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Lunedì
31 agosto
2009

 

Diossina in via Pantiera

Panizzo: "Roghi serali di rifiuti domestici, industriali e plastica"
Non si rinuncia all'abitudine di dare alle fiamme scarti che andrebbero smaltiti altrimenti. E questo sarebbe un comune riciclone...
  
Gentile Direttore,
chi meglio di Lei, pantierino DOC, potrà capire la breve storia che sto per raccontarLe.

Vivo da qualche anno in Germania, ma ritorno, di quando in quando, a Roncade – nel mio paese di origine, ormai diventato ‘città’. Durante i miei soggiorni, piuttosto brevi, mi informo su come procede la vita cittadina, annoto i cambiamenti più evidenti verificatisi nel frattempo, prendo atto dell’avvenuta apertura dell’ultimo centro commerciale e controllo puntigliosamente in google-maps di quanti chilometri l’ultimo paradiso dell’acquirente risulti essere più vicino al mio luogo di soggiorno rispetto a quello aperto pochi giorni prima il mio precedente soggiorno.

E poi – approfitto (loro malgrado) della straordinaria ospitalità dei miei parenti più stretti, mi concedo un po’ di relax, vita di campagna, riposo, aria pura...
Certo, abitando nelle vicinanze di un allevamento di suini l’aria pura odora alle volte in maniera un po’ particolare. A parità di purezza, non mi è mai capitato di sentirla così sulle Dolomiti, ma mi si assicura che si tratti in tutto e per tutto di produzione “bio” (magari non per tutti gli odorati, forse non proprio tonificante, ma comunque non direttamente nociva).

Tuttavia, nel corso dei miei ultimi soggiorni ho covato l’imbarazzante sospetto che qualcosa non funzionasse a dovere nell’apparato digerente della rosea comunità dell’allevamento. Il fatto che l’aria in più di qualche occasione avesse, contrariamente alle attese, un odore acre, di plastica o gomma bruciata, mi ha lasciato del tutto sgomento. E non posso descrivere la preoccupazione (evidentemente rivolta al mio stato di salute mentale) che ho letto sul volto dei miei interlocutori quando, incuriosito e desideroso di avere spiegazioni scientifiche, ho chiesto loro se mi potessero confermare se, per svezzare dei maialini, in mia assenza si fosse diffuso in Veneto l’impiego di materie plastiche passate al grill.

In realtà i maiali (almeno quelli dell’allevamento) in questo caso non c’entrano assolutamente nulla. Anzi, i suini stessi si guardano in giro con un certo disappunto e si chiedono chi sia ancora in grado, nell’anno del Signore 2009, di appestare la loro aria di campagna bruciando materie plastiche. Sì, perché il puzzo di plastica bruciata ha ben poco di “bio”-- deriva dalla combustione di rifiuti domestici o addirittura (si può sospettare) di quelli di attività produttive.
Non si direbbe, ma anche dalle nostre parti non si è persa ancora del tutto l’abitudine di dare alle fiamme i propri rifiuti – con l’ovvio intento di non gravare sul lavoro di chi quei rifiuti poi li ritira porta a porta annotandone scrupolosamente il peso...

Eppure Roncade è stato addirittura premiato come “comune riciclone” nel 2005 – un titolo di cui la città può essere veramente fiera e che profuma, contrariamente alla plastica bruciata, di futuro.
Certo, – si dirà – chi al calar del sole in un comune già premiato come “riciclone” si dà alla diossina per risparmiare pochi denari andrebbe forse aiutato, più che redarguito. Ebbene, con un gesto, una parola di conforto, una pacca sulla spalla, qualche anima pia nel “comune riciclone” dovrà farsi carico di far uscire dal tunnel gli ultimi irriducibili diossinomani.

Sarà un bel momento. C’è da sperare – non solo a beneficio degli attempati visitatori di passaggio – che si possano ottenere presto risultati concreti e duraturi.

Cordialmente

 

Paolo Panizzo

     

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