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Lunedì
2 marzo
2009

 

Englaro? Dài, è troppo pericoloso esporsi...

Pezzato: "Sono cose da dire in privato: una normalità agghiacciante"
La valutazione dei candidati su base anagrafica è solo simbolica. Essere fermi e vecchi vuol dire altro, non si può fingere di non capire
  
Caro Direttore,
ho letto il tuo ultimo intervento nel tuo spazio personale, e vorrei intervenire a mia volta.

Mille volte abbiamo detto che la “pesatura” su base anagrafica era solo un atto simbolico, un paragone tangibile per misurare la vetustà degli amministratori, locali e nazionali. E’ evidente che qualunque persona di buonsenso è capace di distinguere quali siano le prerogative medie di un trentenne (freschezza d’idee e dinamicità) e quelle di una persona che ha qualche decennio di più (capacità di analisi e bagaglio d’esperienza). E’ talmente evidente che risulta persino noioso ripeterlo.
Ma, ridetto questo, possiamo proseguire, con buona pace di coloro che ancora fanno finta di non capire la distinzione.
Essere fermi e vecchi non è dunque solo questione anagrafica.

Parto dalla fine del tuo ragionamento, e vengo all’aspetto della comunicazione.
Probabilmente, i commenti sul caso Englaro, sulle energie, sui temi “alti”, vengono espressi, ma in sede riservata come la politica è abituata a fare. E in questo c’è una normalità agghiacciante, la normalità del fatto che la propria opinione resa pubblica male si presta ad essere riformulata in base alle mutate esigenze. O convenienze. Funziona con la televisione. Pubblicare le proprie posizioni su un blog, ad esempio, è altamente pericoloso, ci si espone, e il post rimane, in gergo si dice che il web ha una memoria da elefante, una volta che gli si affida qualcosa molto difficilmente si riuscirà a fargliela dimenticare.

L’era 2.0, quella della condivisione, è iniziata, e le vecchie strutture e logiche politiche vacillano. Almeno ci fosse lo sforzo di mettersi alla pari, non perché internet sia tutto (e ci mancherebbe!), ma perché chi si propone per amministrare in nome d’altri ha quantomeno l’obbligo di saper leggere il tempo che vive. E questa non è una prerogativa concessa dall’anagrafe paesana.

Lorenzo Pezzato
www.lorenzopezzato.it

     
   
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