TIT.jpg (16363 byte)
 
CATRON.jpg (13123 byte)
   
Mercoledì
31 marzo
2010

 

Su Ca' Tron il Comune vigili seriamente

La crisi finanziaria di Fondazione Cassamarca introduce un pericolo
Ca' Spineda ha bisogno urgente di liquidità ma non riesce a cedere palazzi. Non avrà la tentazione di vendere la terra?
  

Quando, dieci anni fa, la Fondazione Cassamarca acquistò l'intera area di Ca' Tron l'amministrazione comunale si preoccupò in primo luogo di stendere ponti d'oro ad un soggetto che promise innanzitutto di proteggere la zona da spezzatini speculativi e quindi di valorizzarla con progetti di alto profilo.

Quel che accadde in seguito è abbastanza noto: la Fondazione sviluppò davvero programmi importanti e senz'altro costosissimi, dalla campagna di scavi sulla via Annia ai campus di eccellenza universitaria, dalla piantumazione di viti particolarmente pregiate al sostentamento dei laboratori sulla ricerca in materia di bioingegneria a cura dell'Icgeb, e si potrebbe continuare.
Progetti così alti che quasi non ce ne siamo accorti, se si escludono le sbarre piazzate sugli sterrati normalmente ciclabili e un invito al nuovo gigantesco auditorium per la proiezione di "Terra Madre", di Ermanno Olmi.

Nel marzo del 2008 un timido - e allo stato puramente teorico - protocollo d'intesa per una maggiore collaborazione fra Roncade e il prestigioso inquilino venne difficoltosamente votato dal consiglio comunale.

Poi c'è stato qualche episodio senza troppe spiegazioni.
Uno: l'Icgeb se n'è andata nell'ottobre del 2009 perchè, pare, non ha più ricevuto i finanziamenti sufficienti, lasciando il territorio senza informazioni sui risultati scientifici ottenuti a Ca' Tron ma con molti ricordi sui disordini provocati dalle proteste dei no-global a partire dal 2002.
Due: nonostante problemi finanziari sepmre più imminenti, Ca' Spineda ha voluto nel dicembre scorso acquistare la ex base missilistica messa all'asta dall'agenzia del Demanio - rifiutata dal Comune - per circa un milione e mezzo di euro. Per "compattare l'area", spiegò De Poli, come al solito senza aggiungere dettagli su eventuali progetti.
Dunque compattarla a che scopo? Per attribuirle più valore? Teniamo a mente questo interrogativo.

Sono tutte domande che dovremmo iniziare a porci.
Non sarebbe affatto fuori luogo se l'assemblea cittadina dedicasse una seduta a cercare di far luce, perchè qualcosa di serio potrebbe succedere su Ca' Tron. Terra forse protetta dai pescecani ma allo stesso tempo colonizzata da un estraneo al quale adesso mancano le forze.

Sintetizzando al massimo.
Fondazione Cassamarca nel 2008 ha ricevuto, come sempre accadeva, 25 milioni di euro in dividendi grazie alla sua quota azionaria in Unicredit, soldi normalmente impiegati dalla Fondazione per sostenere tutte le sue attività.
Alla fine del 2008 però i mercati finanziari sono saltati in aria e nel 2009 Unicredit non ha distribuito dividendi.
De Poli ha rassicurato: "nessun problema. Quest'anno teniamo duro e del resto abbiamo un sacco di immobili non strategici che possiamo vendere".
Cioè il teatro Sociale e il teatro delle Voci, a Treviso, Ca' Zenobio a Santa Bona, la latteria di Cavaso del Tomba, una villa di Tarzo ricevuta in eredità, un pezzo di distretto militare già in vendita, il Teatro "Da Ponte" di Vittorio Veneto mestamente chiuso, e si potrebbe continuare.
Ma in un anno nessuna compravendita è stata effettuata anche perchè la Fondazione non può svendere. E' obbligata a conservare il patrimonio ed a reinvestire, se vende qualcosa, solo la plusvalenza.
Se un immobile vale 10 milioni, in sostanza, deve venderlo a 11 per poter usare il milione in più per i suoi progetti.

Insomma, la Fondazione nel 2009 non è riuscita a cedere uno solo dei suoi gioielli inutili. Che però continuano a costare in termini di manutenzioni, pulizia eccetera.
Il mercato immobiliare si è impantanato come tutto il resto, in particolare se si tratta di beni supertutelati dalle varie sovrintendenze. A Ca' Zenobio, tanto per dire, non ci puoi mettere un supermarket.

In più i dividendi attesi per quest'anno sono stati una briciola, nemmeno la quinta parte di quanto normalmente la Fondazione annualmente incamerava. Non c'è alcun motivo di pensare che in futuro lo standard migliorerà, Alessandro Profumo, ad di Unicredit, su questo è stato piuttosto chiaro.

Tirando le somme: Ca' Spineda ha un estremo bisogno di liquidità anche perchè ha molto personale da mantenere nelle sue varie società strumentali, senza contare il peso dell'università e delle mostre di Ca' dei Carraresi già in cantiere, e delle avventure immobiliari in corso (ex Appiani, ad esempio).
L'unica cosa che ora come ora si può vendere con meno difficoltà degli immobili di prestigio è soltanto la terra ed un serbatorio enorme di terra la Fondazione ce l'ha.
A Ca' Tron. Che ritorna in una situazione di potenziale pericolo, speriamo solo immaginario ma non si sa mai. Un pezzo , se ricordiamo bene, De Poli lo ha peraltro già alienato nel giugno scorso.

Il suggerimento di una maggiore vigilanza sulla frazione all'amministrazione cittadina è rinnovato.
Non perdiamo di vista l'argomento, un ruolo energico sul futuro di questo territorio la municipalità deve una buona volta rivendicarlo davvero.

     

LUCA5.jpg (5860 byte)

Costruiamo il vostro futuro
cell. 348 9972665