare, dovrà ospitare negozi, mentre gli operatori agricoli interessati a sfruttare – sempre in locazione - gli 850 ettari della tenuta di Ca’ Tron, lascia intendere ancora De Poli, avranno presto un nome.

Fatti due conti a spanne, insomma, tenendo fuori l’immobiliare, le attività gestite da Gagliardi costano qualcosa come 7/8 milioni l’anno ma ne rendono oggi circa tre. Svincolarsi dalla dipendenza da piazza Cordusio non è affatto semplice ma, con affitti e rendite immobiliari presenti e future, non è neppure un’utopia. Se poi si riesce anche ad attenuare l’esposizione finanziaria della Fondazione, oggi pari ad una ventina di milioni, tutto di guadagnato.
Tutte considerazioni che non lasciano in ogni caso il tempo a De Poli di avvicinarsi ad operazioni simili a quelle della fondazione cugina di Cariverona, interessata ad acquisire quote di Banco Popolare. "Abbiamo altro a cui pensare.

Se a Verona hanno soldi da spendere facciano pure”.

     

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