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Domenica
4 gennaio
2009

 

Eccellenze roncadesi/1 - Texa Spa

Iniziamo il 2009 con un giro d'orizzonte delle punte di diamante locali
La società di Bruno Vianello stringe un accordo con Piaggio e triplica lo stabilimento. La prossima puntata dedicata a H-Farm di Ca' Tron
  
Un’ intesa con Piaggio per la distribuzione dei prodotti a tutti i riparatori del mondo convenzionati con il Gruppo motociclistico e un dispositivo da montare su qualsiasi automobile in grado di chiamare automaticamente i soccorsi in caso di incidente.

Sono le due novità, la prima in termini di strategia di marketing e la seconda sul versante dell’innovazione, che Texa Spa di Monastier (Treviso), società punta di diamante mondiale nella progettazione e costruzione di strumenti diagnostici per motori, stampa sul biglietto da visita per il 2009.
Operazioni, secondo il fondatore, il roncadese Bruno Vianello, che bastano da sole a mettere al riparo l’azienda dai tanto temuti venti di recessione astrologati per i mesi venturi dagli osservatori economici su entrambe le sponde dell’Atlantico.

VIANELLO.jpg (53759 byte) Presidente, dopo auto, mezzi pesanti e motociclette, adesso la tecnologia Texa approccia su larga scala anche il mercato del ciclomotore. Che dimensione ha questo accordo?
“Sono tenuto alla riservatezza sulle dimensioni dell’intesa ma stiamo parlando di molte migliaia di punti di assistenza e concessionarie di marchi Piaggio, Vespa, Aprilia, Moto Guzzi, Gilera, Scarabeo, Derbi e Piaggio Veicoli Commerciali in Italia e all’estero che adotteranno uno dei nostri ultimi strumenti, il Texa Navigator TXB per la diagnosi delle componenti elettroniche. Una grande soddisfazione, naturalmente".

I contatti con la casa di Roberto Colaninno come sono iniziati?
“Occorre ricordare che eravamo fornitori di Aprilia prima del suo assorbimento in Piaggio. Diciamo che c’è stato un passaggio di know-how relativamente alle centraline elettroniche dalla società di Noale al gruppo acquirente e la scelta sui nostri dispositivi di diagnosi è caduta in modo praticamente naturale. Poi va anche sottolineato come, da qualche tempo, anche gli scooter montano circuiti sofisticati quanto quelli delle motociclette”.


Altro nuovo cavallo di battaglia è l’evoluzione del “Tmd”, strumento per la diagnosi a distanza dei veicoli che si collega ad Internet per trasmettere posizione e dati sul mezzo. La nuova versione è in grado di valutare l’entità di eventuali incidenti e chiamare i soccorsi. Cosa vi aspettate da questo prodotto?
“Ci sono almeno due aspetti che vorrei evidenziare. Il primo è che costa poche centinaia di euro e che, grazie alla disponibilità da parte nostra dei software delle centraline di tutte le marche, può essere montato su qualsiasi automobile o mezzo pesante. La seconda ha a che fare con la dimensione assicurativa. A questo proposito abbiamo interessanti trattative in corso con una grande compagnia internazionale”.

Che significa?
“L’offerta delle polizze si sta progressivamente orientando su formule flessibili, legate, ad esempio, al chilometraggio percorso. Attivando un Tmd un cliente potrà anche segnalare con estrema precisione alla sua assicurazione la strada percorsa e quindi consentire la modulazione del suo contratto. Senza contare che il dispositivo non permetterà più di ‘barare’ denunciando incidenti mai avvenuti. L’interesse delle compagnie verso lo strumento è perciò ben comprensibile”.

Veniamo ai numeri dell’azienda. Avete da poco aperto una sede per la diagnosi dei condizionatori a Meolo, fra pochi mesi lo stabilimento di Monastier sarà quasi triplicato e toccherà i 26 mila metri quadrati. Quest’anno avete assunto altre 56 persone arrivando a quota 408. Il 2008 chiuderà a 50 milioni, due in più sull’anno prima. Che effetto le fa ascoltare chi parla di crisi senza precedenti?
“Per rispondere in modo leggero posso dire che chi preferisce aspettare un po’ prima di cambiare l’automobile avrà più bisogno dell’assistenza del meccanico. Quindi, dato che costruiamo strumenti per il lavoro dei meccanici per noi questo è tutt’altro che un problema. In senso generale mi fanno sorridere idee come la social card: da questo stato di cose se ne esce in un solo modo, cioè facendo il possibile per incentivare le imprese. E magari tutelandole dalla concorrenza straniera”.

Lei ha sempre respinto anche il solo pensiero di spostare parti della produzione all’estero. E’ sempre di questa opinione?
“Assolutamente si. Piantare una fabbrica in terra straniera è accettabile solo se ci si rivolge al mercato di quel paese, non per costruire oggetti da far ritornare in Italia e venderli come Made in Italy. Forse posso parlare così perché non fabbrico scarpe, ma ci tengo comunque a dare l’esempio. Ai colleghi come ai politici.

Più di qualche investitore privato le sta facendo la corte. Aprirà prima o poi il capitale a terzi?
“Non se ne parla”.

Gianni Favero

     
   
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