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Venerdì
15 maggio
2009

 

Qui la condivisione è un modello rifiutato

Pezzato: "Il roncadese non ha bisogno di cure.  Uscite dal passato"
Siamo nell'epoca del web 2.0 e non si è ancora capito che il modello di convivenza e di azione politica va profondamente rivisto
  
“Avrò cura di te che vivi a Roncade” è uno slogan elettorale che come tanti altri dimostra l’inadeguatezza dell’attuale concetto dell’amministrare, o del rappresentare. Forse più che l’inadeguatezza il controtempo.

Le parole non sono aria che attraversa delle corde vocali, hanno un peso enorme anche quando il loro significato rimane ambiguo, anche se l’intenzione è quella di giocare con le medesime.
Il medico si prende cura di qualcuno, di qualcuno che si trova in difficoltà e che non ha gli strumenti ed i mezzi per poterlo fare da se, di qualcuno che senza il suo intervento (o quello di altro collega) non potrebbe uscire da quella difficoltà.
Ma quando il concetto viene traslato alla politica e qualcuno afferma di volersi prendere cura di qualcun altro, allora la faccenda cambia sfumatura, cambia intensità, ed evoca epoche in cui a decidere per tutti era uno solo, in cui la partecipazione era azzerata dalla delega totale, spontanea o meno è altro discorso. Viene anche in mente che in questa Italia recentemente qualcuno ha proposto di far votare in Parlamento solo i Capigruppo, proposta che affiancata alla legge elettorale vigente dà una indicazione precisa di come venga – da taluni - oggi intesa la democrazia.

Nell’epoca del web 2.0 a nessuno dovrebbe più sfuggire che il meccanismo sociale di base è la condivisione, cioè il concorso di idee diverse alla formazione del progetto ed alla sua realizzazione, invece sembra che ci siano ancora sacche di rifiuto per questo nuovo modello di convivenza e di azione politica, un rifiuto originato dall’ignoranza delle alternative.
Roncade è un comune tutt’altro che in fin di vita, non ha bisogno di cure mediche, è come il classico ragazzo talentuoso che a scuola si accontenta della sufficienza quando con minimo sforzo potrebbe avere il massimo dei voti. E tutti sanno che molto spesso il massimo dei voti non arriva perché gli insegnanti si accontentano di “prescrivere” i compiti per casa e i capitoli da studiare, anziché stimolare le energie e gli intelletti degli studenti, perché il processo d’apprendimento è ancora concepito come un flusso gerarchico verticale che parte dal professore (vertice) ed arriva alla base (alunni).

Viviamo un mondo in cui le competenze, le abilità, le conoscenze e la creatività sono –come si usa dire- diffuse. La società descritta da Guareschi dove tutto ciò era concentrato nel Sindaco, nel Parroco, nel Medico e nel Carabiniere, semplicemente appartiene al nostro passato.

Lorenzo Pezzato
www.lorenzopezzato.it

     

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