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Sabato
20 giugno
2009

 

Non poteva essere diversamente

Vincenzi: "L'algida Rubinato ha tutti i numeri e ci restano 5 anni"
Appello a Zerbinati: non ci lasci con un'opposizione a stragrande maggioranza leghista
  
Sono una spettatrice, me lo si conceda, abbastanza attenta e informata sulle vicende politiche e amministrative roncadesi.
Lavorando come responsabile dell’ufficio stampa del Comune, occupandomi di
giornalismo, avendo il marito, i parenti, gli amici, gli occhi e le orecchie
che ho, di resoconti personalistici a dritta e a manca ne ho sentiti, e ho
potuto anche registrare personalmente fatti e comportamenti sull’intero
territorio.

Anticipo che questo mio non breve discorrere avrà un seguito - più
conciso - perché alcune cose “vanno” raccontate. Per quanto ne sono capace mi esprimerò chiaramente, lungi da me mezzi discorsi o allusioni astratte. “Peggio per te”, mi ha avvertito il Gianni che conoscete.

Sono le persone che rivestirebbero, rivestiranno o hanno rivestito cariche in
via Roma, ad interessarmi, perché i cittadini sono come i figli. Hanno bisogno
di genitori autorevoli ed amorevoli, preparati e lungimiranti, capaci di dare
in prima persona il buon esempio. Possono essere di destra, di centro, di
sinistra, bi, tri, multicolori, l’importante è che siano accorti, colti,
appassionati, in buona fede e capaci di autocritica costruttiva nel caso non
risultassero coerenti. Perché nessuno è perfetto, come io non sono l’ingenua
utopista che sembro e il capo comunità ideale rimane una chimera. Ma l’
equilibrio della res publica, così come del nucleo familiare, non si struttura
proprio a partire dal tentativo di individuare vertici con la maggior parte di
queste fondamentali peculiarità?

Roncade, al contrario di ciò che avviene in altre realtà comunali, non gode
di molte candidature motivate, frutto di anni d’impegno partecipativo. I nostri
attivisti devono annaspare in cerca di qualche persona capace e disponibile a
sedere sui banchi consiliari. Ci sono quelle capaci, ci sono quelle
disponibili, ma chi presenta tutte e due le caratteristiche spesso latita.
Non è facile essere di continuo alla berlina, mantenere l’entusiasmo,
sostenere il proprio impegno civico e sacrificare una buona fetta di vita
privata quasi gratis et amore dei, diciamocelo. Nemmeno in cambio di quella
visibilità che appaga in parte i più ambiziosi. Chi ci prova, capisce.
Si assiste di conseguenza a consigli comunali asettici, con un’opposizione
che raramente intavola discorsi pregnanti e una maggioranza al blando, quasi
muto seguito dei pochissimi decisionisti. Come non capire il pubblico
metodicamente assente?
Del resto, nel contemporaneo clima di leaderismo, sono solo i trascinatori ad
avere voce in capitolo, a concederla a chi preferiscono, e ci si può far
poco.

E’ per questo che tiro un sospiro di sollievo.
Prima di scegliere tra i candidati alle amministrative, i roncadesi si sono
concessi abluzioni depurative agli occhi. E i discorsi su ambivalenze o liste
civiche sono inutili. Si è votata la validità di una persona, la sua capacità
di scegliere una squadra più sana possibile e di ascoltare il singolo tenendo
presente l’insieme.
Il mio intervento potrebbe essere interpretato come una piaggeria nei confronti della rieletta – poco malleabile, apparentemente algida, a volte addirittura cattedratica – sindaca e anche per questo lo faccio solo ora, confidando invece che il mio scritto sia preso per ciò che é: quasi un elenco di aggettivi, ovvero le mie semplici ma ponderate riflessioni, che tengono conto delle insidie e dei compromessi a cui va necessariamente incontro un amministratore pur valido e coraggioso.

Senza togliere niente a nessuno: a Roncade chi era il più preparato, il più a
galla tra i rappresentanti immersi nella melma politica territoriale, il più
coerente, il più agguerrito, il più eloquente, il più dedito al bene pubblico
generalmente inteso, il più dotato, il più infaticabile?
Non era difficile rispondere. Quella di Rubinato sembra ormai essere
diventata una missione e ne potremo approfittare ancora per 5 anni.
Sottovalutando l’elettorato e le trame più sotterranee di quelle sotterranee,
c’è stato chi ha sperato non si capisse chiaramente e, ora, pare voglia
abbandonare del tutto il campo, come se l’impegno civico terminasse con un
verdetto di voto, come se anni di presenza in consiglio fossero finalizzati ad
un podio.
Dottor Zerbinati, non ci lasci con questo sospetto. Ci dovremo accontentare
delle scuse ufficiali e di una minoranza compattata su un fronte quasi unico?

Aldina Vincenzi

     

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