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Giovedì
25 novembre
2010

 

Mafie al Nord, colpa anche dei Comuni

Fini: "Le autorizzazioni devono essere precedute da verifiche"
Serve un lavoro di intelligence da parte degli Uffici, e non solo di quelli di polizia.
  

Egregio Direttore,
Premetto che non ho seguito il programma in cui lo scrittore Roberto Saviano
ha fatto il monologo sull’ argomento mafie in Lombardia.
La polemica sorta mi ha dato, comunque, lo spunto per fare alcune riflessioni.

Come si ricorderà, all’ inizio degli anni ’70, in applicazione della legge 27-
12-1956 n. 1423 “Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose
per la sicurezza e per la moralità pubblica”, iniziò l’invio anche in Veneto di
persone affiliate a cosche mafiose.
Ricordo, per esperienza professionale, che, a metà di quegli anni, un
soggiornato obbligato siciliano venne inviato in un Comune della Marca. il
Comune dovette trovargli un alloggio e successivamente un lavoro; gli
amministratori di quel tempo risolsero il problema lavoro dandogli una licenza
per commercio ambulante: vendeva con un chiosco i prodotti provenienti dalla Sicilia: olio, agrumi, ecc.: di chi erano i prodotti?. Il giro d’ affari era
modesto, ma se si moltiplicava per i soggiornati obbligati presenti in
Veneto?

Se le mafie hanno allungato le mani nei nostri territori, specialmente nel
mercato immobiliare, la responsabilità ricade in parte anche sulle stesse
amministrazioni locali. L’offerta di realizzare gratuitamente un’ opera di
pubblica utilità, fatta da rappresentanti di società del settore, in cambio di
permessi per lottizzare determinate zone, predispone favorevolmente gli
amministratori locali, inducendoli, a volte, a non informarsi sufficientemente
sui loro legami d’affari.

Nel procedimento di rilascio di autorizzazioni, permessi, ecc. vigono alcune
norme, gli artt. 10 e seguenti della Legge 31/5/1965, n. 575, detta antimafia,
che prevedono ” La pubblica amministrazione, prima di rilasciare o consentire
le licenze, le autorizzazioni, le concessioni, le erogazioni, le abilitazioni e
le iscrizioni previste dall'articolo 10, e prima di stipulare, approvare o
autorizzare i contratti e i subcontratti di cui al medesimo articolo deve
acquisire apposita certificazione relativa all'interessato circa la sussistenza
a suo carico di un procedimento per l'applicazione, a norma della presente
legge, di una misura di prevenzione, nonché circa la sussistenza di
provvedimenti che applicano una misura di prevenzione o di condanna,…”
Credo che questa normativa, se applicata con attenzione, costituirebbe un’
efficace prevenzione.

Le norme recenti prevedono le autocertificazioni in questa materia, ma l’
amministrazione procedente può sempre richiedere d’ ufficio il certificato
antimafia alla Prefettura: nelle società non solo per il rappresentante legale,
ma anche per tutti i soci.
Eppure si troverà una sezione dedicata a questa autocertificazione nei modelli
per le richieste nel settore commerciale, ma non nei modelli di richiesta di
permesso di costruire ( probabilmente in tutti i Comuni: basta cercare in
Internet).
Concludendo, memore anche della frase "... Sopravvive chi pensa e provvede in tempo", titolo del manualetto che veniva consegnato a chi era in servizio di
leva, ritengo sia necessario, nell’ azione amministrativa, applicare il metodo
“prevedere – prevenire – provvedere”: in particolare la prevenzione dovrebbe
concretizzarsi in:

- controllo del territorio, che consiste oltre che nella pattuglia che segue
determinati percorsi, anche nel rapporto di collaborazione e fiducia con la
popolazione: non si deve sottovalutare l’ informazione che da il cittadino,
ogni notizia può essere utile per la sicurezza;
- lavoro di intelligence (inteso come raccolta ed esame di notizie e dati
utili al processo decisionale) da parte degli Uffici, non solo di polizia, ma
anche di quelli addetti al rilascio di autorizzazioni in genere.

Cordialmente

Mario Fini

     

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