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Martedì
3 febbraio
2009

 

Cinque motivi per non candidarmi più

Sartor: "Ho di meglio da fare e questo quinquennio mi ha deluso"
Non mi adatterei più ad un contesto locale trasceso verso il qualunquismo e lo scimmiottamento di certi populismi nazionali
  

Carissimo Direttore,

ho visto che il sito Roncade.it ha ripreso una specie di consultazione primaria sui possibili candidati a Sindaco del Comune di Roncade per le elezioni del prossimo giugno e vedo che c’è anche il mio nome tra i “sindacabili”.
Ti prego di togliere il mio nome dall’elenco dei votabili.

Spiego a Te e ai lettori perché non prendo nemmeno in considerazione l’idea di ricandidarmi, come ho già avuto modo di farlo con i non pochi cittadini che mi hanno sollecitato in tale senso.
Sono diversi i motivi che mi hanno indotti (e non da oggi) a non dare una disponibilità in tale senso.

1. Ritengo che dopo aver guidato il Comune per 12 anni, sia ormai chiuso un ciclo e che esso non sia riproponibile. Ogni stagione dà i suoi frutti, e ciò vale anche per la politica. Vanto il primato di essere stato il Sindaco di Roncade dal mandato più longevo di tutti i tempi (da storico conosco in dettaglio le periodizzazioni di tutti i miei predecessori, dall’Unità d’Italia); un così lungo periodo di incarico poco si presta a repliche, che sarebbero fuori stagione.

2. Io sono stato il Sindaco che a metà 1992, assieme a un gruppo consistente di consiglieri comunali giovani e orientati progressisticamente nel mondo cattolico, è stato portatore di un progetto politico di forte rinnovamento della locale classe dirigente e di una progettualità tesa alla riqualificazione dei servizi pubblici, anche attraverso forti programmi di investimento, comunque finalizzati a tale obbiettivo; ricordo che all’Amministrazione da me presieduta vanno assegnate opere fondamentali come le Piscine Comunali, la Casa di Riposo, il Parco dell’Isola, le nuove scuole Elementari di Roncade... Oggi un simile progetto innovativo non è più alla portata di mano, in quanto è cambiato l’approccio dell’opinione pubblica su tematiche così importanti e strutturali.
Vedo che si privilegiano (ma, quel che è peggio, si accettano come realizzazioni) gli annunci, gli svolazzi, la propaganda, senza valutare concretamente le realizzazioni di servizi e opere. E tale “deve” invece essere l’amministrare la cosa pubblica: che cioè ciascun livello di governo adempia ai suoi doveri e non nasconda l’incapacità occupandosi dei temi di competenza degli altri livelli. Amministrare un Comune vuol dire anche e soprattutto “fare”, certo su una impianto programmatico e valoriale ben chiaro.

3. Mi scoraggia poi un certo modo di pensare di alcuni. Leggo anche sul sito Roncade.it cose che non stanno né in cielo né in terra. Ad esempio, qualcuno si fa paladino di progetti di palingenesi politica che poco hanno a vedere con una concreta valutazione della realtà roncadese.
Mi chiedo che senso abbiano certe espressioni riferite ad una classe politica “ferma e vecchia”, quando il Consiglio Comunale di Roncade è costituito da membri di media età, dove il più “vecchio” è un sessantenne che universalmente è apprezzato come il più “giovane” intellettualmente parlando. Mi chiedo che senso abbia parlare di “vecchi politici” in un Comune dove gli elettori negli ultimi 15 anni hanno scommesso su dei Sindaci che al momento del loro inizio di mandato avevano 39 anni (nel mio caso) e 42 anni (il Sindaco Rubinato).
Ma stanno parlando di Roncade o dell’Italia? Ecco, ora io non mi adatterei più ad un contesto locale trasceso verso il qualunquismo e lo scimmiottamento di certi populismi nazionali, alla maniera dei radicali, dei dipietristi o – peggio ancora – del leghismo arruffapopoli. Son cose che, in un’ottica di libertà esistenziale che mi ha sempre portato ad aborrire i luoghi comuni e il conformismo, non saprei più accettare e probabilmente mi porterebbero lontano da quel “comune sentire” dei trevigiani che in questo momento detesto.

4. Altro motivo per cui nemmeno mi sogno di pensare a un ritorno, in qualsiasi forma, in Municipio di Roncade (consigliere comunale compreso) è che ora mi trovo impegnato a sviluppare un progetto culturale di portata nazionale che costituisce, oltreché il mio lavoro, anche una fonte di gratificazione intellettuale come mai ho conosciuto prima. Mi consola anche il fatto che tale progetto, che diversi conoscono anche a Roncade, ha una forte valenza per la società e la cultura veneta, al di là delle risibili soddisfazioni a livello esistenziale.

5. Per ultimo, non posso non mettere in qualche modo nel conto delle motivazioni della mia scelta di allontanarmi definitivamente dalla politica roncadese (non dalla politica in sé) una certa delusione sul periodo degli ultimi cinque anni, per mille motivi che non ritengo di dovere esporre in questa sede, ma che, oltre ad essere abbastanza noti, sono di intuitiva percezione per gli intelligenti.

Grazie, carissimo Direttore, per lo spazio che mi concedi.
Buon lavoro a Te e soprattutto “buona politica amministrativa” per chi deciderà di impegnarsi per la comunità.


Ivano Sartor

     
   
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